2 gennaio 1960. Muore Fausto Coppi.

La nascita di una leggenda del pedale
Fausto Coppi nasce il 15 settembre 1919 a Castellania, in provincia di Alessandria.
Cresce in una famiglia contadina e scopre presto la bicicletta come mezzo di lavoro e di riscatto.
Il talento emerge giovanissimo e lo porta al professionismo a soli vent’anni.
Nel 1940 vince il Giro d’Italia, diventando il più giovane trionfatore della corsa rosa.
Quel successo segna l’inizio di una carriera destinata a cambiare la storia del ciclismo.
Le vittorie che ridefiniscono il ciclismo moderno
Fausto Coppi impone uno stile nuovo, fatto di allenamenti scientifici, alimentazione controllata e cura maniacale del corpo.
Domina le grandi corse a tappe e le classiche, unendo eleganza e potenza.
Vince cinque Giri d’Italia e due Tour de France.
Conquista la Milano-Sanremo, il Giro di Lombardia e il campionato del mondo su strada nel 1953.
Stabilisce il record dell’ora nel 1942, un primato che resiste per oltre un decennio.
Ogni vittoria rafforza l’immagine del Campionissimo, capace di andare oltre i limiti conosciuti.
La rivalità con Bartali e il mito popolare
Il confronto con Gino Bartali divide l’Italia del dopoguerra.
Coppi rappresenta il futuro, la modernità, l’audacia.
Bartali incarna la tradizione e la resistenza.
La rivalità sportiva alimenta il mito e porta il ciclismo al centro della vita nazionale.
Coppi diventa un simbolo culturale, non solo un atleta.
Vita privata e fragilità di un campione
Dietro il campione emerge un uomo complesso e spesso inquieto.
La relazione con Giulia Occhini, la “Dama Bianca”, provoca scandalo e attenzione mediatica.
Coppi affronta critiche, isolamento e difficoltà personali, senza mai abbandonare la bicicletta.
La sua figura resta sospesa tra gloria sportiva e fragilità umana.
La morte improvvisa e i funerali
Nel dicembre 1959 Fausto Coppi contrae la malaria durante un viaggio in Africa.
La diagnosi arriva tardi e le cure risultano inefficaci.
Il 2 gennaio 1960 muore a Tortona, a soli 40 anni.
I funerali si svolgono tra una folla immensa e commossa.
L’Italia saluta il Campionissimo come un eroe nazionale.
La sua leggenda continua a vivere sulle strade, nelle corse e nella memoria collettiva.

La nascita di una leggenda del pedale
Fausto Coppi nasce il 15 settembre 1919 a Castellania, in provincia di Alessandria.
Cresce in una famiglia contadina e scopre presto la bicicletta come mezzo di lavoro e di riscatto.
Il talento emerge giovanissimo e lo porta al professionismo a soli vent’anni.
Nel 1940 vince il Giro d’Italia, diventando il più giovane trionfatore della corsa rosa.
Quel successo segna l’inizio di una carriera destinata a cambiare la storia del ciclismo.
Le vittorie che ridefiniscono il ciclismo moderno
Fausto Coppi impone uno stile nuovo, fatto di allenamenti scientifici, alimentazione controllata e cura maniacale del corpo.
Domina le grandi corse a tappe e le classiche, unendo eleganza e potenza.
Vince cinque Giri d’Italia e due Tour de France.
Conquista la Milano-Sanremo, il Giro di Lombardia e il campionato del mondo su strada nel 1953.
Stabilisce il record dell’ora nel 1942, un primato che resiste per oltre un decennio.
Ogni vittoria rafforza l’immagine del Campionissimo, capace di andare oltre i limiti conosciuti.
La rivalità con Bartali e il mito popolare
Il confronto con Gino Bartali divide l’Italia del dopoguerra.
Coppi rappresenta il futuro, la modernità, l’audacia.
Bartali incarna la tradizione e la resistenza.
La rivalità sportiva alimenta il mito e porta il ciclismo al centro della vita nazionale.
Coppi diventa un simbolo culturale, non solo un atleta.
Vita privata e fragilità di un campione
Dietro il campione emerge un uomo complesso e spesso inquieto.
La relazione con Giulia Occhini, la “Dama Bianca”, provoca scandalo e attenzione mediatica.
Coppi affronta critiche, isolamento e difficoltà personali, senza mai abbandonare la bicicletta.
La sua figura resta sospesa tra gloria sportiva e fragilità umana.
La morte improvvisa e i funerali
Nel dicembre 1959 Fausto Coppi contrae la malaria durante un viaggio in Africa.
La diagnosi arriva tardi e le cure risultano inefficaci.
Il 2 gennaio 1960 muore a Tortona, a soli 40 anni.
I funerali si svolgono tra una folla immensa e commossa.
L’Italia saluta il Campionissimo come un eroe nazionale.
La sua leggenda continua a vivere sulle strade, nelle corse e nella memoria collettiva.















































































