4 gennaio 1960. Muore Albert Camus, la lucidità dell’assurdo.

Albert Camus tra Algeria, Francia e il Novecento inquieto.
Albert Camus nasce il 7 novembre 1913 a Mondovi, nell’Algeria allora colonia francese.
Cresce in un ambiente povero, segnato dalla morte del padre nella Prima guerra mondiale e dalla silenziosa determinazione della madre.
Studia filosofia ad Algeri e si avvicina presto al giornalismo, al teatro e alla scrittura, intrecciando riflessione intellettuale e impegno civile.
La tubercolosi ne condiziona la vita, ma non ne interrompe il percorso culturale.
Il pensiero dell’assurdo e la scrittura come responsabilità
Albert Camus si impone sulla scena letteraria con “Lo straniero” e “Il mito di Sisifo”, testi che mettono al centro il tema dell’assurdo e la condizione umana di fronte a un mondo privo di senso prestabilito.
La sua prosa è asciutta, limpida, mai compiaciuta.
Attraverso romanzi come “La peste e saggi politici e morali”, Camus osserva l’uomo alle prese con la colpa, la solidarietà, la rivolta e la responsabilità individuale.
Durante l’occupazione nazista della Francia partecipa attivamente alla Resistenza e dirige il giornale clandestino Combat.
Un intellettuale scomodo e indipendente
Albert Camus rifiuta le ideologie rigide e mantiene una posizione autonoma anche nei confronti della sinistra marxista, entrando in conflitto con Jean-Paul Sartre.
La sua riflessione sulla violenza, sul totalitarismo e sulla pena di morte lo rende una voce isolata ma ascoltata.
Nel 1957 riceve il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento assegnato a un autore che sa illuminare i problemi della coscienza umana con serietà e chiarezza.
È uno dei più giovani vincitori del premio.
4 gennaio 1960, la morte improvvisa di Albert Camus
Albert Camus muore il 4 gennaio 1960 in un incidente stradale a Villeblevin, in Borgogna.
Viaggia come passeggero sull’auto guidata dall’editore Michel Gallimard.
La morte è immediata e inattesa.
Nel cappotto vengono ritrovati appunti e il manoscritto incompiuto de “Il primo uomo”, pubblicato postumo.
I funerali si svolgono in forma semplice nel cimitero di Lourmarin, in Provenza, dove Camus vive gli ultimi anni.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nel panorama culturale europeo.
Albert Camus resta una coscienza critica del Novecento, capace di parlare ancora al presente.
Albert Camus tra Algeria, Francia e il Novecento inquieto.
Albert Camus nasce il 7 novembre 1913 a Mondovi, nell’Algeria allora colonia francese.
Cresce in un ambiente povero, segnato dalla morte del padre nella Prima guerra mondiale e dalla silenziosa determinazione della madre.
Studia filosofia ad Algeri e si avvicina presto al giornalismo, al teatro e alla scrittura, intrecciando riflessione intellettuale e impegno civile.
La tubercolosi ne condiziona la vita, ma non ne interrompe il percorso culturale.
Il pensiero dell’assurdo e la scrittura come responsabilità
Albert Camus si impone sulla scena letteraria con “Lo straniero” e “Il mito di Sisifo”, testi che mettono al centro il tema dell’assurdo e la condizione umana di fronte a un mondo privo di senso prestabilito.
La sua prosa è asciutta, limpida, mai compiaciuta.
Attraverso romanzi come “La peste e saggi politici e morali”, Camus osserva l’uomo alle prese con la colpa, la solidarietà, la rivolta e la responsabilità individuale.
Durante l’occupazione nazista della Francia partecipa attivamente alla Resistenza e dirige il giornale clandestino Combat.
Un intellettuale scomodo e indipendente
Albert Camus rifiuta le ideologie rigide e mantiene una posizione autonoma anche nei confronti della sinistra marxista, entrando in conflitto con Jean-Paul Sartre.
La sua riflessione sulla violenza, sul totalitarismo e sulla pena di morte lo rende una voce isolata ma ascoltata.
Nel 1957 riceve il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento assegnato a un autore che sa illuminare i problemi della coscienza umana con serietà e chiarezza.
È uno dei più giovani vincitori del premio.
4 gennaio 1960, la morte improvvisa di Albert Camus
Albert Camus muore il 4 gennaio 1960 in un incidente stradale a Villeblevin, in Borgogna.
Viaggia come passeggero sull’auto guidata dall’editore Michel Gallimard.
La morte è immediata e inattesa.
Nel cappotto vengono ritrovati appunti e il manoscritto incompiuto de “Il primo uomo”, pubblicato postumo.
I funerali si svolgono in forma semplice nel cimitero di Lourmarin, in Provenza, dove Camus vive gli ultimi anni.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nel panorama culturale europeo.
Albert Camus resta una coscienza critica del Novecento, capace di parlare ancora al presente.















































































