Stop ai nuovi forni crematori nel Lazio

La Regione blocca le costruzioni di nuovi forni crematori fino al 2030
La Regione Lazio imprime una svolta significativa nella pianificazione funeraria con lo stop ai nuovi forni crematori fino al 2030.
La misura è contenuta nel nuovo Piano regionale di coordinamento per la realizzazione degli impianti di cremazione.
Si tratta di una decisione destinata a incidere profondamente sul settore, ma anche a rassicurare molti cittadini.
Le nuove regole dovranno ora essere approvate in Consiglio regionale per diventare pienamente operative.
Nel frattempo, tutti i procedimenti autorizzativi per la costruzione di nuovi impianti restano sospesi.
Le proteste dei cittadini e i casi locali
La decisione arriva anche in risposta alle numerose proteste registrate negli ultimi anni.
In diversi territori del Lazio, infatti, i cittadini hanno espresso forti preoccupazioni per la realizzazione di nuovi crematori vicino a case, scuole e centri abitati.
Emblematico è il caso di Mentana, in provincia di Roma.
Qui il progetto di un nuovo forno crematorio è stato fortemente contestato dalla popolazione.
Grazie alla mobilitazione civica, l’iniziativa è rimasta allo stato di proposta, senza mai concretizzarsi.
Diversa la situazione per gli impianti già avviati prima dello stop deciso nel 2024 dall’assessore all’Ambiente Elena Palazzo.
Sono stati infatti completati il crematorio di Ardea e quello di Montasola, in provincia di Rieti.
Il nuovo Piano regionale: sostenibilità e tutela della salute
Il Piano regionale si fonda su principi chiave: proporzionalità, sostenibilità ambientale e tutela della salute pubblica.
L’obiettivo è evitare una crescita incontrollata degli impianti e garantire un equilibrio tra domanda e offerta.
Dalle analisi effettuate emerge un dato chiaro.
La rete crematoria attualmente esistente nel Lazio è già autosufficiente.
Non esiste quindi, allo stato attuale, una reale necessità di nuove strutture.
Il Piano introduce inoltre limiti più stringenti sulle emissioni.
Queste nuove regole dovranno essere rispettate anche dagli impianti già in funzione.
I dati sulle cremazioni nel Lazio
Il provvedimento si basa su un’analisi dettagliata dei dati demografici e funerari degli ultimi anni.
Nel 2024 il Lazio registra una diminuzione della popolazione pari a -5.567 residenti.
Il saldo naturale resta negativo, con un numero di decessi superiore alle nascite.
Dopo il picco pandemico del 2021, con 63.779 decessi, la mortalità si stabilizza.
Nel 2024 si registrano 60.657 decessi, con previsioni simili anche per il 2025.
Parallelamente, il tasso di cremazione si attesta al 34%.
Un valore leggermente inferiore rispetto alla media nazionale del 38,9%.
Nonostante un lieve calo tra il 2024 e il 2025, il Piano adotta un approccio prudenziale.
Si prevede infatti una crescita della domanda fino a 40.637 cremazioni annue entro il 2030.
Gli impianti attivi e la capacità del sistema
Attualmente nel Lazio sono operativi quattro impianti crematori:
Roma Flaminio, Civitavecchia, Viterbo e Montasola.
Il potenziamento dell’impianto di Roma Flaminio, passato da 6 a 9 linee, ha aumentato significativamente la capacità complessiva.
A questo si aggiunge l’entrata in funzione dell’impianto di Montasola.
Per il 2026, la capacità stimata raggiunge le 42.292 cremazioni annue.
Un valore superiore rispetto alla domanda prevista per il 2030.
Questo significa che il sistema attuale è in grado di soddisfare il fabbisogno regionale senza nuove costruzioni.
Una decisione tra equilibrio e pianificazione
Lo stop ai nuovi forni crematori nel Lazio rappresenta una scelta strategica.
Da un lato tutela i cittadini e il territorio.
Dall’altro garantisce una gestione più razionale e sostenibile del sistema crematorio.
In attesa dell’approvazione definitiva in Consiglio regionale, la Regione traccia una linea chiara.
Pianificazione, controllo e sostenibilità diventano le parole chiave per il futuro del settore funerario.













































