26 settembre 1988. Muore Mauro Rostagno, giornalista antimafia.

Un intellettuale irrequieto
Mauro Rostagno nasce a Torino il 6 marzo 1942.
Cresce in un’Italia attraversata da forti tensioni sociali e politiche, e sceglie di mettersi in gioco in prima persona.
Studia sociologia, frequenta ambienti studenteschi e militanti, partecipa al Sessantotto con energia e lucidità.
La sua vita si muove tra università, impegno politico e ricerca spirituale, con passaggi significativi che lo portano dall’esperienza di Lotta Continua alla comunità di meditazione fondata con il gruppo Macondo.
L’impegno in Sicilia
Negli anni Ottanta Mauro Rostagno sceglie Trapani come nuova casa.
Qui fonda la comunità terapeutica Saman, dedicata al recupero di tossicodipendenti, anticipando un approccio innovativo che unisce sostegno psicologico, lavoro e convivenza.
Allo stesso tempo, collabora con l’emittente locale RTC, portando in televisione un giornalismo diretto e coraggioso.
Attraverso i suoi servizi denuncia la mafia, le collusioni politiche, il traffico di droga e le distorsioni di un potere che cerca di restare nell’ombra.
La sua voce, ironica e appassionata, diventa un punto di riferimento per chi vuole comprendere la realtà senza filtri.
L’omicidio e il ricordo
Il 26 settembre 1988 Mauro Rostagno viene ucciso a colpi di fucile mentre rientra alla comunità Saman.
L’agguato porta la firma della mafia trapanese, che intende silenziare la sua attività giornalistica.
La sua morte scuote l’opinione pubblica e apre una lunga stagione di processi, conclusi soltanto molti anni dopo con la condanna dei mandanti.
I funerali, celebrati a Trapani, diventano un momento di dolore collettivo ma anche di resistenza civile. Ancora oggi la memoria di Mauro Rostagno è viva nelle iniziative culturali, nelle scuole e nelle associazioni che portano avanti il suo impegno, ricordando come la ricerca della verità possa costare la vita, ma lasciare un segno indelebile nella coscienza civile del Paese.











































