Marie Duplessis, la vera storia della “Signora delle camelie”.

La donna reale dietro il mito letterario di Dumas e Verdi
La storia di Marie Duplessis – la Signora delle Camelie – parla di bellezza, intelligenza e destino tragico.
Dietro uno dei personaggi femminili più celebri della letteratura europea si nasconde una giovane donna realmente esistita.
La sua figura, resa immortale dalla penna di Alexandre Dumas, incarna un ideale romantico che nasce dalla vita vera, non dalla fantasia.
Dalla povertà alla luce di Parigi
Marie Duplessis nasce come Alphonsine Plessis in Normandia, in un contesto segnato da violenza e miseria.
Cresce accanto a un padre alcolizzato e brutale, che la costringe precocemente a una vita di sacrifici e prostituzione.
Ancora adolescente lavora come cameriera e poi in una fabbrica di ombrelli.
La svolta arriva con la fuga a Parigi, grazie alla sua bellezza e grande intelligenza.
In breve tempo diventa l’amante del proprietario uno dei più rinomati e celebri ristoranti della città, che le mette a disposizione un piccolo appartamento dove può iniziare la sua nuova vita.
La bellezza la salva, ma non basta.
Marie conquista l’alta società grazie al suo spirito acuto, alla curiosità intellettuale e a una rara capacità di adattamento.
Da quel momento aggiunge al cognome l’aristocratico “Du-”, reinventando se stessa.
Regina del demi-monde parigino
L’incontro con Agénor de Gramont, duca di Guiche, segna l’ascesa definitiva.
Marie entra nel cuore dell’aristocrazia parigina. Diventa la più celebre tra tutte le lorette, molto più di banali cortigiane o prostitute d’aòto bordo.
Le lorette erano “donne galanti che possedevano un certo stile”, secondo la definizione di Roqueplan, che nel 1840 aveva coniato il termine.
Dunque Marie Duplessis non è una semplice cortigiana.
Studia musica, impara a cantare, suona il pianoforte e legge con passione.
Partecipa ai salotti più esclusivi senza mai apparire fuori luogo.
Nel suo ritratto realizzato nell’atelier di Vienot, in rue de la Victoire, afferma pubblicamente la propria identità.
Marie diventa un simbolo di eleganza, indipendenza e, ovviamente, scandalo.
L’amore che diventa letteratura
La relazione con Alexandre Dumas (figlio) dura oltre un anno e lascia un segno profondo nello scrittore.
Da quell’amore nascerà il celebre romanzo “La Signora delle camelie“.
Una guardarobiera dell’Opera aveva infatti soprannominato così Marie per via dell’abitudine di indossare una camelia bianca all’occhiello, sostituita da una rossa nei giorni dell’indisposizione femminile. Un messaggio per i propri corteggiatori.
Dalla scena al melodramma
Il romanzo commuove e scandalizza.
La storia romantica e intrisa di particolari sensuali scritta da Dumas diventa una trasposizione teatrale che suscita un certo scalpore. Destino volle che a una delle repliche assista Giuseppe Verdi, rimanendone talmente incantato da trarne un’opera lirica.
Il 6 marzo 1853 (dopo la morte di Marie) Verdi porterà in scena La traviata al Teatro La Fenice di Venezia.
Marie Duplessis diventa Violetta Valéry.
Il mito si compie.
Una morte precoce e la nascita di un mito

Marie Duplessis muore il 3 febbraio 1847, stroncata dal tifo, nel suo appartamento di boulevard de la Madeleine.
Al suo capezzale sono presenti solo due persone: il conte svedese von Stakelberg e il marito Édouard de Perrégaux.
Ai suoi funerali partecipa una folla immensa, spinta molto probabilmente dalla curiosità morbosa che la sua figura aveva suscitato.
Dopo la sua morte, i beni di Marie vengono messi all’asta per pagare i numerosi creditori.
La sua vita si spegne in fretta ma la sua leggenda è scritta.
Oggi, la sua tomba nel cimitero di Montmartre è ancora meta di pellegrinaggio.
Laura Persico Pezzino































































