27 marzo 2023. Muore Gianni Minà.

Il giornalista che racconta il mondo senza filtri
Gli inizi tra sport e televisione
Gianni Minà nasce a Torino il 17 maggio 1938.
L’esordio nel giornalismo avviene nel 1959 a Tuttosport, dove si distingue per uno sguardo attento ai protagonisti dello sport.
Nel 1960 approda alla Rai, seguendo le Olimpiadi di Roma e iniziando un lungo percorso televisivo.
Nel corso degli anni collabora a programmi come Sprint, TV7, Dribbling e Odeon, contribuendo a innovare il linguaggio televisivo.
Nel frattempo racconta otto Mondiali di calcio, sette Olimpiadi e numerosi incontri di pugilato, tra cui quelli di Muhammad Ali.
L’America Latina e il giornalismo impegnato
A partire dagli anni Settanta orienta la sua attività verso il racconto dei Sud del mondo.
Durante il 1978 viene espulso dall’Argentina dopo aver posto domande sui desaparecidos, mostrando grande integrità professionale.
Nel tempo diventa un punto di riferimento per il racconto della realtà latinoamericana.
Tra le sue interviste figurano figure centrali come Fidel Castro, Che Guevara, Rigoberta Menchú e il subcomandante Marcos.
Successivamente firma Il Che quarant’anni dopo e realizza reportage dal Chiapas.
Dal 2000 al 2015 dirige la rivista Latinoamerica e tutti i sud del mondo, valorizzando voci indipendenti.
Blitz e la televisione d’autore
Nel 1981 dà vita a Blitz su Rai 2, un programma capace di rompere gli schemi tradizionali.
All’interno del format ospita personalità come Federico Fellini, Giulietta Masina, Sergio Leone, Robert De Niro e Gabriel García Márquez.
Nel 1987 realizza una lunga intervista con Fidel Castro, considerata tra le più rilevanti del suo percorso.
Tre anni dopo torna a incontrare il leader cubano per raccontare i cambiamenti politici successivi al crollo del blocco sovietico.
Il documentarista delle storie umane
Parallelamente alla televisione sviluppa una solida attività come regista e documentarista.
Attraverso i suoi lavori racconta figure come Muhammad Ali, Diego Armando Maradona, Michel Platini, Pietro Mennea, Tommie Smith ed Edwin Moses.
Nel 2004 ottiene riconoscimenti internazionali con In viaggio con Che Guevara.
In seguito conquista il Nastro d’argento con Maradona, non sarò mai un uomo comune.
Nel 2012 riceve un nuovo premio con Cuba nell’epoca di Obama.
Infine firma Papa Francesco, Cuba e Fidel nel 2015, ottenendo apprezzamenti anche al Festival di Toronto.
Libri, controinformazione e memoria
Accanto all’attività televisiva pubblica numerosi saggi di taglio critico.
Con Un mondo migliore è possibile dà voce al Forum Sociale di Porto Alegre.
Successivamente raccoglie articoli e riflessioni in Politicamente scorretto.
Nel volume Così va il mondo ripercorre cinquant’anni di giornalismo.
Nel 2020 esce l’autobiografia Storia di un boxeur latino.
L’anno seguente pubblica Maradona, non sarò mai un uomo comune.
A queste opere si aggiunge Fame di storie, volume fotografico rivolto alle nuove generazioni.
Vita privata e ultimi anni
Sul piano personale mantiene sempre un forte legame con Torino.
Nel corso della vita diventa padre di tre figlie: Marianna, Francesca Emilia e Paola Emilia.
Accanto a lui c’è Loredana Macchietti, compagna anche nella produzione culturale.
Nel 2022 esce il documentario Gianni Minà una vita da giornalista.
Nello stesso periodo prende forma la Fondazione Gianni Minà, dedicata alla conservazione del suo archivio.
La morte e i funerali
A Roma si spegne il 27 marzo 2023 all’età di 84 anni, a causa di una malattia cardiaca.
Il 29 marzo viene allestita la camera ardente al Campidoglio, meta di numerosi omaggi.
Il giorno successivo si svolge il funerale in forma privata.
A officiare la cerimonia è frate Francesco Brasa.
Infine la sepoltura avviene nel cimitero del Verano, dove riposa lasciando un’eredità fatta di storie e testimonianze.







































