4 gennaio 1975. Muore Carlo Levi, lo scrittore civile del ‘900.

Carlo Levi nasce a Torino il 29 novembre 1902.
Fin dall’infanzia manifesta una forte attrazione per il disegno e la pittura.
Durante gli anni del liceo coltiva questa passione senza abbandonarla mai.
Nel 1924 si laurea in Medicina all’Università di Torino.
Subito dopo lavora come assistente presso un istituto clinico torinese.
L’esperienza dura poco.
La vocazione artistica e intellettuale prevale rapidamente sulla carriera medica.
La scoperta dell’arte moderna
Negli stessi anni entra in contatto con l’arte europea più innovativa.
Conosce le opere dei Fauves, di Chaïm Soutine e soprattutto di Amedeo Modigliani.
Queste influenze alimentano una ribellione culturale profonda.
L’arte diventa per Levi uno strumento di libertà contro l’oppressione fascista.
Abbandona definitivamente la professione medica per dedicarsi alla pittura e alla scrittura.
Con Il ritratto del padre e Il levigato nudo di Arcadia partecipa alla Biennale di Venezia del 1924.
I Sei Pittori di Torino e l’impegno antifascista
Levi entra nel gruppo dei Sei Pittori di Torino.
Espone in Italia e in Europa. Rifiuta la retorica artistica imposta dal regime.
Nel 1930 aderisce al movimento antifascista Giustizia e Libertà.
Viene arrestato più volte.
Nel 1935 il regime lo condanna al confino in Lucania.
Raggiunge prima Grassano e poi Aliano, in provincia di Matera.
Il confino in Basilicata e la nascita di un capolavoro
L’esperienza lucana segna profondamente la sua vita.
Qui nasce lo scrittore “civile” Carlo Levi.
Osserva da vicino la miseria, l’isolamento e la dignità dei contadini del Sud.
Da questa esperienza prende forma Cristo si è fermato a Eboli.
Il romanzo racconta un’Italia dimenticata dallo Stato e dalla Storia.
La Lucania diventa simbolo universale di esclusione sociale.
In quegli anni avvia anche la realizzazione di opere pittoriche che porteranno poi all’opera fondamentale Lucania ’61.
Il successo letterario e le altre opere
Nel 1945 Einaudi pubblica Cristo si è fermato a Eboli.
Il libro ottiene un successo internazionale.
Contribuisce al risveglio della coscienza civile italiana.
Seguono numerosi saggi e romanzi.
Nel 1946 esce Paura della libertà.
Nel 1950 pubblica L’orologio.
Dal viaggio in Sicilia nasce Le parole sono pietre.
Nel 1960 scrive Un volto che ci somiglia.
Giornalismo, politica e ultimi anni
Dopo la guerra dirige la rivista Italia Libera.
Collabora con La Stampa di Torino.
Si iscrive al Partito Comunista Italiano.
Viene eletto senatore per due legislature.
Nel 1973 subisce un intervento agli occhi per distacco della retina.
Durante la convalescenza scrive Quaderno a cancelli e realizza oltre 140 disegni.
La morte e la sepoltura ad Aliano
Carlo Levi muore a Roma il 4 gennaio 1975.
Per sua volontà viene sepolto ad Aliano.
Mantiene così la promessa fatta alla comunità lucana.
La sua tomba è ancora oggi meta di visite e pellegrinaggi civili.
Sulla lapide compaiono sassi al posto dei fiori, secondo la tradizione ebraica.
Un segno discreto del rispetto tributato ad un uomo “giusto tra i giusti”.
Come la sua lezione morale, ancora viva.
Laura Persico Pezzino





























































