20 dicembre 2006. La “scelta” di Piergiorgio Welby

Piergiorgio Welby nasce a Roma il 26 dicembre 1945.
Da giovane convive con la distrofia muscolare, una diagnosi che cambia progressivamente il suo rapporto con il corpo e con l’autonomia.
Nel tempo la malattia avanza e lo costringe all’uso della ventilazione artificiale, ma Welby continua a scrivere, dibattere, intervenire nello spazio pubblico.
La parola diventa il suo strumento più forte: nei testi e nelle lettere aperte racconta la condizione di un paziente che vive lucidamente la propria fragilità e chiede di poter decidere del proprio destino terapeutico.
L’impegno civile e il caso Welby
Negli anni Duemila entra nell’Associazione Luca Coscioni, che riconosce nella sua storia una testimonianza capace di portare in primo piano il tema del fine vita.
Welby solleva una questione giuridica e morale che in Italia non trova ancora un quadro legislativo chiaro: il diritto a rifiutare trattamenti che mantengono in vita artificialmente un paziente non più in grado di tollerarne il peso.
La sua lettera al Presidente della Repubblica apre un dibattito che supera l’ambito medico.
L’opinione pubblica si divide, mentre giuristi, medici e istituzioni cercano un punto di equilibrio tra tutela della vita, autodeterminazione e limiti della legge vigente.
Il caso approda ai tribunali e diventa uno dei momenti chiave per la definizione del concetto di “accanimento terapeutico” nella discussione italiana.
Il congedo e il significato storico della sua battaglia
Il 20 dicembre 2006, il medico anestesista Mario Riccio sospende la ventilazione artificiale, rispettando la volontà espressa da Welby.
La morte arriva dopo un breve periodo di sedazione profonda.
Il funerale, celebrato laicamente in Piazza Don Bosco a Roma dopo il rifiuto delle esequie religiose, diventa una manifestazione civile partecipata e silenziosa.
La storia di Piergiorgio Welby continua a influenzare il dibattito sul fine vita, suggerendo l’urgenza di una legge che tenga conto della dignità delle persone e della loro libertà decisionale.





























































