20 dicembre 1968. Muore il Premio Nobel John Steinbeck.

John Steinbeck nasce a Salinas, California, il 27 febbraio 1902, territorio agricolo che segna per sempre la sua immaginazione.
La valle di Salinas diventa infatti il paesaggio costante delle sue opere, dove il lavoro nei campi e le tensioni sociali modellano personaggi e trame.
Dopo gli studi non completati a Stanford, Steinbeck svolge lavori umili che gli permettono di osservare da vicino la vita dei braccianti.
Queste esperienze entrano con naturalezza nella sua scrittura e ne definiscono il tono diretto e partecipe.
Le prime pubblicazioni e il riconoscimento pubblico
Negli anni Trenta Steinbeck inizia a pubblicare romanzi che attirano l’attenzione dei lettori.
Con Pian della Tortilla (1935) introduce un gruppo di emarginati raccontati con realismo e ironia.
Nel 1937 arriva Uomini e topi, storia intensa che esplora amicizia, solitudine e precarietà.
Il successo internazionale arriva però nel 1939 con Furore.
Il romanzo segue la famiglia Joad lungo la migrazione verso la California e diventa un simbolo della Grande Depressione.
Il Premio Pulitzer conferma Steinbeck come autore centrale nella letteratura statunitense.
Il suo modo di unire denuncia sociale e attenzione ai sentimenti lo rende riconoscibile e oggi ancora attuale.
Gli anni della maturità e il Nobel
Negli anni successivi John Steinbeck continua a esplorare un’America divisa tra speranze e contraddizioni.
Pubblica “La valle dell’Eden” (1952), un grande affresco familiare che si muove tra mito e realismo, e “La breve estate dell’agonia” (1961), che aggiunge alla sua produzione un’attenzione più marcata alla contemporaneità politica. Nel 1962 riceve il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento che valorizza la sua capacità di dare voce “ai dimenticati” attraverso un linguaggio diretto e profondamente umano.
La morte e i funerali di John Steinbeck
John Steinbeck muore il 20 dicembre 1968 a New York, a 66 anni, per insufficienza cardiaca.
Le sue ceneri vengono riportate in California e deposte nel cimitero di Garden of Memories a Salinas.
Il ritorno nella sua valle chiude simbolicamente un percorso narrativo iniziato proprio lì, tra campi, lavoratori stagionali e storie che continuano a definire l’immaginario americano.































































