2 settembre 2020: addio Philippe Daverio, maestro dell’arte

Philippe Daverio, l’intellettuale che rese l’arte accessibile a tutti
Il 2 settembre 2020 moriva Philippe Daverio, storico dell’arte, saggista, gallerista e celebre divulgatore televisivo. A distanza di anni dalla sua scomparsa, il suo modo originale di raccontare la cultura continua a rappresentare un punto di riferimento per il pubblico italiano.
Con il suo inseparabile papillon, le giacche colorate e un linguaggio brillante, Daverio riuscì a trasformare la storia dell’arte in un racconto vivo, curioso e spesso sorprendente. Non si limitava a descrivere un quadro o un edificio. Cercava collegamenti, confronti e significati capaci di avvicinare il passato alla vita contemporanea.
Le origini europee e la formazione
Philippe Daverio nacque il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, in Alsazia, da padre italiano e madre francese. La sua doppia appartenenza culturale influenzò profondamente il suo percorso intellettuale e contribuì alla formazione di una visione autenticamente europea.
Da giovane si trasferì a Milano e frequentò la Università Bocconi, dove studiò economia. La sua strada professionale, però, prese presto una direzione diversa. L’arte, la storia e la cultura divennero il centro della sua attività.
Daverio sviluppò negli anni un approccio personale alla conoscenza. Preferiva mettere in relazione discipline, periodi storici e fenomeni sociali, evitando una lettura rigida dell’arte. Questa capacità sarebbe diventata uno dei tratti distintivi della sua carriera.
Dalle gallerie d’arte alla divulgazione culturale
Negli anni Settanta aprì una galleria d’arte a Milano e iniziò a frequentare da protagonista il mondo degli artisti, dei collezionisti e delle istituzioni culturali.
L’esperienza maturata sul campo gli permise di conoscere profondamente il mercato dell’arte e, nello stesso tempo, di sviluppare uno sguardo critico sul rapporto tra opere, società e gusto.
Nel corso degli anni collaborò con musei, amministrazioni e realtà culturali. Tuttavia fu soprattutto la televisione a renderlo familiare a milioni di italiani.
Il successo televisivo con Passepartout
Con programmi come Passepartout ed Emporio Daverio, Philippe Daverio costruì un nuovo modo di parlare di cultura sul piccolo schermo.
Non proponeva semplici lezioni di storia dell’arte. Accompagnava lo spettatore in un percorso fatto di città, palazzi, musei, dipinti, personaggi e curiosità.
Il suo racconto univa competenza e ironia. Daverio passava con naturalezza da un grande maestro del Rinascimento a un dettaglio architettonico apparentemente marginale, mostrando come ogni elemento potesse raccontare una parte della società che lo aveva prodotto.
Proprio questa impostazione contribuì al successo dei suoi programmi e avvicinò all’arte anche persone che non frequentavano abitualmente musei o mostre.
L’impegno per Milano e la cultura
Philippe Daverio affiancò alla divulgazione anche un forte impegno civico e culturale. Tra il 1993 e il 1997 partecipò alla vita amministrativa milanese, occupandosi soprattutto di iniziative legate alla cultura e alla valorizzazione del patrimonio cittadino.
Milano rappresentò uno dei luoghi fondamentali della sua vita. Qui costruì gran parte della propria carriera e partecipò al dibattito culturale con uno stile diretto, spesso provocatorio ma sempre riconoscibile.
Scrisse inoltre numerosi libri e saggi dedicati all’arte, all’estetica, all’architettura e all’identità europea. Anche nella scrittura conservò quella capacità di mescolare conoscenza, curiosità e osservazione sociale che il pubblico aveva imparato ad apprezzare in televisione.
Il papillon e uno stile diventato iconico
L’immagine di Philippe Daverio con il papillon è rimasta impressa nella memoria collettiva. Il suo abbigliamento originale non rappresentava soltanto una scelta estetica, ma sembrava riflettere anche il carattere anticonformista del personaggio.
Daverio amava sorprendere e mettere in discussione le interpretazioni più convenzionali. Sapeva spiegare concetti complessi senza impoverirli e riusciva a introdurre l’ironia anche nelle riflessioni più profonde.
Per lui la cultura non doveva diventare un privilegio riservato agli specialisti. Doveva invece stimolare curiosità, domande e confronto.
La morte di Philippe Daverio il 2 settembre 2020
Philippe Daverio morì a Milano il 2 settembre 2020, all’età di 70 anni, dopo una malattia affrontata lontano dai riflettori.
La notizia della sua scomparsa suscitò grande commozione nel mondo culturale italiano. Artisti, studiosi, giornalisti e semplici spettatori ricordarono soprattutto la sua straordinaria capacità di comunicare il piacere della conoscenza.
Milano, la città che aveva scelto come centro della propria attività professionale e intellettuale, divenne anche il luogo dell’ultimo saluto.
L’eredità culturale di Philippe Daverio
A distanza di anni dalla morte, l’eredità di Philippe Daverio resta particolarmente attuale. I suoi programmi, i libri e gli interventi pubblici continuano a testimoniare un’idea precisa di divulgazione: raccontare la bellezza senza trasformarla in qualcosa di distante.
Daverio dimostrò che si può parlare di arte con rigore senza rinunciare alla leggerezza. Trasformò musei, chiese, piazze e opere d’arte in tappe di un grande racconto europeo, capace di collegare storia e presente.
Nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, il ricordo resta quello di un intellettuale eclettico e originale, capace di insegnare soprattutto una cosa: osservare ciò che ci circonda con maggiore curiosità.
LPP






































