È morto Umberto Pizzi, il fotografo della Dolce Vita

È morto Umberto Pizzi, il fotografo della “Dolce Vita” e dei “salotti” romani
Dai divi di Hollywood alla politica, Umberto Pizzi ha raccontato per oltre sessant’anni i protagonisti e le trasformazioni della società italiana.
È morto il 29 settembre 2026 Umberto Pizzi, uno dei fotografi più riconoscibili della cronaca mondana e politica italiana, avrebbe compiuto 89 anni il prossimo 7 ottobre.
Con la sua scomparsa, il fotogiornalismo perde un testimone che ha attraversato decenni di storia osservando volti, gesti e relazioni.
La sua macchina fotografica ha seguito attori, aristocratici, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni.
Attraverso questi incontri, Pizzi ha costruito un racconto dell’Italia pubblica e dei suoi ambienti più esclusivi.
Umberto Pizzi, dagli esordi a Zagarolo ai reportage per la FAO
Nato a Zagarolo il 7 ottobre 1937, Pizzi iniziò l’attività di fotoreporter nel 1963.
Le prime esperienze professionali lo portarono lontano dalle feste e dai grandi alberghi romani.
Per la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, lavorò in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania.
Questi incarichi precedettero la stagione della fotografia mondana, che avrebbe reso celebre il suo nome.
Il passaggio alla cronaca romana maturò anche attraverso l’osservazione dei fotografi di via Veneto.
Pizzi studiò il loro lavoro prima di scegliere quella strada, mantenendo poi uno stile e un metodo personale.
Il fotografo della Dolce Vita e delle star del cinema
Roma diventò il centro del suo racconto fotografico.
Negli anni Sessanta, Pizzi frequentò i luoghi della mondanità e seguì i protagonisti del cinema italiano e internazionale.
Davanti al suo obiettivo passarono Elizabeth Taylor e Richard Burton, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo e Roberto Rossellini.
Erano gli anni delle notti di via Veneto e della cosiddetta “Hollywood sul Tevere”.
Pizzi cercava le immagini anche fuori dalle occasioni ufficiali.
Un movimento inatteso o un’espressione potevano raccontare un personaggio quanto un ritratto preparato.
Dalle celebrità alla politica e all’aristocrazia romana
Negli anni Settanta e Ottanta, il suo campo d’osservazione si ampliò.
Alla vita delle celebrità affiancò la politica, la cultura, l’imprenditoria e gli ambienti dell’aristocrazia romana.
Le fotografie documentavano incontri e occasioni pubbliche, ma anche le abitudini dei protagonisti.
Nel 1988, Pizzi diventò giornalista pubblicista, consolidando il rapporto tra fotografia e cronaca.
La sua presenza nella Capitale diventò familiare.
Si spostava in scooter con la macchina fotografica al collo, continuando a cercare scene e personaggi da raccontare.
Dagospia, Cafonal e le collaborazioni giornalistiche
Negli anni Duemila, il sodalizio con Dagospia, il sito di Roberto D’Agostino, aprì un altro capitolo della sua carriera.
Il racconto della mondanità trovò spazio nei volumi Cafonal, pubblicato nel 2008, e Ultra cafonal, uscito nel 2010.
Numerose testate italiane e internazionali pubblicarono i suoi scatti, tra cui Time, People Magazine e Sunday Express Magazine.
Negli ultimi anni collaborò anche con Il Fatto Quotidiano, proseguendo la propria attività di osservatore della vita pubblica.
La “memoria” fotografica di Umberto Pizzi
Pizzi lascia un archivio che custodisce una parte significativa della memoria visiva italiana.
Il Ministero della Cultura lo ha dichiarato di interesse culturale, riconoscendo il valore documentaristico di un patrimonio culturale che resta una testimonianza dell’Italia dell’ultimo mezzo secolo.







































