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Cimitero illegale di cani: l’orrore di Scossicci.

3 Giugno 2026 - 12:40--Cronaca, Pet, Primo piano-
Cimitero illegale di cani: l’orrore di Scossicci.

L’inchiesta sul cimitero illegale di cani scoperto a Scossicci si arricchisce di un elemento destinato a pesare enormemente sugli sviluppi investigativi.

Nell’abitazione del 53enne di Loreto già indagato, i Carabinieri Forestali hanno sequestrato un’agenda contenente nomi, numeri di telefono e cifre annotate a mano.

Secondo gli investigatori, quelle pagine potrebbero rappresentare una vera e propria lista di clienti collegati allo smaltimento illecito di cani morti.

I resti di 55 cani lungo la scarpata dell’A14

L’indagine nasce dal ritrovamento dei resti di 55 cani e di un gatto abbandonati lungo la scarpata dell’A14 tra Porto Recanati e Loreto.

Molti corpi erano chiusi in sacchi della spazzatura, tra questi anche il cadavere di un cane rinvenuto era incaprettato e decapitato.

Una scena terribile che ha immediatamente fatto pensare a un’attività reiterata nel tempo.

Gli investigatori ritengono improbabile che un numero così elevato di animali possa essere riconducibile a episodi isolati.

Al contrario, il quadro che emerge sembra compatibile con un sistema organizzato di eliminazione clandestina.

Nomi e cifre sotto la lente degli investigatori

L’agenda sequestrata rappresenta ora il fulcro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Macerata, gli inquirenti stanno confrontando i nominativi annotati con i dati dell’anagrafe canina.

L’obiettivo è verificare eventuali discrepanze tra animali registrati ufficialmente come vivi e la loro reale scomparsa.

In molti casi, infatti, non esisterebbero certificazioni ufficiali di morte.

Un dettaglio che potrebbe diventare decisivo per dimostrare eventuali cessioni illegali di animali.

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Il sospetto sui cani da caccia

Tra le piste investigative più concrete c’è quella legata ai cani da caccia.

Secondo gli inquirenti, alcuni animali utilizzati per l’attività venatoria sarebbero stati “eliminati”  perchè diventati anziani o non più performanti.

Invece di essere mantenuti come cani da compagni o affidati a rifugi sarebbero stati fatti sparire.

Durante la perquisizione, i Carabinieri Forestali hanno inoltre sequestrato gabbie contenenti richiami vivi detenuti illegalmente.

Sono stati trovati anche documenti e attrezzature che rafforzerebbero i sospetti di collegamenti con l’ambiente venatorio e cinofilo.

Gli investigatori non escludono che il 53enne possa aver agito su commissione.

Microchip rimossi e autopsie in corso

Un elemento accomuna tutti gli animali ritrovati: a ciascun cane era stato rimosso il microchip identificativo.

Una circostanza che rende più complessa l’identificazione delle carcasse e alimenta il sospetto di un’operazione studiata per cancellare ogni traccia.

L’Istituto zooprofilattico di Tolentino sta eseguendo le autopsie sui resti recuperati.

Gli esami dovranno chiarire età, razza e cause della morte degli animali. Gli accertamenti potrebbero fornire elementi fondamentali per ricostruire la filiera delle responsabilità.

Le accuse delle associazioni animaliste

Durissima la presa di posizione della LEAL (Lega Antivisezionista).

Roberto Brognano, responsabile della sezione maltrattamento e randagismo dell’associazione, parla apertamente di una “catena” che da anni coinvolgerebbe cani scomparsi e microchip spariti.

Secondo Brognano, cinquantacinque carcasse non possono essere considerate un caso isolato.

L’associazione chiede che vengano individuati non soltanto gli esecutori materiali, ma anche chi avrebbe affidato gli animali scegliendo deliberatamente di ignorarne il destino finale.

La LEAL ha annunciato che seguirà l’intera vicenda attraverso il proprio ufficio legale.

La posizione di Federcaccia

Sul caso è intervenuta anche Federcaccia. Il presidente Massimo Buconi ha respinto le generalizzazioni nei confronti del mondo venatorio.

Buconi ha parlato di “illazioni discriminatorie”, ribadendo il forte legame che unisce molti cacciatori ai propri cani.

Tuttavia la posizione di Federcaccia sembrerebbe non corrispondere al comportamento di molti cacciatori che considerano i cani soltanto “oggetti” da dismettere quando non più utili alle pratiche venatorie.

Un’inchiesta che potrebbe allargarsi

L’agenda sequestrata potrebbe ora diventare la chiave per ricostruire una rete fatta di richieste, silenzio, presunti pagamenti e silenzi.

Gli investigatori vogliono capire se dietro il cimitero degli orrori di Scossicci si nasconda un sistema stabile di smaltimento illegale di animali.

Tra autopsie, verifiche sull’anagrafe canina e interrogatori, l’inchiesta potrebbe allargarsi ben oltre il singolo indagato.

E mentre emergono nuovi dettagli, resta l’immagine, orribile, di decine di cani abbandonati lungo una scarpata, privati perfino della loro identità attraverso la rimozione dei microchip.

LPP

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