1° febbraio 2012. Addio alla poetessa Wisława Szymborska.

Wisława Szymborska, la poesia che interroga il mondo
Wisława Szymborska nasce il 2 luglio 1923 a Cracovia, in Polonia.
Cresce in un’Europa inquieta, travolta dalla Seconda guerra mondiale.
Durante l’occupazione nazista continua a studiare in clandestinità e riesce a diplomarsi nel 1941.
Nel 1943 lavora come dipendente delle ferrovie, scelta che le consente di evitare la deportazione in Germania come lavoratrice forzata.
Negli stessi anni muove i primi passi artistici illustrando un libro scolastico in lingua inglese.
Gli studi e l’incontro decisivo
Nel 1945 si iscrive all’università, prima a letteratura e poi a sociologia.
Non conclude il percorso accademico a causa di gravi difficoltà economiche.
In questo periodo incontra Czesław Miłosz, che la introduce negli ambienti culturali di Varsavia e ne incoraggia il talento.
Esordi letterari e censura
Nel 1945 pubblica la sua prima poesia, Cerco una parola, su un quotidiano.
Ogni testo deve però superare il controllo della censura statale.
La prima raccolta, Per questo viviamo, esce nel 1952 ed è favorita da componimenti in linea con l’ideologia socialista.
Una raccolta precedente resta invece inedita perché giudicata priva di contenuti conformi al regime.
Come molti intellettuali dell’epoca, Szymborska aderisce ufficialmente al Partito Operaio Polacco, di cui rimane membro fino al 1960.
Il distacco dall’ideologia
Già negli anni Cinquanta inizia una riflessione critica sulle proprie posizioni politiche.
Nel 1954 pubblica Domande poste a me stessa, definendo l’adesione al socialismo “un peccato di gioventù”.
Progressivamente rinnega le prime opere e si avvicina ai circoli dissidenti.
Dal 1960 il distacco dal partito diventa definitivo.
Maturità poetica e impegno civile
Nel 1957 ottiene un grande successo con Appello allo yeti.
Affianca alla poesia il lavoro di redattrice presso la rivista Vita Letteraria, dove cura la rubrica Letture facoltative.
Collabora anche alla rivista parigina Kultura.
Negli anni Ottanta sostiene apertamente il sindacato Solidarność guidato da Lech Wałęsa.
Stile e visione poetica
Le sue poesie sono brevi, in versi liberi, costruite con un linguaggio limpido e preciso.
Usa ironia e paradosso per affrontare temi etici universali.
Parla del presente, della burocrazia, della storia e persino dell’infanzia di Adolf Hitler.
Ogni testo interroga la condizione umana senza retorica, con apparente leggerezza.
Il Nobel e gli ultimi anni
Nel 1996 riceve il Premio Nobel per la letteratura con una motivazione che celebra la sua “ironica precisione”.
Accoglie il premio con stupore e autentica emozione.
Traduce poesia francese barocca e cura un’antologia di poesia ebraica.
Nel 2005 pubblica l’ultima raccolta, che vende quarantamila copie in una sola settimana.
La morte e l’eredità
Wisława Szymborska muore il 1° febbraio 2012 a Cracovia, dopo una lunga malattia.
Nella sua opera la morte non è mai fine assoluta, ma parte del mistero dell’esistenza.
Come scrive lei stessa:
“Non c’è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale”.
Laura Persico Pezzino































































