27 gennaio 1922. Muore Giovanni Verga.

Giovanni Verga nasce a Catania il 2 settembre 1840 e muore nella stessa città il 27 gennaio 1922.
È considerato il massimo esponente del Verismo, il movimento che rivoluziona la letteratura italiana dell’Ottocento.
Verga sceglie una scrittura oggettiva, priva di commenti morali e di giudizi dell’autore.
Adotta la poetica dell’impersonalità, che osserva il mondo dei contadini e dei pescatori mantenendo una distanza rigorosa.
Al centro della narrazione pone il fatto nudo e crudo, utilizzando il linguaggio della tradizione popolare per restituire una verità sociale senza filtri.
La vita di Giovanni Verga: gli inizi e la formazione
Nato in una famiglia nobile e liberale, Verga cresce in un ambiente culturalmente stimolante.
Studia sotto la guida del poeta romantico Antonino Abate, che orienta le sue prime prove letterarie.
Si iscrive alla facoltà di giurisprudenza all’Università di Catania, ma abbandona presto gli studi per dedicarsi interamente alla scrittura.
Le opere giovanili, come I Carbonari della Montagna e Storia di una capinera, mostrano un’impronta romantica e sentimentale.
Il trasferimento a Milano nel 1872 segna una svolta decisiva.
Nella capitale culturale del tempo entra in contatto con l’ambiente della Scapigliatura e con intellettuali come Arrigo Boito e Giuseppe Giacosa, maturando una visione narrativa più moderna.
L’adesione al Verismo: Rosso Malpelo e I Malavoglia
La novella Rosso Malpelo, pubblicata nel 1878, segna l’ingresso pieno nel Verismo.
Verga utilizza il discorso indiretto libero per dare voce ai personaggi dall’interno, senza mediazioni autoriali.
La tecnica narrativa restituisce un realismo duro e coinvolgente, profondamente radicato nella realtà sociale italiana.
Tra i capolavori spiccano I Malavoglia, pubblicato nel 1881, e Mastro-don Gesualdo, uscito nel 1889.
Entrambe le opere fanno parte del ciclo dei Vinti, un progetto incompiuto che indaga l’ambizione e la lotta per la sopravvivenza attraverso diverse classi sociali.
Il teatro e Cavalleria rusticana
Verga si dedica anche al teatro, adattando alcune novelle per la scena.
Cavalleria rusticana, rappresentata nel 1884, ottiene un successo enorme.
La successiva trasposizione lirica di Pietro Mascagni contribuisce a diffondere l’opera in tutto il mondo.
Gli ultimi anni, la morte e i funerali
Dopo il ritorno definitivo a Catania nel 1893, Verga si ritira progressivamente dalla vita pubblica.
Si occupa delle sue proprietà e rivede le opere già pubblicate.
Nel 1920 viene nominato Senatore del Regno d’Italia.
Il 24 gennaio 1922 viene colpito da un ictus cerebrale.
Muore tre giorni dopo, nella sua casa di via Sant’Anna.
La notizia della scomparsa suscita profondo cordoglio.
I funerali si svolgono con ampia partecipazione e lo scrittore viene sepolto nel Viale degli Uomini Illustri del cimitero monumentale di Catania.





























































