6 luglio 1971. Muore Louis Armstrong.

Louis Armstrong, il genio che cambia per sempre il jazz
L’uomo che dona un’anima nuova alla musica
La mattina del 6 luglio 1971 Louis Armstrong muore nella sua casa nel quartiere di Queens, a New York, all’età di 69 anni.
Il suo cuore si ferma dopo una lunga serie di problemi di salute culminati in un infarto, ma il suo lascito continua a vivere in ogni nota di jazz suonata nel mondo.
Con lui non scompare soltanto uno straordinario trombettista.
Se ne va l’artista che più di ogni altro riesce a trasformare il jazz da musica popolare di New Orleans a linguaggio universale, capace di parlare a culture e generazioni diverse.
Il suo sorriso contagioso, la voce roca e inconfondibile e il modo unico di interpretare ogni melodia lo rendono una figura irripetibile nella storia della musica.
Dalle strade di New Orleans ai palcoscenici del mondo
Louis Armstrong nasce il 4 agosto 1901 a New Orleans, in Louisiana, in una famiglia molto povera.
L’infanzia è difficile.
Il padre abbandona presto la famiglia e il giovane Louis cresce tra sacrifici e quartieri dove la musica accompagna la vita quotidiana.
Un episodio destinato a cambiare il suo futuro arriva durante l’adolescenza.
Dopo essere stato mandato in una riformatorio per aver sparato alcuni colpi in aria durante i festeggiamenti di Capodanno, scopre la disciplina della banda musicale dell’istituto.
È proprio lì che impara a suonare la tromba e sviluppa un talento fuori dal comune.
Terminata quell’esperienza, entra nelle marching band della città e perfeziona rapidamente la tecnica.
L’incontro con il trombettista Joe “King” Oliver rappresenta una svolta decisiva.
Seguendo il suo esempio, Armstrong costruisce uno stile personale fatto di virtuosismo, ritmo e straordinaria capacità espressiva.
Il musicista che rivoluziona il jazz
Negli anni Venti registra con gli Hot Five e gli Hot Seven incisioni considerate ancora oggi fondamentali nella storia del jazz.
Con le sue improvvisazioni cambia il ruolo del solista, dando maggiore libertà creativa all’esecuzione musicale.
Ogni assolo racconta una storia.
Ogni frase musicale trasmette emozioni autentiche.
Il suo modo di suonare influenza musicisti di ogni genere, ben oltre i confini del jazz.
Armstrong non conquista il pubblico soltanto con la tromba.
La sua voce profonda, graffiata e immediatamente riconoscibile diventa un altro marchio di fabbrica.
Brani come “What a Wonderful World” e “Hello, Dolly!” entrano nella memoria collettiva e dimostrano la sua straordinaria capacità di emozionare anche attraverso il canto.
Pur assistendo alla nascita di nuove correnti musicali, resta sempre fedele al proprio stile.
Non rincorre le mode.
Continua invece a proporre una musica sincera, elegante e profondamente umana.
La morte, i funerali e un’eredità senza tempo
Louis Armstrong muore il 6 luglio 1971 a causa di un infarto, pochi mesi dopo aver ridotto gli impegni pubblici per le sue condizioni di salute.
La notizia suscita grande commozione negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
Musicisti, artisti e semplici appassionati riconoscono in lui uno dei protagonisti assoluti della musica del Novecento.
I funerali si celebrano nella Corona Congregational Church di New York, alla presenza di familiari, colleghi e migliaia di ammiratori che desiderano rendergli l’ultimo saluto.
Successivamente viene sepolto nel Flushing Cemetery, nel Queens.










































