Don Peppe Diana

19 marzo 1994. Muore don Peppe Diana.

19 Marzo 2026 - 06:55--Anniversari-
19 marzo 1994. Muore don Peppe Diana.

Il sacerdote che sfida la camorra a Casal di Principe

Le origini e la formazione di don Peppe Diana

Don Peppe Diana nasce il 4 luglio 1958 a Casal di Principe, in provincia di Caserta.
Cresce in una famiglia di proprietari terrieri che gli trasmette valori solidi, legati all’onestà e al senso civico.
Nel 1968 entra nel seminario di Aversa, dove frequenta la scuola media e il liceo classico.
Prosegue poi gli studi teologici presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Posillipo.
Ottiene la laurea in Teologia biblica e, successivamente, quella in Filosofia all’Università di Napoli Federico II.
Parallelamente partecipa attivamente all’AGESCI, diventando caporeparto e punto di riferimento educativo per molti giovani.
Nel marzo 1982 riceve l’ordinazione sacerdotale, dando inizio a un ministero profondamente radicato nel territorio.

L’impegno pastorale e civile contro la camorra

Nel corso degli anni, don Peppe Diana assume incarichi significativi nella comunità ecclesiastica.
Diventa assistente ecclesiastico del Gruppo Scout di Aversa e del settore Foulard Bianchi.
Nel 1989 viene nominato parroco della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe.
Svolge anche il ruolo di segretario del vescovo della diocesi di Aversa, monsignor Giovanni Gazza.
Accanto all’attività pastorale insegna materie letterarie e religione in diversi istituti scolastici.
Il suo impegno si estende però oltre la dimensione ecclesiale.
Denuncia apertamente il potere del Clan dei Casalesi, guidato da Francesco Schiavone, che controlla traffici illeciti e condiziona la vita economica e sociale del territorio.

“Per amore del mio popolo”: il manifesto della legalità

Nel Natale del 1991 diffonde il documento “Per amore del mio popolo”.
Il testo rappresenta una presa di posizione netta contro la camorra, definita come una forma di terrorismo capace di imporre paura e regole.
Don Peppe Diana invita la comunità a reagire, sollecitando una presa di responsabilità collettiva.
Il suo messaggio diventa un punto di riferimento per chi cerca riscatto e legalità in un contesto segnato dalla violenza.

L’omicidio nella sacrestia e la reazione del Paese

La mattina del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, il sacerdote si prepara a celebrare la messa.
Alle 7:20 un sicario lo raggiunge nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari.
Cinque colpi di pistola lo colpiscono, provocandone la morte immediata.
L’omicidio suscita indignazione in tutta Italia.
Il giorno successivo, durante l’Angelus, papa Giovanni Paolo II ricorda il sacerdote come un seme destinato a generare conversione e pace.
Don Peppe Diana muore nella sua chiesa, nel luogo in cui esercita la sua missione.
Il suo funerale diventa un momento di partecipazione collettiva e di presa di coscienza.

Depistaggi, giustizia e memoria

Dopo la morte emergono tentativi di depistaggio che mirano a screditarne la figura.
Accuse infondate cercano di collegarlo alla criminalità.
Solo nel 2003 le indagini portano alla condanna all’ergastolo del mandante Nunzio De Falco.
Seguono le condanne definitive per gli altri responsabili, sancite dalla Corte di Cassazione nel 2004.
Nel 2006 nasce il Comitato don Peppe Diana, con l’obiettivo di custodirne la memoria.
Nel corso degli anni, scuole e istituti culturali vengono intitolati al parroco, tra cui:

  • Istituto Superiore di Morcone (BN)
  • Istituto Comprensivo 3 di Portici (NA)
  • Scuola di Legalità di Termoli

La sua storia ha ispirato film, documentari e spettacoli teatrali, tra cui:

  • Per amore del mio popolo (2014), con Alessandro Preziosi
  • Documentario Non tacerò: la storia di don Peppe Diana su Rai Storia
  • Spettacolo teatrale Non è stata la mano di Dio (2024), patrocinato dal Comitato don Peppe Diana

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