21 dicembre 1950. Muore Trilussa, maestro della satira.

Carlo Alberto Salustri, noto come Trilussa, nasce a Roma il 26 ottobre 1871 e cresce in una città in continuo movimento culturale.
Il giovane autore osserva le strade, i mercati, le osterie, trasformandoli in voce poetica attraverso il dialetto romanesco.
La sua prima pubblicazione arriva negli anni Novanta dell’Ottocento, quando i giornali romani iniziano a ospitare i suoi versi ironici e taglienti.
Trilussa si impone rapidamente come interprete autentico della vita popolare, capace di unire immediatezza linguistica e riflessione sociale.
Trilussa e il linguaggio della satira
La parola chiave dell’opera di Trilussa è satira.
I suoi sonetti mettono in scena animali, personaggi qualunque, simboli della politica e della burocrazia.
L’autore gioca con la comicità, ma punta sempre a un pensiero più profondo: mostra le contraddizioni dell’uomo moderno, l’ipocrisia del potere, il fragile equilibrio del vivere quotidiano.
La scelta del dialetto non limita il suo pubblico, anzi lo amplia.
Il romanesco diventa strumento di immediatezza e leggerezza, una lente che permette di affrontare temi complessi senza perdere il sorriso.
Un poeta accolto dall’Italia intera
Nei primi decenni del Novecento Trilussa conquista lettori in tutta Italia.
Le sue raccolte circolano ovunque e la sua presenza nei giornali si fa costante.
Le poesie raggiungono ambienti sociali diversi, dalla borghesia colta alle classi popolari che riconoscono in lui una voce familiare.
La sua ironia affascina persino la politica.
Nel 1947 viene nominato senatore a vita da Luigi Einaudi, gesto simbolico che conferma l’importanza culturale della sua opera.
Trilussa accoglie l’onore con distacco, fedele alla sua immagine di osservatore critico e mai compiacente.
Gli ultimi anni, la morte e i funerali
Negli anni Quaranta il poeta continua a scrivere nonostante una salute fragile.
Mantiene intatta la lucidità narrativa, raccontando un’Italia che cambia e che cerca nuove parole per descriversi.
Muore a Roma il 21 dicembre 1950, nella sua casa di via Maria Adelaide.
La città lo saluta con affetto profondo.
Ai funerali partecipano cittadini comuni, artisti, intellettuali e rappresentanti delle istituzioni.
La sua tomba, oggi al Verano, diventa luogo di omaggio per chi ama una poesia che unisce ironia, umanità e pensiero critico.




























































