11 gennaio 2014. Muore Arnoldo Foà.

La voce di Arnoldo Foà tra teatro cinema e televisione
Arnoldo Foà nasce a Ferrara il 24 gennaio 1916, in una città che segna i suoi primi anni di formazione culturale.
Dopo gli studi si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, luogo centrale per la formazione degli attori del Novecento italiano.
Fin dall’inizio Arnoldo Foà si distingue per una recitazione misurata, costruita sul controllo della parola e su una voce che diventa presto uno dei suoi tratti più riconoscibili.
La sua carriera prende forma attraversando con continuità teatro, cinema, radio e televisione, senza mai privilegiare un solo linguaggio.
Arnoldo Foà e il teatro italiano del Novecento
Il teatro rappresenta il cuore della sua attività artistica.
Arnoldo Foà lavora con importanti registi e compagnie, partecipando alla rinascita della scena teatrale italiana nel secondo dopoguerra.
Affronta i grandi autori del repertorio classico e moderno, da Shakespeare a Goldoni, da Pirandello a Brecht.
La sua recitazione evita l’enfasi e si fonda su una presenza scenica rigorosa, capace di restituire profondità anche ai personaggi più complessi.
Nel corso degli anni diventa un punto di riferimento per un’idea di teatro basata sulla responsabilità dell’attore verso il testo e il pubblico.
Il cinema tra impegno e ruoli di carattere
Nel cinema Arnoldo Foà costruisce una filmografia ampia, spesso legata a ruoli di carattere.
Collabora con registi come Luigi Comencini, Francesco Rosi ed Ettore Scola, prendendo parte a film che raccontano l’Italia del Novecento nei suoi aspetti sociali e politici.
Anche quando interpreta personaggi secondari, riesce a imprimere una presenza netta, fatta di precisione e credibilità.
Il suo cinema dialoga costantemente con il teatro, mantenendo uno stile sobrio e mai compiaciuto.
Arnoldo Foà tra televisione e radio
La televisione contribuisce a renderlo noto al grande pubblico.
Arnoldo Foà partecipa a sceneggiati storici e letterari che segnano la programmazione televisiva italiana.
Parallelamente lavora a lungo in radio, mezzo che valorizza pienamente la sua voce e il suo rapporto con il testo.
Nei radiodrammi e nelle letture letterarie dimostra una cura particolare per il ritmo e il significato delle parole.
L’impegno civile e la memoria storica
Durante il periodo delle leggi razziali Arnoldo Foà conosce la discriminazione e l’esilio.
Questa esperienza lascia un segno profondo nel suo percorso umano e professionale.
Nel dopoguerra mantiene sempre uno sguardo critico sulla società italiana, scegliendo lavori che riflettono attenzione etica e responsabilità civile.
La sua carriera si intreccia così con la storia del Paese e con la memoria collettiva.
La morte e l’ultimo saluto
Arnoldo Foà muore l’11 gennaio 2014 a Roma, all’età di 97 anni.
La sua scomparsa suscita un diffuso cordoglio nel mondo dello spettacolo e della cultura.
I funerali si svolgono in forma privata.
Resta una carriera lunga oltre settant’anni, capace di attraversare generazioni e linguaggi diversi.
La sua voce continua a rappresentare un modello di rigore interpretativo e di rispetto per la parola.
La voce di Arnoldo Foà tra teatro cinema e televisione
Arnoldo Foà nasce a Ferrara il 24 gennaio 1916, in una città che segna i suoi primi anni di formazione culturale.
Dopo gli studi si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, luogo centrale per la formazione degli attori del Novecento italiano.
Fin dall’inizio Arnoldo Foà si distingue per una recitazione misurata, costruita sul controllo della parola e su una voce che diventa presto uno dei suoi tratti più riconoscibili.
La sua carriera prende forma attraversando con continuità teatro, cinema, radio e televisione, senza mai privilegiare un solo linguaggio.
Arnoldo Foà e il teatro italiano del Novecento
Il teatro rappresenta il cuore della sua attività artistica.
Arnoldo Foà lavora con importanti registi e compagnie, partecipando alla rinascita della scena teatrale italiana nel secondo dopoguerra.
Affronta i grandi autori del repertorio classico e moderno, da Shakespeare a Goldoni, da Pirandello a Brecht.
La sua recitazione evita l’enfasi e si fonda su una presenza scenica rigorosa, capace di restituire profondità anche ai personaggi più complessi.
Nel corso degli anni diventa un punto di riferimento per un’idea di teatro basata sulla responsabilità dell’attore verso il testo e il pubblico.
Il cinema tra impegno e ruoli di carattere
Nel cinema Arnoldo Foà costruisce una filmografia ampia, spesso legata a ruoli di carattere.
Collabora con registi come Luigi Comencini, Francesco Rosi ed Ettore Scola, prendendo parte a film che raccontano l’Italia del Novecento nei suoi aspetti sociali e politici.
Anche quando interpreta personaggi secondari, riesce a imprimere una presenza netta, fatta di precisione e credibilità.
Il suo cinema dialoga costantemente con il teatro, mantenendo uno stile sobrio e mai compiaciuto.
Arnoldo Foà tra televisione e radio
La televisione contribuisce a renderlo noto al grande pubblico.
Arnoldo Foà partecipa a sceneggiati storici e letterari che segnano la programmazione televisiva italiana.
Parallelamente lavora a lungo in radio, mezzo che valorizza pienamente la sua voce e il suo rapporto con il testo.
Nei radiodrammi e nelle letture letterarie dimostra una cura particolare per il ritmo e il significato delle parole.
L’impegno civile e la memoria storica
Durante il periodo delle leggi razziali Arnoldo Foà conosce la discriminazione e l’esilio.
Questa esperienza lascia un segno profondo nel suo percorso umano e professionale.
Nel dopoguerra mantiene sempre uno sguardo critico sulla società italiana, scegliendo lavori che riflettono attenzione etica e responsabilità civile.
La sua carriera si intreccia così con la storia del Paese e con la memoria collettiva.
La morte e l’ultimo saluto
Arnoldo Foà muore l’11 gennaio 2014 a Roma, all’età di 97 anni.
La sua scomparsa suscita un diffuso cordoglio nel mondo dello spettacolo e della cultura.
I funerali si svolgono in forma privata.
Resta una carriera lunga oltre settant’anni, capace di attraversare generazioni e linguaggi diversi.
La sua voce continua a rappresentare un modello di rigore interpretativo e di rispetto per la parola.















































































