21 dicembre. Solstizio d’inverno: siamo nati per rinascere.

Il solstizio d’inverno è un punto di svolta: in natura ma anche filosoficamente.
È il momento in cui la notte raggiunge la sua massima estensione. Subito dopo, quasi impercettibile, la luce solare ricomincia a “crescere”.
Per questo, da millenni, l’umanità lo vive come una soglia simbolica tra fine e inizio.
Nel 2025 il solstizio d’inverno cadrà domenica 21 dicembre alle ore 16:03 dell’emisfero boreale, ora dell’Europa centrale.
Che cos’è il solstizio d’inverno
Il solstizio d’inverno è un evento astronomico preciso. Si verifica quando il Sole raggiunge il punto più basso sull’orizzonte rispetto all’equatore.
È il momento astronomico in cui nell’emisfero nord, abbiamo la notte più lunga e il giorno più breve dell’anno.
Non si tratta di un semplice cambio di stagione.
È un vero spartiacque cosmico. Il buio tocca il suo apice e, proprio per questo, smette di crescere.

La notte più buia come metafora del ciclo vita-morte
Il solstizio d’inverno racconta che ogni fine contiene un inizio.
Suggerisce che la massima oscurità precede sempre una trasformazione.
Molte culture hanno letto in questo passaggio una metafora del ciclo vita–morte–rinascita.
La natura sembra ferma, ma sotto la superficie prepara il ritorno.
I semi riposano nella terra. La linfa rallenta. Il silenzio diventa attesa.
Anche l’esperienza umana segue lo stesso ritmo.
I momenti di perdita, di lutto o di crisi assomigliano a questa notte profonda.
Ma non sono vuoti sterili. Sono spazi di passaggio.
Tradizioni, riti e simboli del solstizio d’inverno
Fin dall’antichità, il solstizio d’inverno ha generato riti e celebrazioni.
I Romani festeggiavano il Sol Invictus.
I popoli nordici accendevano fuochi per richiamare la luce.
Molte tradizioni natalizie nascono proprio da questo bisogno simbolico.
Il fuoco, la candela, l’albero sempreverde diventano segni di continuità.
Indicano che la vita non si interrompe.
Cambia forma. Si ritira per poi tornare.
Un momento di “passaggio”
Nel mondo contemporaneo, il solstizio d’inverno mantiene intatta la sua forza evocativa.
Invita alla lentezza. Suggerisce il raccoglimento.
Offre uno spazio per riflettere su ciò che si chiude e su ciò che può rinascere.
Non è un evento da osservare soltanto con l’orologio.
È un tempo da attraversare interiormente.
La luce che ritorna non cancella il buio.
Lo trasforma in esperienza.
Il 21 dicembre 2025, mentre la notte più lunga lascia il posto a giorni lentamente più chiari, il ciclo naturale ci ricorda una verità essenziale.
Ogni fine contiene già il seme di un nuovo inizio.
In questo senso, il solstizio d’inverno diventa più di un evento astronomico.
Diventa una chiave di lettura dell’esistenza.
Ricorda che il buio non è una condanna, ma una fase.
Insegna che la fine non è mai definitiva, ma parte di un movimento più ampio.
2025: un anno di “passaggio” anche per TGFuneral24
È proprio dalla consapevolezza di questo tempo di “passaggio” che, ad inizio 2025, abbiamo ideato il concept di TGFuneral24, partendo però dalla sua “storia” consolidata, quasi decennale.
Raccontare la morte senza rimuoverla.
Restituirle senso, dignità e profondità.
Accompagnare il passaggio, senza paura delle parole difficili.
Perché, come la luce dopo la notte più lunga, ogni vita segue un ciclo naturale.
E anche quando tutto sembra fermarsi, qualcosa sta già ricominciando.
Siamo nati per rinascere.
Laura Persico Pezzino

Il solstizio d’inverno è un punto di svolta: in natura ma anche filosoficamente.
È il momento in cui la notte raggiunge la sua massima estensione. Subito dopo, quasi impercettibile, la luce solare ricomincia a “crescere”.
Per questo, da millenni, l’umanità lo vive come una soglia simbolica tra fine e inizio.
Nel 2025 il solstizio d’inverno cadrà domenica 21 dicembre alle ore 16:03 dell’emisfero boreale, ora dell’Europa centrale.
Che cos’è il solstizio d’inverno
Il solstizio d’inverno è un evento astronomico preciso. Si verifica quando il Sole raggiunge il punto più basso sull’orizzonte rispetto all’equatore.
È il momento astronomico in cui nell’emisfero nord, abbiamo la notte più lunga e il giorno più breve dell’anno.
Non si tratta di un semplice cambio di stagione.
È un vero spartiacque cosmico. Il buio tocca il suo apice e, proprio per questo, smette di crescere.

La notte più buia come metafora del ciclo vita-morte
Il solstizio d’inverno racconta che ogni fine contiene un inizio.
Suggerisce che la massima oscurità precede sempre una trasformazione.
Molte culture hanno letto in questo passaggio una metafora del ciclo vita–morte–rinascita.
La natura sembra ferma, ma sotto la superficie prepara il ritorno.
I semi riposano nella terra. La linfa rallenta. Il silenzio diventa attesa.
Anche l’esperienza umana segue lo stesso ritmo.
I momenti di perdita, di lutto o di crisi assomigliano a questa notte profonda.
Ma non sono vuoti sterili. Sono spazi di passaggio.
Tradizioni, riti e simboli del solstizio d’inverno
Fin dall’antichità, il solstizio d’inverno ha generato riti e celebrazioni.
I Romani festeggiavano il Sol Invictus.
I popoli nordici accendevano fuochi per richiamare la luce.
Molte tradizioni natalizie nascono proprio da questo bisogno simbolico.
Il fuoco, la candela, l’albero sempreverde diventano segni di continuità.
Indicano che la vita non si interrompe.
Cambia forma. Si ritira per poi tornare.
Un momento di “passaggio”
Nel mondo contemporaneo, il solstizio d’inverno mantiene intatta la sua forza evocativa.
Invita alla lentezza. Suggerisce il raccoglimento.
Offre uno spazio per riflettere su ciò che si chiude e su ciò che può rinascere.
Non è un evento da osservare soltanto con l’orologio.
È un tempo da attraversare interiormente.
La luce che ritorna non cancella il buio.
Lo trasforma in esperienza.
Il 21 dicembre 2025, mentre la notte più lunga lascia il posto a giorni lentamente più chiari, il ciclo naturale ci ricorda una verità essenziale.
Ogni fine contiene già il seme di un nuovo inizio.
In questo senso, il solstizio d’inverno diventa più di un evento astronomico.
Diventa una chiave di lettura dell’esistenza.
Ricorda che il buio non è una condanna, ma una fase.
Insegna che la fine non è mai definitiva, ma parte di un movimento più ampio.
2025: un anno di “passaggio” anche per TGFuneral24
È proprio dalla consapevolezza di questo tempo di “passaggio” che, ad inizio 2025, abbiamo ideato il concept di TGFuneral24, partendo però dalla sua “storia” consolidata, quasi decennale.
Raccontare la morte senza rimuoverla.
Restituirle senso, dignità e profondità.
Accompagnare il passaggio, senza paura delle parole difficili.
Perché, come la luce dopo la notte più lunga, ogni vita segue un ciclo naturale.
E anche quando tutto sembra fermarsi, qualcosa sta già ricominciando.
Siamo nati per rinascere.
Laura Persico Pezzino















































































