Addio a Sonny Rollins, il gigante del sax che ha rivoluzionato il jazz.

La morte di Sonny Rollins: la musica perde una delle figure più intense e influenti del jazz
Si è spento a 95 anni Sonny Rollins, considerato da critica e pubblico uno dei più grandi sassofonisti della storia del jazz moderno.
L’artista è morto nella sua casa di Woodstock, nello Stato di New York, lasciando un’eredità musicale che attraversa oltre mezzo secolo di cultura afroamericana, improvvisazione e innovazione sonora.
Sonny Rollins, dalle strade di Harlem alla leggenda del jazz
Nato il 7 settembre 1930 ad Harlem con il nome di Walter Theodore Rollins, il musicista cresce nel quartiere di Sugar Hill, uno dei centri culturali più importanti della comunità afroamericana di New York.
I suoi genitori provenivano dalle Isole Vergini e trasmisero al giovane Sonny un forte legame con le tradizioni caraibiche che avrebbero poi influenzato molte delle sue composizioni.
Fin da ragazzo rimane folgorato dal talento del sassofonista Coleman Hawkins, destinato a diventare uno dei suoi principali punti di riferimento artistici.
Alla fine degli anni Quaranta è già attivo nella scena jazz newyorchese.
Nel 1949 registra per la prima volta insieme al cantante Babs Gonzales e negli anni successivi collabora con autentici giganti della musica come Miles Davis, Thelonious Monk, Bud Powell e Charlie Parker.
La consacrazione con “Saxophone Colossus”
Dopo aver affrontato e superato una difficile dipendenza dall’eroina, Rollins raggiunge la notorietà nazionale negli anni Cinquanta grazie al quintetto del batterista Max Roach e del trombettista Clifford Brown.
Il 1956 rappresenta l’anno della consacrazione definitiva.
Pubblica infatti due album destinati a entrare nella storia del jazz: Tenor Madness e Saxophone Colossus.
In “Tenor Madness” compare il suo unico storico incontro discografico con John Coltrane.
“Saxophone Colossus”, invece, viene considerato ancora oggi uno dei capolavori assoluti del jazz moderno.
All’interno dell’album compare anche St. Thomas, adattamento di una melodia tradizionale delle Indie occidentali diventata una delle composizioni simbolo della sua carriera.

“Freedom Suite” e la denuncia del razzismo
Nel 1958 Sonny Rollins sorprende il pubblico con Freedom Suite, opera rivoluzionaria che affronta apertamente il tema della discriminazione razziale negli Stati Uniti.
In un periodo storico in cui molti artisti evitavano prese di posizione politiche esplicite, Rollins utilizza la musica come strumento di denuncia sociale.
Il disco viene considerato una delle prime grandi dichiarazioni artistiche contro l’ingiustizia razziale provenienti dal mondo del jazz.
Il silenzio, il Williamsburg Bridge e la rinascita
Nel 1959, proprio nel momento di massimo successo, Sonny Rollins decide improvvisamente di allontanarsi dalle scene.
Insoddisfatto del proprio stile, sceglie di dedicarsi completamente allo studio e alla ricerca musicale.
Per oltre due anni si esercita spesso di notte sul Williamsburg Bridge di New York per non disturbare i vicini del suo appartamento nel Lower East Side di Manhattan.
Da quella esperienza nascerà nel 1962 The Bridge, disco che segna il suo straordinario ritorno.
Negli anni successivi alterna momenti di intensa attività artistica a nuove pause dedicate alla spiritualità e alla ricerca personale.
Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta soggiorna anche in India e in Giappone, approfondendo discipline spirituali e nuove influenze musicali.
L’improvvisazione come filosofia di vita
Sonny Rollins ha sempre rifiutato qualsiasi definizione rigida del jazz.
Nel corso della sua carriera sperimenta l’avanguardia, la fusion, i ritmi rock, il calypso e perfino formazioni prive di pianoforte.
La sua idea di musica ruota attorno al concetto di improvvisazione assoluta.
“Ogni volta che prendo il sax voglio ascoltare qualcosa di fresco”, dichiarò in un’intervista del 2002.
Negli anni Settanta e Ottanta parte della critica lo attacca per l’utilizzo di strumenti elettrici e sonorità più accessibili al grande pubblico.
Nonostante questo, Rollins continua a essere una delle maggiori attrazioni dal vivo della scena jazz internazionale.
Nel 1981 collabora anche con The Rolling Stones suonando in tre brani dell’album Tattoo You, tra cui la celebre Waiting on a Friend.
La moglie Lucille e i grandi riconoscimenti
Accanto a Sonny Rollins per gran parte della vita c’è la moglie Lucille Pearson, sposata nel 1965 e morta nel 2004.
Oltre a essere sua compagna, Lucille diventa anche manager e coproduttrice di numerosi album.
Lo stesso musicista attribuirà spesso a lei una parte fondamentale della propria stabilità personale e artistica.
Nel corso della carriera riceve due Grammy Awards, il Grammy alla carriera nel 2004, il titolo di Jazz Master dal National Endowment for the Arts e la National Medal of Arts.
Nel 2011 ottiene anche il prestigioso Kennedy Center Honor.
Nel 2010 viene eletto membro dell’American Academy of Arts and Sciences, diventando inoltre il primo jazzista a ricevere la Edward MacDowell Medal.
L’ultimo concerto di Sonny Rollins
Sonny Rollins continua a esibirsi fino al 2012, anno del suo ultimo concerto pubblico.
Il suo sax ha raccontato il dolore, la gioia, la lotta e la speranza di intere generazioni.
LPP











































