Don Mazzi

Don Mazzi è andato di là, a incontrare il suo “capo”

31 Luglio 2026 - 22:30--Lutto, Primo piano-
Don Mazzi è andato di là, a incontrare il suo “capo”

“Ogni tanto facciamo parlare anche il nostro silenzio” – Don Mazzi

Morto don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus e “padre” degli ultimi

Si è spento all’età di 96 anni don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore della comunità Exodus. Per oltre mezzo secolo ha accompagnato giovani in difficoltà, persone con dipendenze, detenuti e famiglie travolte dal disagio.

Don Mazzi è morto nel pomeriggio del 31 luglio 2026 nella storica sede di Exodus, all’interno del Parco Lambro di Milano. Proprio in quel luogo aveva costruito uno dei più importanti presìdi educativi italiani, trasformando una zona segnata dalla droga in uno spazio di accoglienza, lavoro e rinascita.

Fino agli ultimi anni ha continuato ad ascoltare chi chiedeva aiuto. Alla sua scrivania arrivavano genitori preoccupati, ragazzi disorientati e famiglie incapaci di comprendere le nuove forme del disagio. Don Mazzi incontrava prima le persone e soltanto dopo affrontava i loro problemi.

Un’infanzia difficile e il desiderio di diventare padre

Antonio Mazzi nacque a Verona il 30 novembre 1929. Perse il padre quando aveva appena tredici mesi e crebbe con la madre in condizioni economiche difficili. Attraversò gli anni della guerra e conobbe presto la solitudine, la povertà e la fatica quotidiana.

Quell’assenza segnò profondamente la sua vita. Con il passare degli anni comprese che la sua vocazione non consisteva soltanto nel diventare sacerdote. Desiderava soprattutto essere padre per chi non aveva punti di riferimento.

Durante l’adolescenza mostrò un carattere inquieto e insofferente alle regole. Non rappresentava il modello del seminarista disciplinato e ricevette anche una bocciatura per cattiva condotta. Proprio questa esperienza gli permise, in seguito, di riconoscersi nei giovani considerati ribelli o irrecuperabili.

L’incontro con l’opera di san Giovanni Calabria e il servizio accanto ai ragazzi colpiti dall’alluvione del Polesine orientarono definitivamente il suo cammino. Don Mazzi scelse di stare dalla parte degli ultimi, soprattutto quando gli ultimi avevano il volto di adolescenti soli e senza futuro.

La nascita di Exodus e la lotta educativa contro la droga

Negli anni Settanta l’eroina si diffuse rapidamente nelle città italiane. Le istituzioni rispondevano spesso con la repressione, mentre molte famiglie affrontavano il problema senza strumenti adeguati. Don Mazzi comprese che non bastava allontanare i ragazzi dalla sostanza. Occorreva ricostruire relazioni, responsabilità e fiducia.

Da questa intuizione nacque Exodus, una realtà che avrebbe segnato la storia dell’impegno sociale italiano. La comunità non offriva soltanto un percorso terapeutico. Proponeva una casa, un lavoro, attività educative e occasioni concrete per ricominciare.

Una vecchia cascina del Parco Lambro diventò il centro simbolico del progetto. In un’area milanese conosciuta per lo spaccio e l’emarginazione, don Mazzi aprì uno spazio nel quale i giovani potevano sentirsi accolti senza ricevere etichette.

Nel tempo Exodus ampliò la propria presenza. Nacquero cooperative, centri giovanili, programmi di formazione e iniziative internazionali. Migliaia di persone trovarono sostegno attraverso un metodo fondato sulla vicinanza, sulla responsabilità personale e sul valore educativo della comunità.

Il sacerdote che guardava la persona prima dell’errore

Don Mazzi divenne anche un volto conosciuto della televisione, un autore prolifico e un interlocutore ascoltato dalle istituzioni. Tuttavia non abbandonò mai il contatto diretto con le persone.

Il sacerdote rifiutava le formule prestabilite e preferiva costruire una relazione autentica con chi aveva davanti. Accolse ragazzi anonimi e persone coinvolte in noti casi di cronaca, senza confondere l’individuo con il reato commesso.

Nel corso degli anni incontrò, tra gli altri, Erika De Nardo, Pietro Maso, Renato Vallanzasca e Fabrizio Corona. In ognuno cercò la parte umana nascosta dietro l’immagine pubblica, la condanna o il fallimento personale.

Questa scelta non significava ignorare le responsabilità. Don Mazzi credeva però che nessuna persona potesse cambiare senza qualcuno disposto a riconoscerne ancora il valore.

Le nuove dipendenze e la povertà di speranza

Con il passare del tempo don Mazzi osservò una profonda trasformazione del disagio giovanile. Ai problemi legati all’eroina si aggiunsero l’anoressia, il gioco d’azzardo, l’isolamento sociale, la dipendenza dagli strumenti digitali e numerose forme di sofferenza psicologica.

Sempre più spesso le richieste di aiuto arrivavano da famiglie benestanti. Molti ragazzi non vivevano in condizioni di povertà materiale, ma avvertivano un vuoto profondo, l’assenza di obiettivi e la mancanza di fiducia nel futuro.

Don Mazzi definiva questa condizione una povertà di speranza. Per contrastarla chiedeva più centri di aggregazione, maggiore presenza nei quartieri e un impegno educativo capace di iniziare prima che il disagio esplodesse.

La prevenzione rappresentava per lui la sfida principale. Educatori, famiglie, scuole e istituzioni dovevano imparare a riconoscere i segnali di sofferenza e a intervenire senza aspettare l’emergenza.

L’impronta su questa Terra di don Antonio Mazzi

Per tutta la vita don Mazzi ha cercato i ragazzi che gli altri non riuscivano più a vedere. Li ha incontrati nelle periferie, nelle comunità, nelle carceri e nei luoghi della sofferenza. A ciascuno ha provato a restituire una possibilità.

Nessuno deve essere considerato perduto finché qualcuno continua a cercarlo. Questo il pensiero che ha guidato ogni sua scelta.

Questo il senso del suo passaggio su questa Terra. Grazie Don Mazzi per aver contribuito a rendere migliore il mondo!

Laura Persico Pezzino

 

Condividi sui tuoi social...
newsletter
rimani informato

Iscriviti alla nostra newsletter, riceverai solo informazioni utili.

Articoli correlati

TGFuneral24 consiglia

Holding Funeraria Italiana
scacf cofani funebri perugia
lorandi group industria cofani funebri a brescia
Paolo Imeri - Urne Cinerarie e Cofani Funebri
gfm asti imbottiture funebri eccellenza della manifattura italiana
ellena autotrasformazioni saluzzo
Riello F.lli srl
Rota Style
Rota Style
registro italiano imprese funebri
pet news 24 quotidiano di informazione dedicato ai nostri amici animali
memories books necrologi funerali e annunci di lutto in italia