6 settembre 2007: addio a Luciano Pavarotti, voce del mondo

Luciano Pavarotti, la vita e lo stile di Big Luciano
Il 6 settembre 2007 moriva Luciano Pavarotti, uno dei più grandi tenori della storia e uno degli italiani più conosciuti nel mondo.
A diciannove anni dalla sua scomparsa, la voce del Maestro continua a emozionare generazioni diverse.
Ma dietro l’artista capace di conquistare i maggiori teatri internazionali viveva un uomo profondamente legato alle proprie radici, alla famiglia, agli amici e ai piaceri semplici della quotidianità.
Le sue case, il suo amore per la cucina, i cappelli, i foulard, le camicie colorate e quella straordinaria capacità di accogliere raccontano un Luciano Pavarotti privato forse ancora più affascinante del personaggio pubblico.
Dalla Modena del 1935 ai più grandi teatri del mondo
Luciano Pavarotti nacque a Modena il 12 ottobre 1935, figlio di Fernando, fornaio e appassionato di canto, e di Adele Venturi.
Proprio dal padre assorbì l’amore per la musica e per il bel canto.
In gioventù, tuttavia, Pavarotti non immaginava ancora la dimensione mondiale che avrebbe assunto la sua carriera.
Per un periodo pensò all’insegnamento e praticò con passione lo sport.
Il canto, però, diventò presto il centro della sua vita.
Nel 1961 arrivò una svolta fondamentale con il debutto nel ruolo di Rodolfo ne La Bohème.
Da quel momento iniziò un’ascesa rapidissima.
La sua voce potente, luminosa e immediatamente riconoscibile conquistò il pubblico italiano e internazionale.
Opere come La Bohème, Rigoletto, La Traviata e La fille du régiment contribuirono a trasformarlo in una delle grandi stelle della lirica mondiale.
Big Luciano, il tenore capace di parlare a tutti
Pavarotti possedeva un dono raro.
Riusciva a rendere l’opera accessibile anche a chi non aveva mai frequentato un teatro lirico.
Con la sua simpatia, il sorriso aperto e un modo di comunicare semplice e diretto eliminò molte delle distanze che tradizionalmente separavano la lirica dal grande pubblico.
Negli anni Novanta il fenomeno dei Tre Tenori, insieme a Plácido Domingo e José Carreras, amplificò ulteriormente la sua popolarità.
Concerti seguiti in tutto il pianeta portarono le grandi arie dell’opera nelle televisioni e nelle case di milioni di persone.
Poi arrivò Pavarotti & Friends, il progetto che univa musica pop, lirica e solidarietà.
Sul palco di Modena il Maestro cantò insieme a grandi artisti internazionali per sostenere importanti iniziative umanitarie.
La sua attività benefica riguardò anche le vittime della guerra in Bosnia e la lotta contro le mine antiuomo.
Una star mondiale con l’anima profondamente emiliana
Nonostante fama, premi e riconoscimenti internazionali, Luciano Pavarotti conservò sempre un rapporto fortissimo con Modena.
La città rappresentava le sue origini, la famiglia, gli amici e quella cultura della convivialità che accompagnò tutta la sua vita.
Amava mangiare bene, stare a tavola, cucinare e accogliere gli ospiti.
Per lui la cucina non rappresentava soltanto un piacere.
Era soprattutto un luogo d’incontro.
Anche durante i lunghi viaggi internazionali cercava spesso di ricreare quella stessa atmosfera familiare.
Parmigiano, pasta, salumi e sapori emiliani lo accompagnavano persino nelle suite degli alberghi più prestigiosi.
Raccolse inoltre alcune delle sue ricette preferite nel libro Alla Luciano, ulteriore testimonianza di un rapporto autentico con la gastronomia.
La Casa Museo di Luciano Pavarotti a Modena
Tra i luoghi che meglio raccontano l’uomo dietro il mito spicca la grande dimora nelle campagne modenesi.
Pavarotti acquistò l’area negli anni Ottanta e seguì personalmente molti dettagli della progettazione.
Artigiani, falegnami, fabbri e decoratori contribuirono alla realizzazione di un ambiente profondamente personale.
La casa esprimeva il suo carattere attraverso colori, oggetti, fotografie, strumenti musicali e ricordi.
Oggi la dimora ospita la Casa Museo Luciano Pavarotti.
