27 marzo 1972. Muore Maurits Escher.

L’arte impossibile che sfida lo sguardo e la logica
Maurits Escher, tra matematica e immaginazione visiva
Maurits Cornelis Escher nasce il 17 giugno 1898 a Leeuwarden, nei Paesi Bassi.
È figlio di un ingegnere e cresce in un ambiente colto, ma il suo percorso scolastico non si distingue per risultati brillanti.
Trova invece una direzione precisa quando si avvicina al disegno e alle arti grafiche.
Studia alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem, dove incontra il maestro Samuel Jessurun de Mesquita, figura decisiva nella sua formazione.
I viaggi e l’influenza dell’Italia
Negli anni Venti si trasferisce in Italia, vivendo a lungo tra Roma e il Sud.
Rimane profondamente colpito dai paesaggi italiani, che diventano soggetti centrali delle sue prime incisioni.
Realizza vedute dettagliate di borghi, montagne e scorci urbani, con una precisione quasi fotografica.
Il clima politico degli anni Trenta lo spinge però a lasciare l’Italia, segnando un passaggio importante nella sua produzione artistica.
Le opere di Maurits Escher e le illusioni ottiche
Con il trasferimento, il lavoro di Maurits Escher cambia direzione.
Abbandona progressivamente il paesaggio per dedicarsi a composizioni sempre più astratte e concettuali.
Le sue opere esplorano l’infinito, la simmetria e le trasformazioni geometriche.
Nascono così immagini celebri come “Relatività”, “Mani che disegnano” e “Cascata”.
Figure impossibili, scale che salgono e scendono contemporaneamente, mondi che si piegano su se stessi.
La sua arte dialoga con la matematica, pur restando autonoma e intuitiva.
Non è uno scienziato, ma costruisce visioni che affascinano matematici e studiosi di tutto il mondo.
Un successo tardivo ma duraturo
Per molti anni Maurits Escher rimane lontano dal grande pubblico.
Il riconoscimento arriva soprattutto negli anni Sessanta, quando le sue opere iniziano a circolare tra scienziati, artisti e appassionati di cultura visiva.
Il suo linguaggio viene reinterpretato anche in ambito psichedelico e grafico, influenzando generazioni successive.
Diventa un punto di riferimento per chi indaga il rapporto tra percezione e realtà.
La morte e i funerali
Maurits Escher muore il 27 marzo 1972 a Laren, nei Paesi Bassi, all’età di 73 anni.
Negli ultimi anni vive in una casa di cura, dopo aver affrontato problemi di salute.
La sua scomparsa avviene in modo riservato, lontano dalla notorietà che nel frattempo cresce intorno al suo nome.
I funerali si svolgono in forma privata, nel rispetto della sua personalità discreta.
Viene sepolto nel cimitero di Baarn, dove riposa ancora oggi.
La sua eredità artistica continua a interrogare lo sguardo, sospesa tra rigore e meraviglia.







































