il sorpasso

“Il sorpasso”: un film metafora della vita e della morte

“Il sorpasso”: un film metafora della vita e della morte

 

Nel film “Il sorpasso”(1962) di Dino Risi, il viaggio a bordo della “mitica” Lancia Aurelia diventa la grande metafora dell’esistenza umana.

La corsa sfrenata dell’auto, i sorpassi continui e il paesaggio dell’Italia in pieno boom economico simboleggiano il bisogno di vivere il presente, la velocità e la fuga dalla morte, che improvvisa e beffarda chiude tragicamente la corsa.

Per trovare il filo, conviene fare un salto indietro nel tempo. 

È il 5 dicembre 1962, quando nelle sale italiane sfreccia per la prima volta un capolavoro del cinema intitolato “Il sorpasso”. 

A bordo di una Lancia Aurelia B24, ci sono due “filosofi improvvisati” in un Ferragosto dell’Italia dorata del boom economico.

Da un lato Roberto Mariani (il timido studente di legge interpretato da Jean-Louis Trintignant), dall’altro Bruno Cortona (l’imprenditore spregiudicato interpretato da Vittorio Gassman).

A un certo punto, tra un sorpasso azzardato e un clacson bitonale, si innesca un dialogo, tutto fuor che scontato.

Roberto: “È che ognuno di noi ha un’idea sbagliata dell’infanzia. Sai perché diciamo sempre che quella era l’età più bella? Perché in realtà non ce lo ricordiamo più com’era.”

E Bruno, con la saggezza ruvida di chi la vita la azzanna, lo fulmina: “Lo sai qual è l’età più bella? Te lo dico io qual è. È quella che uno c’ha giorno per giorno, fino a quando schiatti, capisci?”

Cinico? Forse. 

Terribilmente vero? Decisamente.

La trappola della nostalgia, l’illusione del domani e la consapevolezza del “capolinea”

Molti di noi sono campioni del mondo di “retro-nostalgia”. 

Guardiamo al passato idealizzandolo, convinti che a dieci o vent’anni fa tutto fosse più poetico, più semplice, più leggero. 

Poi ci giriamo dall’altra parte e proiettiamo tutte le speranze nel domani: quando avrò… farò… cambierò…

E il presente? Il presente è quel fastidioso intervallo di tempo che sta nel mezzo.

La paura del “qui e ora”

Diciamoci la verità: il qui e ora fa molta paura. 

Probabilmente perché non si pensa mai, allo “stop” che la vita inevitabilmente ci imporrà.

Il presente è difficile da accettare perché non ha filtri, non ha i contorni sfumati dei ricordi né le promesse dorate del futuro. 

È nudo. Eppure, proprio come suggeriva Gassman con quel suo “fino a quando schiatti”, è l’unico spazio reale in cui abbiamo potere. 

È il presente che fa la differenza, che dà la consapevolezza di ciò che stiamo seminando e di quello che, stringi stringi, ci porteremo dietro quando la vita decide di farci oltrepassare, quella linea sottile dell’invisibile.

L’imprevisto che scombina le carte… il sorpasso

Facciamo un gioco. Rigoroso, ma con il sorriso, promesso.

Immaginiamo che un giorno qualsiasi della nostra esistenza intervenga una variabile imprevista, che scombina le carte in tavola. 

Qualcuno o qualcosa ci comunicano, con un preavviso millimetrico, che la nostra corsa sta per finire. 

Che la linea temporale si interrompe lì.

Come cambiano le nostre priorità in quell’attimo in cui tutto cambia?

Le scadenze di lavoro improrogabili? Diventano improvvisamente polvere.

Quel rancore che coltiviamo da tre anni verso il vicino di casa? Svanisce nel nulla.

L’ansia per quel graffio sulla carrozzeria? Ridicola.

Ci renderemmo conto che il futuro, se da un lato, è uno spazio straordinario che riserva le cose migliori e ci spinge ad andare lontano, dall’altro è un lusso che va alimentato oggi. 

Ci accorgeremmo che la vita è un soffio brevissimo e che l’unico modo per non farsi sorpassare dal tempo, è vivere il momento, qui e ora.

Sotto l’ombrellone: bilanci estivi

Allora, mentre vi godete il fresco o la brezza marina, proviamo a chiederci: su questa benedetta linea temporale noi a che punto siamo? 

Cosa stiamo rimandando a un “domani” che continuiamo a spostare in avanti? 

E soprattutto, siamo davvero certi che la direzione intrapresa sia quella giusta per noi, o stiamo solo seguendo il flusso del traffico sulla corsia di sorpasso?

Una sferzata di lucida incoscienza

Riflettere d’estate sulle nostre priorità in funzione dell’inevitabile capolinea, tra una fetta d’anguria e un tuffo, non serve ad angosciarsi.

Serve a darci una sferzata di lucida incoscienza. 

Perché l’età più bella, quella che merita tutta la nostra attenzione e la nostra cura, è esattamente quella che abbiamo addosso in questo preciso istante.

Giorno per giorno. Fino a quando… beh, avete capito: godiamoci la corsa… verso il capolinea😉

🍉Da tutti noi della redazione di TGFuneral24 buon (consapevole) ferragosto🐞🌶️🤘

Rivediamo insieme la scena finale del film Il sorpasso

 

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