17 febbraio 1600: Giordano Bruno al rogo

Giordano Bruno, il filosofo che sfida l’Inquisizione
Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno muore arso vivo in Campo de’ Fiori, a Roma.
La condanna arriva al termine di un lungo processo per eresia promosso dal Sant’Uffizio.
Con la sua esecuzione si chiude una vicenda umana intensa, segnata da studio, viaggi e conflitti con le autorità religiose del tempo.
Le origini e la formazione a Napoli
Giordano Bruno nasce a Nola, vicino a Napoli, nel 1548.
Il suo nome di battesimo è Filippo Bruno.
A diciassette anni entra nel convento di San Domenico Maggiore e sceglie il nome Giordano.
Dopo sette anni, riceve l’ordinazione sacerdotale.
Fin dai primi studi dimostra un carattere indipendente.
Approfondisce teologia, filosofia antica e moderna, testi proibiti e opere di autori eterodossi.
Non accetta verità imposte senza indagine critica.
Questo atteggiamento lo porta presto a scontrarsi con i dogmi ufficiali.
La filosofia di Giordano Bruno e l’idea di infinito
Giordano Bruno sviluppa una visione panteistica influenzata dal pensiero di Eraclito.
Identifica Dio con l’universo, concepito come realtà infinita e in continua trasformazione.
Sostiene le teorie copernicane sull’eliocentrismo, ma le supera proponendo l’esistenza di infiniti mondi.
In un’epoca segnata dalla Controriforma, queste idee appaiono radicali.
Le autorità ecclesiastiche le considerano pericolose.
Giordano Bruno lascia Napoli nel 1576 e inizia un lungo periodo di spostamenti tra Italia ed Europa.
I viaggi in Europa e le opere principali
Giordano Bruno soggiorna a Savona, Venezia e Ginevra, dove aderisce al calvinismo.
Si trasferisce poi a Tolosa, dove insegna e pubblica opere come “De umbris idearum” e “Il Candelaio”.
Tra il 1583 e il 1585 vive in Inghilterra.
Qui scrive “La cena delle ceneri” e “De l’infinito universo et mondi”.
In questi testi afferma l’infinità dell’universo e il valore della conoscenza come fine ultimo dell’esistenza.
Con opere come “Spaccio de la bestia trionfante” e “Degli eroici furori” difende la libertà intellettuale e l’autonomia del pensiero.
Il processo, la condanna e il rogo
Nel 1592 Giordano Bruno accetta l’invito del nobile veneziano Giovanni Mocenigo.
Durante il soggiorno viene denunciato per le sue idee.
Le autorità lo arrestano e trasferiscono il processo a Roma.
Dopo anni di interrogatori, nel 1599 il tribunale lo dichiara eretico.
Il 17 febbraio 1600 lo conducono in Campo de’ Fiori.
Il rogo spegne la sua vita, ma non il suo pensiero.
Nel 1889 un monumento viene eretto nel luogo dell’esecuzione.
La statua celebra oggi Giordano Bruno come simbolo della libertà di pensiero e della ricerca della verità.
La sua figura resta centrale nella storia della filosofia moderna e continua a interrogare il presente.



































































