Tangenti nel settore funebre a Palermo: chieste 29 misure cautelari

Inchiesta della Procura di Palermo su presunti illeciti nel settore delle imprese funebri
Si allarga a Palermo l’inchiesta sul presunto sistema di tangenti nel settore funebre, collegato alla gestione delle salme e alle pratiche necessarie per funerali e tumulazioni.
La Procura della Repubblica ha chiesto complessivamente 29 misure cautelari nei confronti di due medici e di titolari e dipendenti di imprese funebri.
Le accuse, formulate a vario titolo, ruotano attorno all’ipotesi di corruzione.
Secondo gli investigatori, somme di denaro sarebbero state versate per ottenere rapidamente certificazioni necroscopiche e accelerare gli adempimenti successivi al decesso.
Certificazioni necroscopiche da 15 a 170 euro
L’inchiesta è condotta dalla Squadra Mobile di Palermo: secondo l’ipotesi accusatoria il costo di una certificazione ottenuta rapidamente avrebbe oscillato tra 15 e 170 euro.
Le somme sarebbero state corrisposte nell’ambito dei rapporti tra operatori funebri e personale sanitario.
Gli inquirenti ritengono che il sistema consentisse di abbreviare i tempi delle pratiche necessarie per procedere con funerale, trasporto e successiva sepoltura o tumulazione.
Nel mirino due medici legali dell’Asp
Per la prima volta, nel filone dell’indagine, risultano coinvolti anche due medici legali dell’Asp di Palermo.
Secondo l’accusa, avrebbero firmato certificazioni necroscopiche senza effettuare personalmente le visite previste.
La visita necroscopica rappresenta infatti uno degli accertamenti necessari per attestare il decesso e consentire la prosecuzione dell’iter amministrativo e funerario.
Gli investigatori contestano ai due professionisti di aver ricevuto denaro in cambio del rilascio delle certificazioni.
Emerge dagli atti d’inchiesta che nei soli mesi di agosto e settembre 2024 ciascuno dei due medici avrebbe incassato circa 3.000 euro.
L’inchiesta sarebbe partita da una certificazione anomala
Gli investigatori avrebbero individuato un documento destinato a certificare la morte di una persona che risultava invece ancora in vita.
L’anomalia avrebbe acceso i riflettori sulle procedure utilizzate per il rilascio delle certificazioni.
Da quel momento sarebbero emersi ulteriori elementi relativi ai rapporti tra operatori del settore funebre e personale sanitario.
Il terzo filone dell’inchiesta sul “caro estinto”
Quello attuale rappresenta il terzo capitolo di un’indagine più ampia sul settore funerario palermitano.
I precedenti avevano interessato anche personale impiegato nelle camere mortuarie dell’ospedale Cervello e del Policlinico di Palermo.
Secondo l’accusa, alcune imprese funebri avrebbero versato somme di denaro per ottenere facilitazioni nelle procedure successive alla morte.
Un quadro sul quale magistratura e polizia stanno cercando di ricostruire responsabilità individuali, frequenza dei pagamenti e funzionamento complessivo del presunto sistema.
Chieste misure cautelari e obblighi di firma
La Procura ha presentato al giudice per le indagini preliminari richieste differenziate.
Per alcuni indagati sono stati chiesti gli arresti domiciliari, per altri è stato proposto l’obbligo di firma.
Le richieste più severe riguarderebbero i due medici coinvolti.
Complessivamente sono 29 le persone interessate dalle richieste cautelari formulate dalla Procura.
Prima di decidere sulle misure richieste, il Gip deve ascoltare gli indagati nei casi previsti dalla normativa.
Tenendo presente che una richiesta di misura cautelare non equivale a una condanna né dimostra automaticamente la responsabilità degli indagati, tutte le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario.
Il sospetto sui costi trasferiti alle famiglie
Uno degli aspetti più delicati riguarda la possibile ricaduta economica sulle famiglie dei defunti.
Secondo la ricostruzione investigativa riportata nell’ambito dell’inchiesta, le somme versate per accelerare alcune procedure sarebbero state incorporate nel costo complessivo del funerale.
Di conseguenza, il peso economico dei presunti pagamenti illeciti sarebbe finito indirettamente sui familiari, ovviamente ignari del meccanismo.
Se confermato, il sistema avrebbe quindi interessato non soltanto i rapporti tra imprese e personale sanitario, ma anche la formazione del prezzo finale dei servizi funebri.
Un’inchiesta che coinvolge un settore particolarmente delicato
Il settore funebre è un ambito nel quale rispetto delle normative, rapidità amministrativa e tutela delle esigenze delle famiglie devono necessariamente convivere.
Le certificazioni necroscopiche non rappresentano un semplice adempimento burocratico.
Costituiscono infatti una fase prevista nell’accertamento del decesso e nel successivo percorso autorizzativo.
La Procura di Palermo sta ora cercando di stabilire se, e con quale frequenza, queste procedure siano state aggirate in cambio di denaro.
L’inchiesta resta nella fase delle indagini e tutte le persone coinvolte devono essere considerate non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.
Tuttavia è d’obbligo sottolineare l’importanza del rispetto delle norme e dei comportamenti etici in un settore che eroga, non dimentichiamolo, servizi alla persona e per le persone.






































