Salvatore Quasimodo

14 giugno 1968. Muore Salvatore Quasimodo

14 Giugno 2026 - 08:00--Anniversari-
14 giugno 1968. Muore Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo, la voce di “Ed è subito sera”

Un poeta che attraversa il Novecento

Il 14 giugno 1968 si spegne a Napoli Salvatore Quasimodo, una delle figure più importanti della letteratura italiana del Novecento.
Ha 66 anni.
Un ictus lo colpisce mentre si trova ad Amalfi per partecipare a un incontro culturale.
La notizia della sua morte suscita profonda commozione nel mondo della cultura italiana ed europea.
Quasimodo non è soltanto l’autore di alcuni dei versi più celebri della poesia italiana.
È un intellettuale che attraversa il secolo delle guerre, delle trasformazioni sociali e delle grandi inquietudini umane, traducendo tutto questo in parole essenziali e intense.
Nasce il 20 agosto 1901 a Modica, in Sicilia.
L’infanzia e la giovinezza si svolgono tra diverse città italiane, seguendo gli spostamenti del padre ferroviere.
Messina, Palermo, Roma e infine Milano diventano tappe fondamentali della sua formazione umana e culturale.
Ogni luogo lascia una traccia nella sua sensibilità e contribuisce a costruire uno sguardo poetico profondamente legato alla memoria.

Dalla Sicilia alla grande poesia italiana

La Sicilia occupa sempre un posto centrale nella sua opera.
Non rappresenta soltanto una terra d’origine, ma un paesaggio interiore fatto di ricordi, nostalgia e radici profonde.
Nel 1930 pubblica la sua prima raccolta poetica, Acque e terre, nella quale emergono già molti dei temi che accompagneranno tutta la sua produzione.
Negli anni successivi arrivano opere fondamentali come Oboe sommerso e Ed è subito sera.
Proprio quest’ultima raccolta contiene alcuni dei versi più conosciuti della letteratura italiana.
Con il passare del tempo la sua scrittura evolve.
L’ermetismo degli esordi lascia spazio a una poesia più aperta, capace di dialogare con la realtà storica e sociale.
Dopo la Seconda guerra mondiale, Quasimodo sente la necessità di dare voce alle sofferenze collettive, alle ferite lasciate dal conflitto e alle speranze di ricostruzione.
La sua poesia diventa così uno strumento di riflessione civile senza perdere profondità lirica.

Il Nobel e l’impegno culturale

Nel 1959 arriva il riconoscimento più prestigioso.
L’Accademia di Svezia gli assegna il Premio Nobel per la Letteratura, premiando una produzione poetica che riesce a esprimere con forza la condizione dell’uomo contemporaneo.
Il Nobel consacra definitivamente Quasimodo tra i grandi autori del Novecento.
Accanto all’attività poetica porta avanti un intenso lavoro di traduzione.
Studia e traduce i classici greci e latini, offrendo nuove versioni di autori come Omero, Sofocle e Catullo.
Il suo approccio unisce rigore filologico e sensibilità poetica, rendendo quei testi accessibili a nuove generazioni di lettori.
Nel frattempo insegna presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e partecipa attivamente alla vita culturale italiana.
Conferenze, incontri pubblici e viaggi all’estero gli permettono di diffondere la propria idea di poesia come strumento di conoscenza e responsabilità.

L’ultimo viaggio

Gli ultimi anni trascorrono tra impegni culturali, viaggi e attività pubbliche.
Anche dopo il Nobel continua a scrivere, tradurre e dialogare con il pubblico.
La morte arriva improvvisamente il 14 giugno 1968.
Dopo le esequie, Milano accoglie il poeta nel Famedio del Cimitero Monumentale, luogo destinato ai cittadini che hanno lasciato un segno profondo nella storia della città e del Paese.
Il suo archivio personale trova poi sede presso l’Università di Pavia, dove studiosi e ricercatori continuano a custodire e approfondire la sua opera.

Paolo Imeri Art Funeral Italy

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