Funerali di don Antonio Mazzi, Milano saluta il fondatore di Exodus.

3 Agosto 2026 - 23:30--Funerali, Primo piano-
Funerali di don Antonio Mazzi, Milano saluta il fondatore di Exodus.

Milano si è fermata per rendere omaggio a don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore della Comunità Exodus, morto venerdì 31 luglio 2026 all’età di 96 anni.

I funerali si sono svolti lunedì 3 agosto nella Basilica di Sant’Ambrogio, gremita di collaboratori, volontari, ex ospiti delle comunità, rappresentanti delle istituzioni e semplici cittadini.

Il Comune di Milano ha proclamato il lutto cittadino, accompagnando la cerimonia con le bandiere esposte a mezz’asta.

L’arrivo del feretro tra gli applausi

Un lungo applauso ha accolto l’arrivo del feretro davanti alla Basilica di Sant’Ambrogio.

Sulla bara, semplice e in legno chiaro, era stato posato un girasole.
Un’immagine essenziale, capace di rappresentare la vitalità, la speranza e l’attenzione verso i giovani che hanno caratterizzato l’intera vita del sacerdote.

Sul sagrato si è formata una lunga fila di persone.
Molti ragazzi di Exodus indossavano magliette con alcune delle frasi più conosciute di don Mazzi, dedicate alla possibilità di rinascere e alla volontà di continuare a vivere.

Tra le corone di fiori erano presenti anche quelle inviate dai Pooh e dalla Curva Sud Milano, entrambe accompagnate da messaggi di affetto e riconoscenza.

L’omelia e il significato del suo ultimo “ciao”

Il momento centrale della celebrazione è stato affidato all’omelia di don Massimiliano Parrella.

Il sacerdote ha ricordato come il semplice saluto “ciao”, utilizzato spesso da don Mazzi, rappresentasse molto più di una parola familiare.
Era il simbolo di un’accoglienza senza condizioni e di una porta sempre aperta verso chi aveva perso fiducia nel futuro.

Nel suo “ciao” trovavano spazio i detenuti, le persone dipendenti dalle sostanze, gli emarginati, gli educatori e tutti coloro che cercavano una nuova possibilità.

L’ultimo saluto, dunque, non è stato presentato come la conclusione di una storia. È diventato l’invito a proseguire il lavoro iniziato dal fondatore di Exodus, credendo anche nelle persone considerate perdute o irrecuperabili.

La “preghiera del ciao” distribuita ai presenti

Poco prima della conclusione dei funerali è stato distribuito ai partecipanti il testamento spirituale di don Antonio Mazzi, conosciuto come la “preghiera del ciao”.

Nel testo, il saluto viene descritto come leggero, fraterno, universale e capace di racchiudere l’identità e l’intera missione del sacerdote.

Don Mazzi aveva espresso il desiderio che quella parola fosse scritta sulla sua tomba.
Quattro lettere sufficienti, secondo il sacerdote, per raccontare ciò che era stato, ciò che aveva fatto e ciò che avrebbe continuato a rappresentare.

La preghiera si conclude con un ultimo e diretto saluto rivolto al Signore.

“Io vagabondo” e l’inno di Exodus sul sagrato

Al termine della celebrazione, il feretro è stato portato sul sagrato tra gli applausi e i cori dei presenti.

I ragazzi e gli educatori di Exodus hanno accompagnato l’ultimo saluto con la musica.
Davanti alla basilica sono risuonate le note di “Io vagabondo” dei Nomadi, una delle canzoni più amate dal sacerdote.

È stato eseguito anche “L’Aquila Reale”, l’inno della Fondazione Exodus scritto da Franco Mussida, storico chitarrista della Premiata Forneria Marconi.

La musica ha avuto un ruolo importante nei progetti educativi promossi da don Mazzi.
Negli anni, infatti, la comunità ha ospitato laboratori, cori e iniziative che hanno coinvolto educatori, ragazzi e importanti protagonisti del panorama musicale italiano.

Lo stesso Mussida ha ricordato un uomo capace di accogliere nuove proposte senza esitazioni, pronto a utilizzare ogni linguaggio utile per restituire dignità, libertà e fiducia ai giovani.

Don Luigi Ciotti: speranza, giustizia e accoglienza

Tra le testimonianze più intense è arrivata quella di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e amico di lunga data di don Mazzi.

Don Ciotti ha ricordato il grande percorso educativo del sacerdote e il valore civile, oltre che religioso, del suo impegno.

