Sottrae le marche da bollo dalle pratiche dei defunti

8 Giugno 2026 - 19:00--Cronaca, Primo piano-
Sottrae le marche da bollo dalle pratiche dei defunti

Como, dipendente comunale accusato di peculato per “furto” di marche da bollo dalle pratiche dei defunti

Un’indagine della Guardia di Finanza di Como ha portato alla luce un presunto sistema illecito che avrebbe coinvolto un dipendente del Comune addetto alle pratiche di stato civile legate ai decessi.

L’uomo si faceva consegnare le marche da bollo, da 16 euro ciascuna, dalle imprese di onoranze funebri, ma poi sulle pratiche incollava bolli rimossi da vecchi documenti

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Como, riguarda la gestione delle autorizzazioni per la cremazione e la dispersione delle ceneri e ha portato alla denuncia di un funzionario pubblico accusato di essersi appropriato di marche da bollo per un valore complessivo superiore a 27 mila euro.

La vicenda ha suscitato particolare attenzione perché coinvolge un settore estremamente delicato, quello delle pratiche amministrative che accompagnano il percorso di un defunto e delle famiglie chiamate a gestire uno dei momenti più difficili della propria vita.

Alcune anomalie nella gestione pratiche fanno scattare l’indagine

Le verifiche investigative sono iniziate durante l’estate del 2025. Alcune anomalie riscontrate nella gestione delle pratiche mortuarie hanno attirato l’attenzione degli investigatori.

I controlli hanno riguardato in particolare l’ufficio di Stato Civile del Comune di Como e l’ufficio decessi dell’ospedale Sant’Anna.

Gli approfondimenti si sono concentrati sulle autorizzazioni necessarie per le cremazioni e per la dispersione delle ceneri, procedure che richiedono specifici adempimenti amministrativi e l’applicazione di marche da bollo previste dalla normativa vigente.

Proprio l’analisi di questi documenti avrebbe fatto emergere irregolarità tali da giustificare l’apertura di un’indagine approfondita.

Sequestrati quasi 5 mila fascicoli mortuari

Per ricostruire quanto accaduto, la Guardia di Finanza ha proceduto al sequestro di oltre 4.900 fascicoli mortuari.

La documentazione riguardava decessi avvenuti tra il 2022 e il 2025. Nel complesso gli investigatori hanno esaminato circa 15 mila documenti amministrativi.

L’attività investigativa si è poi estesa e sono stati ascoltati titolari e direttori tecnici di numerose imprese funebri operanti sul territorio, oltre a diversi dipendenti pubblici coinvolti nella gestione delle autorizzazioni.

Grazie all’incrocio delle informazioni raccolte sarebbe stato possibile delineare il presunto meccanismo utilizzato dal funzionario.

Il “gioco” delle marche da bollo

Secondo l’ipotesi accusatoria, il dipendente comunale si sarebbe fatto consegnare dalle imprese funebri le marche da bollo necessarie per completare le pratiche amministrative.

In alcune circostanze sarebbero state richieste quantità superiori rispetto a quelle realmente necessarie.

Una parte dei contrassegni fiscali, invece di essere utilizzata per i documenti ufficiali, sarebbe stata trattenuta.

Le indagini parlano di oltre 1.700 marche da bollo da 16 euro ciascuna che non avrebbero seguito il normale iter amministrativo.

Il valore complessivo della presunta appropriazione ammonterebbe a 27.904 euro.

Riutilizzo delle stesse marche e documenti alterati

Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato ulteriori irregolarità. Secondo gli investigatori, alcune marche da bollo sarebbero state riutilizzate più volte all’interno di pratiche differenti.

In alcuni fascicoli sarebbe stato riscontrato addirittura un doppio o triplo utilizzo dello stesso contrassegno fiscale per documenti riferiti a persone diverse.

Le verifiche avrebbero inoltre portato alla scoperta di presunte alterazioni manuali dei numeri seriali e delle date riportate sulle marche da bollo.

In altri casi, all’interno dei fascicoli amministrativi sarebbero state rinvenute semplici copie dei documenti anziché gli originali richiesti dalla normativa.

Si tratta di elementi che hanno contribuito ad aggravare il quadro accusatorio nei confronti dell’indagato.

Le accuse contestate dalla Procura

Alla luce delle risultanze investigative, il dipendente comunale è stato denunciato per una serie di reati particolarmente gravi.

Le accuse comprendono il peculato, la falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, la soppressione e distruzione di atti veri e la falsificazione di valori di bollo.

Si tratta di contestazioni che, se confermate nelle successive fasi processuali, potrebbero comportare conseguenze rilevanti sia sul piano penale sia su quello professionale.

Il Tribunale di Como ha disposto una misura cautelare nei confronti dell’indagato: l’uomo dovrà presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria.

Contestualmente è stato eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla futura confisca del presunto profitto del reato.

L’importo sequestrato corrisponde alla somma di 27.904 euro, ritenuta dagli inquirenti il valore economico delle marche da bollo che sarebbero state indebitamente sottratte.

Un caso che riaccende l’attenzione sulla gestione delle pratiche funerarie

La vicenda di Como riporta al centro del dibattito il tema della trasparenza e della correttezza amministrativa nella gestione delle pratiche funerarie.

Cremazioni, autorizzazioni alla dispersione delle ceneri e certificazioni legate ai decessi rappresentano procedure particolarmente delicate che richiedono precisione, controllo e assoluto rispetto delle norme.

Le famiglie che affrontano un lutto si affidano infatti alle istituzioni e alle imprese funebri confidando nella regolarità di ogni passaggio burocratico.

L’inchiesta avviata dalla Guardia di Finanza mira ora a chiarire ogni aspetto della vicenda e ad accertare eventuali responsabilità, in un contesto che ha inevitabilmente destato forte attenzione nell’opinione pubblica e tra gli operatori del settore funerario.

LPP

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