20 gennaio 1993. Addio all’iconica Audrey Hepburn.

Il 20 gennaio 1993, all’età di 63 anni, Audrey Hepburn si addormenta serenamente nella sua casa sulle rive del lago di Ginevra.
Sceglie quel rifugio per trascorrere gli ultimi giorni di una vita straordinaria, lontano dai riflettori.
Pochi mesi prima, al ritorno dall’ultima missione in Somalia come ambasciatrice dell’UNICEF, scopre una malattia incurabile.
Un intervento chirurgico d’urgenza non basta a fermare il male.
Audrey affronta tutto con la stessa discrezione che ha sempre guidato la sua esistenza.
Dignità, impegno e una vita oltre il cinema
Se ne va senza clamori. Lo fa con l’eleganza morale che l’ha resa unica, dentro e fuori dal set.
Dal 9 marzo 1988, in veste di ambasciatrice speciale dell’UNICEF, percorre i campi profughi di mezzo mondo. Incontra bambini poveri, malati, dimenticati.
Usa la sua notorietà come strumento di aiuto concreto, non come privilegio.
Audrey Hepburn: un’infanzia segnata dalla guerra e dall’abbandono
Audrey Kathleen Ruston nasce il 4 maggio 1929 in Belgio. È figlia dell’aristocratica olandese Ella van Heemstra e del banchiere anglo-irlandese Joseph Victor Anthony Hepburn-Ruston.
Nel 1935 il padre abbandona la famiglia. Quel trauma segna profondamente la sua vita, come lei stessa confesserà molti anni dopo.
Il 10 maggio 1940 la madre entra nella sua stanza e le dice: «Svegliati Audrey, c’è la guerra».
Durante l’occupazione nazista, la futura attrice soffre la fame, ma la madre trova il modo di farle studiare danza. Userà il talento di ballerina per partecipare a spettacoli che finanziano la Resistenza.
Dall’esperienza della guerra nasce la sua sensibilità verso chi soffre.
L’ascesa verso le stelle: da Broadway a Hollywood
Il destino cambia a Montecarlo. Durante le riprese di Monte Carlo Baby incontra la scrittrice Colette. L’autrice la vuole come protagonista della versione teatrale di Gigi.
Il 24 novembre 1951 lo spettacolo debutta a Broadway ed è un trionfo.
Hollywood si accorge subito di lei.
Audrey si impone come alternativa radicale alle dive prosperose dell’epoca, come Marilyn Monroe e Ava Gardner.
Il suo stile è essenziale, il fisico esile, la recitazione naturale.
I ruoli che l’hanno resa immortale
Il grande pubblico la identifica per sempre con la principessa Anna di Vacanze romane (1953), ruolo che le vale l’Oscar.
Indimenticabile è anche Holly Golightly in Colazione da Tiffany (1961).
In Sabrina (1954), diretta da Billy Wilder, recita accanto a Humphrey Bogart e William Holden.
Diventa un’icona di stile. Lo stilista Hubert de Givenchy, amico e confidente, crea per lei abiti entrati nella storia del costume del Novecento.
Una vita nel segno dell’eleganza che non sfiorisce
Audrey vive tra Amsterdam, Londra, New York, Parigi e Roma.
Dal matrimonio con Mel Ferrer nasce Sean nel 1960. Nel 1970, dall’unione con lo psichiatra italiano Andrea Dotti, nasce Luca.
Se è vero che “l’eleganza è l’unica forma di bellezza che non sfiorisce mai” – come Audrey amava dire – lei rimarrà per sempre un’icona unica della storia del cinema.
E i 25 film della sua carriera sono destinati a rimanere nella memoria di tutti.
Oltre ai classici già citati, la ricordiamo protagonista della commedia musicale My fair lady (1964) di Cukor; di Cenerentola a Parigi (1957) di Stanley Donen. E ancora: Natascia in Guerra e pace (1956) di King Vidor.
Nel 1959 la Hepburn gira Storia di una monaca di Zinneman, nel 1967, Due per la strada di Donen e Gli occhi della notte di Terence Young. Nel 1967 arriva la decisione di ritirarsi dalle scene, riapparendo solo saltuariamente sugli schermi.
Nel 1989 viene chiamata da Spielberg per interpretare la parte di un angelo nel film Always – Per sempre, che sarà la sua ultima interpretazione.
Audrey Hepburn si spegne serenamente nel sonno il 20 gennaio 1993, all’età di 63 anni, nella sua casa di Tolochenaz, nel Canton Vaud. Alla cerimonia funebre saranno presenti il suo compagno Robert Wolders, i due figli Sean e Luca, gli ex mariti Mel Ferrer e Andrea Dotti. Ma anche gli amici di sempre Hubert de Givenchy, Alain Delon e Roger Moore.
Per onorare la sua memoria, il figlio Sean fondò nello stesso anno l’Audrey Hepburn Children’s Fund, un’organizzazione che continua a promuovere la scolarizzazione nei Paesi africani, mantenendo vivo il ricordo del suo impegno.
Laura Persico Pezzino





























































