10 gennaio 2015. Muore il regista Francesco Rosi.

Il cinema civile di Francesco Rosi
Francesco Rosi nasce a Napoli il 15 novembre 1922.
Cresce in una città complessa e stratificata, che resta una chiave di lettura costante della sua opera.
Dopo la laurea in giurisprudenza, si avvicina al teatro e al cinema come assistente di Luchino Visconti.
L’esperienza sul set di La terra trema segna in modo decisivo il suo sguardo e il suo metodo.
Dalla cronaca alla forma cinematografica
Francesco Rosi esordisce alla regia negli anni Cinquanta, ma è negli anni Sessanta che definisce il suo linguaggio.
Il film “Salvatore Giuliano” del 1962 rompe gli schemi del racconto tradizionale e impone un nuovo modo di fare cinema politico.
Rosi lavora per frammenti, documenti, voci discordanti.
Il racconto non offre risposte rassicuranti, ma pone domande precise.
Con “Le mani sulla città” vince la Palma d’Oro a Cannes nel 1963.
Il film racconta la speculazione edilizia a Napoli e mostra il legame tra politica, affari e potere.
Il cinema di Francesco Rosi non è mai neutrale, ma non diventa mai propaganda.
Il rigore dell’inchiesta e la forza della narrazione
Negli anni successivi realizza opere centrali come “Il caso Mattei”, “Lucky Luciano”, “Cadaveri eccellenti” e “Cristo si è fermato a Eboli”.
La ricerca storica è sempre accurata e dichiarata.
La messa in scena resta sobria, controllata, priva di enfasi superflua.
Francesco Rosi costruisce un cinema che interroga lo spettatore e lo rende parte attiva del racconto.
Il suo stile influenza generazioni di registi e consolida l’idea di un cinema come strumento di analisi civile.
Gli ultimi anni e il riconoscimento internazionale
Negli anni Novanta e Duemila continua a lavorare, alternando cinema e teatro.
Riceve premi e riconoscimenti in Italia e all’estero.
Nel 2012 viene nominato senatore a vita, come segno del valore culturale e civile del suo percorso.
La morte e i funerali di Francesco Rosi
Francesco Rosi muore il 10 gennaio 2015 a Roma, all’età di 92 anni.
La notizia suscita un cordoglio diffuso nel mondo del cinema e della cultura.
I funerali si svolgono in forma solenne, con la presenza di istituzioni, artisti e cittadini comuni.
Resta l’eredità di un autore che ha usato il cinema per guardare in faccia la realtà.


























































