18 gennaio 1936. Muore Rudyard Kipling.

Rudyard Kipling nasce il 30 dicembre 1865 a Bombay, nell’India allora parte dell’Impero britannico.
L’infanzia trascorre tra l’Asia e l’Inghilterra, in un continuo passaggio culturale che segna in modo profondo la sua immaginazione narrativa.
Dopo gli studi in Inghilterra torna giovanissimo in India, dove lavora come giornalista e inizia a pubblicare racconti e poesie.
L’esperienza coloniale diventa il primo grande serbatoio tematico della sua scrittura.
Torna a Londra nel gennaio 1892 e sposa Caroline Starr Balestrier, di origine americana.
Poco dopo pubblica il volume “Le ballate di caserma”.
Questa raccolta di testi poetici aggiunge alla sua fama di narratore, quella di poeta.
La popolarità di Kipling diviene enorme: sarà uno degli autori più pagati della sua epoca, letto come nessun altro, ascoltato e venerato come un oracolo.
Nello stesso anno Rudyard Kipling si trasferisce negli Stati Uniti, nel Vermont, dove vivrà per quattro anni e dove nasceranno due figlie.
I successivi sono anni di intensa produzione letteraria in cui vengono pubblicati: “Illusioni” (1893), “Il libro della giungla” (1894) la sua opera più famosa, “Il secondo libro della giungla” (1895), e la raccolta di poesie “I sette mari” (1896).
Nel 1894, in suo onore, due città del Michigan vengono battezzate, in suo onore, “Kipling” e “Rudyard”.
Il successo internazionale e le opere più celebri
Rudyard Kipling si afferma rapidamente come una delle voci più riconoscibili della letteratura anglosassone di fine Ottocento.
I suoi racconti brevi circolano sulle riviste britanniche e americane, raggiungendo un pubblico vastissimo.
Nel 1894 pubblica Il libro della giungla, che lo rende famoso in tutto il mondo.
L’opera unisce avventura, allegoria e riflessione morale, rivolgendosi a lettori di ogni età.
Nel 1897 torna in Inghilterra e con tutta la famiglia si stabilisce a Rottingdean. Nello stesso anno pubblica “Capitani coraggiosi” (1897), e “Il lavoro quotidiano” (1897). Seguono Kim, ambientato nell’India coloniale, e numerose raccolte poetiche che consolidano il suo prestigio.
Due anni dopo seguirà una delle sue opere più celebri, “Il fardello dell’uomo bianco” (1899), in cui esalta il concetto di superiorità della razza bianca alla quale è affidato il compito di civilizzare le popolazioni arretrate.
Nel 1907 riceve il Premio Nobel per la Letteratura, primo autore in lingua inglese a ottenere questo riconoscimento e ancora oggi uno dei più giovani vincitori.
Uno stile riconoscibile e controverso
La scrittura di Rudyard Kipling è diretta, ritmata e fortemente visiva.
La sua ricca produzione di racconti fantastici ancora oggi è capace di toccare nell’animo lettori giovani e adulti.
Il gusto dell’avventura, il fascino dell’ignoto, la nostalgia di sogni infantili, la scienza e la magia, il fatalismo orientale, la natura selvaggia e la poesia di Kipling fanno riscoprire un senso di genuinità perduta.
Rudyard Kipling è stato a lungo considerato come il cantore dell’Imperialismo britannico.
Tardi ci si è accorti che egli esprimeva un’idea dell’Impero molto diversa da quella attribuitagli dai critici più superficiali.
Accanto a questi aspetti resta però una straordinaria capacità narrativa, capace di attraversare generi diversi senza perdere forza espressiva.
Gli ultimi anni, la morte e i funerali
Negli ultimi anni Rudyard Kipling vive tra l’Inghilterra e la campagna del Sussex, segnato anche dal dolore per la perdita del figlio John nella Prima guerra mondiale.
Muore il 18 gennaio 1936 a Londra, all’età di 70 anni, dopo una breve malattia.
I funerali si svolgono con onori ufficiali.
Le sue ceneri vengono deposte nel Poets’ Corner dell’Abbazia di Westminster, accanto ad alcune delle più grandi figure della letteratura inglese.
La sua morte chiude una stagione centrale della cultura britannica, ma le sue opere continuano a essere lette, adattate e discusse in tutto il mondo.
















































