29 gennaio 1987. La morte dello scrittore Carlo Cassola.

Carlo Cassola nasce a Roma il 17 marzo 1917 e muore a Montecarlo di Lucca il 29 gennaio 1987.
Scrittore e saggista, attraversa il Novecento italiano lasciando un’opera riconoscibile per sobrietà, rigore morale e attenzione all’esistenza quotidiana.
La vita di uno scrittore essenziale
Ultimo di cinque figli, Cassola cresce in una famiglia segnata dall’impegno politico e civile.
Il padre, Garzia Cassola, milita nel socialismo e lavora come redattore dell’“Avanti”.
Il nonno paterno, magistrato e patriota, partecipa alle Dieci giornate di Brescia e vive l’esilio in Svizzera.
Questa eredità familiare alimenta una sensibilità profonda verso la storia e la responsabilità individuale.
Un’infanzia segnata dalla solitudine
L’infanzia di Cassola si svolge in un clima malinconico.
La grande differenza di età con i fratelli lo isola emotivamente.
Il carattere introverso e l’immaginazione fervida lo spingono presto verso la letteratura.
Nei Fogli di diario descrive se stesso come un ragazzo più guidato dai sentimenti che dalla realtà pratica.
Formazione e rapporto critico con la scuola
Nel 1927 frequenta il Regio liceo-ginnasio Torquato Tasso.
Successivamente si iscrive al liceo classico Umberto I.
Qui scopre Giovanni Pascoli, che lo colpisce profondamente.
Tuttavia, Cassola giudica la scuola un’esperienza fallimentare.
Nel 1969 esprime una critica durissima al sistema educativo, accusandolo di soffocare la coscienza critica.
L’incontro decisivo con la letteratura
Nel 1932, grazie alle letture di Bacchelli, Baldini e Répaci, matura un interesse definitivo per la scrittura.
La letteratura diventa uno spazio di libertà e di ricerca interiore.
Durante la seconda guerra mondiale si avvicina all’ermetismo.
Ne apprezza l’essenzialità e l’attenzione assoluta alla parola e all’esperienza esistenziale.
I primi racconti e l’esordio
Tra il 1937 e il 1940 scrive i suoi primi racconti.
Nel 1942 pubblica Alla periferia e La vista.
Fin dall’inizio mira a cogliere il senso autentico dei gesti quotidiani.
La sua prosa elimina il superfluo e si concentra sull’essere umano.
Laurea, guerra e impegno culturale
Nel 1939 si laurea in giurisprudenza, senza reale convinzione.
Dopo la guerra pubblica Baba e collabora con riviste e giornali legati alla Resistenza.
Scrive per Il Mondo, La Nazione del Popolo e L’Italia Socialista.
La letteratura si intreccia con l’impegno civile.
La crisi e la rinascita creativa
Nel 1949 la morte prematura della moglie sconvolge la sua vita.
Cassola mette in discussione la propria poetica.
Da questa frattura nasce Il taglio del bosco, opera fondamentale.
Dopo vari rifiuti editoriali, il testo viene pubblicato nella collana “I gettoni”.
Inizia così una fase creativa intensa con opere come Fausto e Anna e I vecchi compagni.
Gli ultimi anni e la morte
Negli anni Ottanta continua a riflettere sul valore delle persone e dei luoghi.
Nel 1984 pubblica Le persone contano più dei luoghi.
La salute peggiora a causa di problemi cardiaci.
Muore a 69 anni per un improvviso collasso cardiocircolatorio.
La sua opera resta una delle testimonianze più limpide dell’esistenzialismo narrativo italiano.
LPP





























































