Morto Massimiliano Cencelli, padre del celebre “Manuale”.

Addio a Massimiliano Cencelli, aveva 90 anni
È morto a Roma Massimiliano Cencelli, storico funzionario della Democrazia Cristiana e figura diventata celebre per il cosiddetto “Manuale Cencelli”. Aveva 90 anni e si è spento nel pomeriggio di sabato 8 agosto 2026 nella Capitale.
Il suo nome ha attraversato decenni di storia politica italiana fino a trasformarsi in una vera e propria espressione del linguaggio comune. Ancora oggi, infatti, si parla di “Manuale Cencelli” quando incarichi e responsabilità vengono distribuiti tra partiti o correnti sulla base del rispettivo peso politico.
Massimiliano Cencelli e gli anni nella Democrazia Cristiana
Cencelli fu funzionario della Democrazia Cristiana negli anni Sessanta, nel periodo in cui il partito occupava un ruolo centrale nella vita istituzionale italiana.
Proprio all’interno della complessa organizzazione della Dc prese forma quel sistema destinato a essere associato per sempre al suo cognome.
L’obiettivo era individuare un criterio per distribuire gli incarichi tra le varie componenti politiche, tenendo conto della loro forza all’interno del partito.
Da quel metodo nacque quello che giornalisti e osservatori politici avrebbero poi definito Manuale Cencelli.
Cos’è il Manuale Cencelli
Il Manuale Cencelli indica un sistema attraverso il quale incarichi politici e governativi vengono assegnati in proporzione al peso di partiti, gruppi o correnti.
In sostanza, maggiore era la forza politica di una componente, maggiore doveva essere la sua rappresentanza nella distribuzione degli incarichi.
Il metodo venne elaborato nel clima politico della Democrazia Cristiana tra la fine degli anni Sessanta e gli anni successivi.
Nel tempo, il termine ha superato i confini della Dc ed è diventato una formula utilizzata per descrivere qualsiasi complessa spartizione di ruoli e responsabilità.
La sua origine viene collegata alla corrente dei cosiddetti “pontieri”, nata nell’ambito della Democrazia Cristiana con figure come Francesco Cossiga, Paolo Emilio Taviani e Adolfo Sarti.
Cencelli raccontò che, dopo aver ottenuto una determinata percentuale di consenso interno, propose di applicare agli incarichi politici un principio simile a quello utilizzato nelle società per distribuire le posizioni in base alle quote possedute.
L’idea venne sviluppata fino a diventare un sistema di calcolo capace di stabilire il peso delle diverse correnti nelle nomine.
Un’espressione entrata nel linguaggio politico italiano
Con il passare degli anni, il “Manuale Cencelli” è diventato qualcosa di più di un semplice metodo organizzativo.
L’espressione viene ancora utilizzata nel dibattito politico e giornalistico quando occorre trovare un equilibrio tra diverse forze nella distribuzione di ministeri, presidenze, assessorati e altri incarichi.
Il termine viene spesso impiegato anche con una sfumatura critica, per indicare una spartizione basata sugli equilibri politici più che sulle caratteristiche personali dei candidati.
Del documento originale esisterebbero soltanto pochissime copie cartacee.
Le ricostruzioni disponibili parlano di circa sette o otto esemplari di un breve fascicolo dattiloscritto.
A distanza di decenni dalla sua nascita, l’espressione continua a comparire negli articoli di politica, nelle analisi istituzionali e anche negli studi dedicati alla storia della Prima Repubblica.
Con la morte di Massimiliano Cencelli scompare dunque uno dei protagonisti meno appariscenti, ma linguisticamente più influenti, della politica italiana del Novecento.
Il suo cognome resta legato a una formula diventata parte integrante del vocabolario politico nazionale, capace di sopravvivere alla stessa Democrazia Cristiana e alla stagione storica nella quale era nata.






































