Addio a Giuliano Spazzali, avvocato di Mani Pulite.

Si è spento a Milano, all’età di 87 anni, Giuliano Spazzali, una delle figure più riconoscibili e discusse dell’avvocatura italiana del Novecento.
Protagonista indiretto ma centrale della stagione di Mani pulite, Spazzali ha incarnato il ruolo del difensore in una fase storica in cui la giustizia penale italiana cambiava volto, linguaggio e percezione pubblica.
Un avvocato nel cuore degli anni di Mani Pulite
Nato a Trieste nel 1939, Giuliano Spazzali diventa noto al grande pubblico negli anni Novanta come difensore di Sergio Cusani nel celebre processo Enimont, uno dei simboli giudiziari dell’epoca.
In quell’aula, seguita quotidianamente dalle televisioni, Spazzali rappresenta il contraltare naturale dell’accusa, incarnata dal pm Antonio Di Pietro.
Non uno scontro personale, ma una dialettica processuale che segna un passaggio epocale: il pubblico ministero e il difensore sullo stesso piano, di fronte al giudice, in un processo finalmente accusatorio.
Difendere quando difendere è scomodo
La carriera di Spazzali è segnata da scelte spesso controcorrente.
Fu legale del Soccorso Rosso e difese Pietro Valpreda, l’anarchico ingiustamente accusato per la strage di Piazza Fontana.
In anni di fortissima pressione mediatica e politica, Spazzali ha sempre rivendicato il valore costituzionale della difesa, anche — e soprattutto — nei processi più esposti e impopolari.
Il ricordo di Antonio Di Pietro
A rendere omaggio all’avvocato è stato lo stesso Antonio Di Pietro, che ne ha riconosciuto pubblicamente il valore umano e professionale.
«Onore all’avvocato Spazzali – ha dichiarato – per essere stato tra i primi a sapere interpretare il ruolo dell’avvocato nel nuovo processo penale accusatorio. Ho rispettato le sue arringhe quando era in vita e le rispetto ancora di più ora che se n’è andato».
Parole che restituiscono il senso profondo di una stagione in cui lo scontro in aula non cancellava il rispetto reciproco.
Una figura che ha segnato la cultura giuridica italiana
Giuliano Spazzali lascia un’eredità che va oltre i singoli processi.
Resta l’immagine di un avvocato colto, rigoroso, capace di sostenere la difesa come presidio democratico, anche quando il clima pubblico sembrava non ammettere sfumature.
Con la sua morte si chiude un capitolo importante della storia giudiziaria italiana, quello in cui la giustizia entrò nelle case degli italiani e l’avvocatura dovette reinventare il proprio ruolo sotto gli occhi di tutti.















