Entrare nelle sue stanze significa avvicinarsi alla quotidianità del Maestro.
Il pianoforte, gli abiti di scena, i premi, le lettere e le fotografie restituiscono il racconto di una vita straordinaria.
Accanto alle testimonianze della carriera compaiono immagini con personaggi come Frank Sinatra, Bono e Lady Diana.
La casa conserva anche opere legate alla passione di Pavarotti per la pittura.
Il tenore amava infatti dipingere con uno stile immediato, solare e ricco di colori.
Villa Giulia nelle Marche, il rifugio sul mare
Un altro luogo fondamentale nella vita di Luciano Pavarotti fu Villa Giulia, nelle Marche.
Il tenore acquistò la proprietà negli anni Settanta e la chiamò così in ricordo dell’amata nonna.
La villa, immersa nel paesaggio del Monte San Bartolo, diventò per oltre trent’anni uno dei suoi rifugi preferiti.
Qui Pavarotti trascorreva lunghi periodi estivi.
Studiava, preparava i grandi appuntamenti internazionali e soprattutto ritrovava quella dimensione familiare che spesso mancava durante le tournée.
Villa Giulia divenne anche un luogo di convivialità.
Amici, colleghi, musicisti e personaggi dello spettacolo partecipavano a pranzi e cene in un clima molto distante dalla formalità dei grandi palcoscenici.
L’appartamento di New York affacciato su Central Park
La dimensione internazionale di Pavarotti emergeva invece nella sua residenza newyorkese.
Il Maestro possedeva un appartamento nell’Hampshire House, storico edificio di Central Park South.
Dal 23° piano poteva osservare uno dei panorami più celebri di Manhattan.
Gli ambienti spaziosi, il parquet scuro, gli arredi chiari e naturalmente il pianoforte raccontavano una casa elegante ma pensata soprattutto per essere vissuta.
Anche qui il tenore cercava quella combinazione tra comfort, musica e accoglienza che caratterizzava tutte le sue abitazioni.
New York rappresentava inoltre una città fondamentale per la sua carriera, grazie al lungo rapporto con il Metropolitan Opera.
Camicie hawaiane, cappelli e foulard: lo stile di Pavarotti
Fuori dal palcoscenico Luciano Pavarotti amava sorprendere.
Abbandonati gli eleganti abiti da concerto, indossava senza problemi camicie hawaiane, tute sportive, giacche colorate e completi da campagna.
I cappelli costituivano una delle sue grandi passioni.
Panama, Borsalino, fedora e copricapi più informali diventavano parte integrante della sua immagine.
Poi c’erano i celebri foulard.
Pavarotti amava in particolare i grandi carré di seta, che portava al collo con assoluta naturalezza.
Dietro alcuni di quegli accessori esisteva anche una ragione pratica.
Prima delle esibizioni poteva utilizzare piccoli pezzi di mela per favorire la salivazione e mantenere la bocca pronta al canto.
Un dettaglio minuscolo che racconta perfettamente la capacità del Maestro di unire eleganza, ironia e quotidianità.
Luciano Pavarotti, un gigante che rese popolare l’opera
Il 6 settembre 2007, nella sua casa di Modena, Luciano Pavarotti concluse la propria vita terrena.
Aveva 71 anni.
La sua scomparsa provocò un’ondata di commozione che superò ampiamente i confini del mondo della lirica.
Perché Pavarotti non apparteneva soltanto all’opera.
Apparteneva alla cultura popolare italiana e internazionale.
Aveva portato il Nessun dorma negli stadi, la lirica in televisione e il bel canto davanti a pubblici che probabilmente non sarebbero mai entrati in un teatro.
Aveva trasformato la propria voce in uno straordinario ponte tra mondi diversi.
A diciannove anni dalla morte, restano le registrazioni, i concerti, le fotografie e le case che raccontano la sua quotidianità.
Ma resta soprattutto quell’immagine irripetibile di un uomo “grande” nel talento e nella personalità.
Big Luciano, con il suo sorriso, il fazzoletto bianco e quella voce capace di attraversare il mondo, continua ancora oggi a ricordarci che la grande musica può appartenere davvero a tutti.
Laura Persico Pezzino






































