21 dicembre 2010. La scomparsa di Enzo Bearzot.

21 Dicembre 2025 - 08:00--Anniversari-
21 dicembre 2010. La scomparsa di Enzo Bearzot.

Enzo Bearzot nasce ad Aiello del Friuli il 26 settembre 1927 e cresce in un territorio dove il pallone diventa linguaggio comune.
Inizia a giocare come difensore, passando dal ruolo di giovane promessa del Gorizia al trasferimento all’Inter, per poi consolidarsi nel Torino, dove vive stagioni decisive per la sua maturazione tecnica e mentale.
Conclusa l’esperienza da calciatore, sceglie la strada della panchina e della costruzione lenta e ragionata delle squadre.

La crescita come commissario tecnico

Enzo Bearzot entra nello staff della Nazionale italiana negli anni Sessanta e lavora accanto ad allenatori che segnano la storia del calcio azzurro.
Assorbe metodi, osserva dinamiche interne, impara l’importanza dei tempi psicologici e dell’equilibrio tattico.
Quando nel 1975 assume l’incarico di commissario tecnico, porta con sé un’idea precisa: valorizzare i giocatori italiani investendo sulla continuità e sulla fiducia reciproca.
Le sue scelte spesso non seguono l’opinione pubblica, ma costruiscono un gruppo compatto, responsabile e capace di reagire alla pressione.

Il Mondiale 1982 e la svolta nella storia sportiva

La parola chiave Enzo Bearzot si lega indissolubilmente all’estate del 1982.
La Nazionale arriva al Mondiale di Spagna in un clima di scetticismo, ma Bearzot difende la squadra e mantiene salda la rotta.
Il suo approccio, fatto di silenzi operosi e dialoghi misurati, favorisce un ambiente coeso che trova forza nelle difficoltà.
La vittoria per 3-1 sulla Germania Ovest nella finale del Bernabéu segna una trasformazione collettiva: l’Italia scopre un commissario tecnico capace di guidare con fermezza e discrezione.
Bearzot diventa simbolo di rigore, sobrietà e dedizione, valori che restano ancora oggi un riferimento trasversale.

La morte di un mito

Dopo il ritiro dal calcio allenato, Enzo Bearzot continua a osservare l’evoluzione del calcio italiano con lo stile che lo contraddistingue: riflessivo, mai invadente, sempre fedele a un’idea etica dello sport.
Muore il 21 dicembre 2010 a Milano, lasciando un’impronta profonda nelle generazioni di tifosi e professionisti che vedono in lui un modello irripetibile.
I funerali si svolgono nel capoluogo lombardo con una partecipazione ampia e commossa, segno della gratitudine verso un uomo che ha dato forma a una delle pagine più memorabili della storia sportiva italiana.

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