11 gennaio 1999. Muore Fabrizio De André.

Fabrizio De André e la nascita di una voce fuori dal coro
Fabrizio De André occupa un posto centrale nella storia della canzone d’autore italiana.
Nasce a Genova il 18 febbraio 1940, in una famiglia borghese attenta alla cultura e alla musica.
Cresce in un ambiente che stimola il pensiero critico e lo porta presto a rifiutare le convenzioni del mercato discografico.
Fin dagli esordi sceglie la parola come strumento principale, trasformando la canzone in racconto e osservazione sociale.
Negli anni Sessanta porta nella musica italiana personaggi marginali e storie scomode, dando voce a prostitute, ribelli ed esclusi.
La sua scrittura si nutre di letteratura francese, poesia medievale, Bibbia, anarchismo e cultura popolare.
I dischi, i dialetti e la canzone come racconto civile
Nel corso degli anni Settanta e Ottanta Fabrizio De André costruisce un percorso artistico coerente e autonomo.
Album come “La buona novella”, “Non al denaro non all’amore né al cielo” e “Storia di un impiegato” ridefiniscono i confini della canzone d’autore.
Il testo diventa centrale e si intreccia con riferimenti filosofici e politici.
L’uso dei dialetti, in particolare il genovese e il sardo, rappresenta una scelta culturale precisa.
Con “Crêuza de mä”, realizzato insieme a Mauro Pagani, apre la musica italiana a sonorità mediterranee e linguaggi non convenzionali.
Il disco ottiene riconoscimenti internazionali e conferma la sua distanza dalle logiche commerciali.
La morte di Fabrizio De André e l’ultimo saluto
Fabrizio De André muore l’11 gennaio 1999 a Milano, a 58 anni, dopo una lunga malattia.
La sua scomparsa segna profondamente il mondo culturale italiano.
I funerali si svolgono a Genova, nella Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano, davanti a una folla composta e silenziosa.
Il pubblico che lo accompagna rappresenta generazioni diverse, unite dalle sue canzoni.
Con la sua morte si chiude una stagione fondamentale della musica italiana, ma resta un patrimonio di parole e storie che continua a parlare al presente.
Fabrizio De André e la nascita di una voce fuori dal coro
Fabrizio De André occupa un posto centrale nella storia della canzone d’autore italiana.
Nasce a Genova il 18 febbraio 1940, in una famiglia borghese attenta alla cultura e alla musica.
Cresce in un ambiente che stimola il pensiero critico e lo porta presto a rifiutare le convenzioni del mercato discografico.
Fin dagli esordi sceglie la parola come strumento principale, trasformando la canzone in racconto e osservazione sociale.
Negli anni Sessanta porta nella musica italiana personaggi marginali e storie scomode, dando voce a prostitute, ribelli ed esclusi.
La sua scrittura si nutre di letteratura francese, poesia medievale, Bibbia, anarchismo e cultura popolare.
I dischi, i dialetti e la canzone come racconto civile
Nel corso degli anni Settanta e Ottanta Fabrizio De André costruisce un percorso artistico coerente e autonomo.
Album come “La buona novella”, “Non al denaro non all’amore né al cielo” e “Storia di un impiegato” ridefiniscono i confini della canzone d’autore.
Il testo diventa centrale e si intreccia con riferimenti filosofici e politici.
L’uso dei dialetti, in particolare il genovese e il sardo, rappresenta una scelta culturale precisa.
Con “Crêuza de mä”, realizzato insieme a Mauro Pagani, apre la musica italiana a sonorità mediterranee e linguaggi non convenzionali.
Il disco ottiene riconoscimenti internazionali e conferma la sua distanza dalle logiche commerciali.
La morte di Fabrizio De André e l’ultimo saluto
Fabrizio De André muore l’11 gennaio 1999 a Milano, a 58 anni, dopo una lunga malattia.
La sua scomparsa segna profondamente il mondo culturale italiano.
I funerali si svolgono a Genova, nella Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano, davanti a una folla composta e silenziosa.
Il pubblico che lo accompagna rappresenta generazioni diverse, unite dalle sue canzoni.
Con la sua morte si chiude una stagione fondamentale della musica italiana, ma resta un patrimonio di parole e storie che continua a parlare al presente.















































































