12 aprile 1927. Muore Giuseppe Moscati.

Giuseppe Moscati, il medico santo che dedica la vita agli ultimi
Le origini e la formazione di Giuseppe Moscati
Giuseppe Moscati nasce a Benevento il 25 luglio 1880 in una famiglia agiata e profondamente cattolica.
Figlio di Francesco Moscati, magistrato, cresce in un ambiente colto e rigoroso che gli trasmette il valore dello studio e del dovere.
Quando la famiglia si trasferisce a Napoli, il giovane Giuseppe affronta il percorso scolastico con grande impegno e sviluppa presto una forte inclinazione per la medicina.
Dopo il diploma si iscrive alla facoltà di Medicina dell’Università di Napoli, dove si distingue per intelligenza, disciplina e straordinarie capacità analitiche.
Si laurea con il massimo dei voti nel 1903 e inizia rapidamente una brillante carriera accademica e ospedaliera.
La carriera medica e l’impegno verso i poveri
Giuseppe Moscati diventa uno dei medici più stimati della Napoli del primo Novecento.
Lavora presso l’Ospedale degli Incurabili, dove si occupa di ricerca, assistenza clinica e insegnamento universitario.
La sua competenza scientifica lo porta a essere considerato uno dei pionieri italiani della biochimica e della medicina moderna.
Tra i primi nel Paese utilizza anche l’insulina per il trattamento del diabete, contribuendo al progresso della disciplina medica italiana. ([Wikipedia][1])
Accanto alla preparazione scientifica, però, ciò che rende celebre Giuseppe Moscati è il suo straordinario spirito umano.
Visita gratuitamente i pazienti più poveri.
Spesso lascia denaro sotto i cuscini degli ammalati che non possono permettersi cure o medicine.
Per lui la professione medica non rappresenta soltanto una carriera, ma una vera missione morale e spirituale.
Questa dedizione assoluta gli vale in vita il soprannome di “medico dei poveri”.
Fede, scienza e spiritualità
Giuseppe Moscati vive la professione come un punto di incontro tra fede e scienza.
Profondamente religioso, considera la medicina un servizio al prossimo e sostiene che il medico debba curare non solo il corpo, ma anche l’anima del paziente.
Il suo pensiero spirituale influenza profondamente colleghi, studenti e malati.
Molte delle sue lettere e riflessioni personali testimoniano una visione etica della medicina ancora oggi citata negli ambienti sanitari e religiosi.
Nel corso della sua vita rifiuta il matrimonio e sceglie di dedicarsi completamente alla professione e alla carità cristiana.
La morte e i funerali di Giuseppe Moscati
Il 12 aprile 1927, dopo aver partecipato alla messa e aver svolto regolarmente il proprio lavoro, Giuseppe Moscati si sente improvvisamente male nella sua abitazione di Napoli.
Muore nel pomeriggio, stroncato da un infarto a soli 46 anni. ([Wikipedia][2])
La notizia della sua morte si diffonde rapidamente in tutta la città.
Ai funerali partecipa una folla immensa di cittadini, pazienti, colleghi e persone comuni che affollano le strade per rendergli omaggio.
Fin dai giorni successivi Napoli inizia a ricordarlo come “il medico santo”.
La Chiesa cattolica lo beatifica nel 1975 e lo canonizza nel 1987, riconoscendolo ufficialmente santo per il suo esempio umano e spirituale. ([Wikipedia][3])












































