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Colpo di scena: quando una citazione… non lo è abbastanza

Colpo di scena: quando una citazione… non lo è abbastanza

L’arte della citazione

Utilizzare sapientemente una citazione: qualcosa che tutti dovremmo imparare. Eppure è facile inciampare nella “citazione della citazione citata” anche per coloro che ne fanno un uso professionale.

Vi è un momento preciso, durante un rito di commiato personalizzato, in cui il tempo sembra sospendersi.

È quell’istante perfetto in cui l’autore del commiato o il  cerimoniere, prende la parola per introdurre un verso di una poesia, di una canzone, una citazione appunto, capace di squarciare il silenzio.

Ma dimenticate le solite frasi fatte o i cliché polverosi. Oggi vi mostriamo una delle perle rare, utilizzate in queste occasioni.

“Non piangere perché è finita. Sorridi perché è accaduto”

Una citazione che fa viaggiare verso una riflessione, una presa di coscienza.

Un pensiero così potente da riuscire in un’impresa quasi impossibile: trasformare la fine in una straordinaria celebrazione della vita, come dono consapevole. Tutto in una frase.

Tuttavia è una frase che, non solo accarezza il cuore dei presenti e prepara il terreno alle parole intime di parenti e amici, nasconde un segreto.

Sì, perché dietro questa citazione così intensa si cela un retroscena curioso e squisitamente letterario che quasi nessuno conosce… e che stiamo per svelarvi.

La fonte nebulosa viene svelata

Se vi dicessimo che una delle frasi di conforto più condivisa del web è, in realtà, un gigantesco “falso storico”?

Preparatevi al colpo di scena.

Per anni, i motori di ricerca e i biglietti di condoglianze hanno attribuito la celeberrima perla, al genio della letteratura Gabriel García Márquez. Beh… spoiler: Marquez non l’ha mai scritta in nessuno dei suoi romanzi.

Le indagini d’archivio ci dicono che questa frase è un’autentica figlia di internet, esplosa negli anni ’90.

Ma neanche questa, coincide alla corretta versione.

Se scaviamo ancora più a fondo, sotto la superficie del web, scopriamo che le radici di questo pensiero così luminoso e consolatorio risalgono a ben prima.

Gli storici della letteratura, lo collocano precisamente alla fine dell’Ottocento

Nata dalla penna romantica e malinconica del poeta tedesco Ludwig Jacobowski.

È stato lui, nel sapore mitteleuropeo di fine secolo, a sussurrare per la prima volta l’idea che la fine di un viaggio non debba essere un rimpianto, ma un ringraziamento cantato a gran voce.

La poesia da cui questa citazione è estrapolata, si intitola: “Leuchtende Tage” (“Giorni Radiosi”). Pubblicazione stimata tra il 1896 e il 1898.

Tra quelle righe cariche di un romanticismo struggente ma vitale, troverete la dicitura:

“Nicht weinen, weil sie vorüber! Lächeln, weil sie gewesen!” che tradotto suona più o meno così: “Non piangere perché è passato! Sorridi perché è avvenuto!”

La poesia è un vero inno a non lasciarsi spegnere dal buio della perdita, ma a lasciarsi illuminare dal ricordo dei “giorni radiosi” vissuti insieme.

E non finisce qui…

In tempi più recenti sui social gira in varie forme la medesima frase, in una versione decisamente più aulica attribuita, addirittura, a  Marguerite Yourcenar.

“Il ne faut pas pleurer parce que cela n’est plus, mais il faut sourire parce que cela a été” che tradotto diventa “Non dovremmo piangere perché non è più, ma dovremmo sorridere perché è stato”. 

Decisamente la lingua francese fa sempre un certo effetto.

Più che parole, storie: come la ricerca del vero rende unico ogni rito

Diciamoci la verità: creare un commiato non è mai un semplice esercizio di stile, ma un cammino di scoperta e formazione.

Ogni giorno andiamo a caccia della parola più autentica, del testo più vero, imbattendoci spesso in frasi avvolte da quella sottile nebbia della “citazione d’autore”.

Eppure, è proprio sollevando quel velo misterioso, approfondendo e indagando, che accade la magia.

Ogni singolo rito, se curato con questa dedizione e curiosità intellettuale, si trasforma.

Non è più solo un momento di immensa condivisione emotiva, ma diventa un’occasione d’oro di crescita culturale.

Perché per celebrare degnamente una vita straordinaria, non servono formule preconfezionate, ma la voglia di riscoprire la bellezza e la verità della storia che andiamo a raccontare.

Giorgia Atzeni

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