Speranza, giustizia e accoglienza sono state indicate come le parole centrali della sua testimonianza.
Valori che don Mazzi ha trasformato in azioni concrete attraverso le comunità e i progetti della Fondazione Exodus.

Don Ciotti ha inoltre richiamato l’attenzione sulla gravità delle dipendenze contemporanee, aggravate dalla diffusione di nuove sostanze e da forme di disagio sempre più complesse.

Il suo messaggio ha ribadito una delle convinzioni condivise con don Mazzi: la fede deve essere cercata e vissuta nelle strade, accanto alle persone che lottano quotidianamente per sopravvivere.

Le testimonianze di istituzioni e personaggi pubblici

Alla cerimonia erano presenti il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia, rappresentanti della Regione Lombardia, esponenti delle istituzioni, del mondo religioso, dello sport e della comunicazione.

Tra loro anche Urbano Cairo, Giuseppe Marotta, Giorgio Gori e Lele Mora.

Quest’ultimo ha descritto don Mazzi come un secondo padre.
Giuseppe Marotta ha invece ricordato la capacità del sacerdote di interpretare concretamente il valore cristiano del perdono, accompagnando le persone cadute verso un nuovo percorso.

Urbano Cairo ha sottolineato la generosità, l’anticonformismo e l’ottimismo di un uomo che considerava ogni problema come una situazione da affrontare e, possibilmente, risolvere.

Sala: “Exodus deve continuare il suo lavoro”

Il sindaco Giuseppe Sala ha ricordato don Mazzi come un vero educatore, diretto, anticonformista e sempre orientato verso un obiettivo preciso.

Sala ha annunciato il proprio sostegno alla proposta di ricordare il sacerdote al Famedio di Milano.

Il sindaco ha tuttavia indicato una priorità ancora più importante: garantire la continuità della Fondazione Exodus e sostenere il lavoro delle comunità.

Secondo Sala, il modo più autentico per onorare il fondatore consiste nel permettere ai suoi progetti di continuare ad accogliere giovani, persone fragili e vittime delle dipendenze.

Il cordoglio del presidente Sergio Mattarella

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il proprio cordoglio per la scomparsa di don Antonio Mazzi.

Il capo dello Stato lo ha ricordato come sacerdote, educatore e comunicatore che ha dedicato la propria esistenza agli ultimi e alle persone più fragili.

Mattarella ha sottolineato il valore del suo impegno sociale e civile, rivolto agli emarginati, ai poveri, alle persone con disabilità e a chi combatteva contro la tossicodipendenza.

La sua opera è stata definita vigorosa, coraggiosa e capace di creare occasioni innovative di solidarietà, formazione e amicizia.

L’eredità educativa di don Antonio Mazzi

Don Antonio Mazzi aveva fondato Exodus per offrire una possibilità concreta ai giovani segnati dalla droga, dalla marginalità e dalla disperazione.

Il suo metodo educativo non si limitava all’assistenza.
Chiedeva responsabilità, impegno, fiducia e partecipazione.

Nelle comunità, il lavoro, la musica, il viaggio, lo sport e la vita condivisa diventavano strumenti per aiutare le persone a recuperare autonomia e dignità.

La Fondazione Exodus ha confermato la piena continuità delle attività e dei progetti avviati dal proprio fondatore.
La sua eredità educativa e morale continuerà quindi a vivere attraverso gli operatori, i volontari e i tanti ragazzi che hanno incontrato il sacerdote lungo il proprio cammino.

La tumulazione privata all’Abbazia di Maguzzano

Dopo il saluto pubblico di Milano, la tumulazione di don Antonio Mazzi è stata prevista in forma strettamente privata presso l’Abbazia di Maguzzano, in provincia di Brescia.

Il sacerdote riposerà nel cimitero dell’Opera don Giovanni Calabria, la congregazione religiosa nella quale si era formato e aveva iniziato il proprio percorso.

La celebrazione milanese ha così lasciato spazio a un ultimo momento riservato, vissuto lontano dalle autorità e dalla folla.

Milano ha salutato don Mazzi con i simboli che meglio raccontano la sua esistenza: un girasole, la musica, gli applausi dei suoi ragazzi e una parola semplice.

“Ciao” non è stato soltanto l’ultimo saluto al fondatore di Exodus. È diventato l’impegno a mantenere aperte le strade, le comunità e le possibilità di rinascita che don Antonio Mazzi aveva costruito durante tutta la sua vita.

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