bara funghi

In Austrialia la prima bara realizzata con i funghi

17 Settembre 2026 - 09:00--Curiosità, Primo piano-
In Austrialia la prima bara realizzata con i funghi

Funerali sostenibili, in Australia la prima bara realizzata con i funghi

Una bara cresciuta in pochi giorni e destinata a tornare rapidamente alla terra.

In Australia una donna è stata sepolta in un feretro realizzato con micelio, che è l’apparato vegetativo dei funghi, e fibre di canapa ricavate da scarti agricoli.

Si tratta del primo funerale australiano celebrato utilizzando questa particolare soluzione “biodegradabile”.

La cerimonia si è tenuta a Faulconbridge, e poi Carolyn, questo il nome della settantenne, è stata trasportata nelle Blue Mountains, nello stato del nuovo Galles del Sud.

Il feretro sarà presto un nutrimento per il terreno, infatti, circa dopo 45 giorni il materiale si dovrebbe disgregare. Come ha riportato l’ideatore Bob Hendrikx al Sydney Morning Herald: “In condizioni ideali, tra 45 giorni sarà una cosa sola con il suolo, e invece di inquinare la terra, arricchirà il suolo”.

Come viene realizzata la bara di funghi

Il feretro utilizzato per Carolyn si chiama Loop Living Cocoon.

È stato sviluppato dalla startup olandese Loop Biotech, fondata da Bob Hendrikx.

La struttura nasce dall’unione del micelio con fibre di canapa recuperate da lavorazioni agricole.

Il micelio costituisce l’apparato vegetativo dei funghi ed è formato da una rete di sottilissimi filamenti.

Questa rete agisce come un legante naturale e permette di ottenere una struttura solida senza impiegare colle sintetiche.

La miscela viene inserita in uno stampo e collocata all’interno di un ambiente con temperatura e umidità controllate.

Il micelio cresce progressivamente e collega le fibre di canapa, “generando” la bara.

L’intero processo produttivo richiede circa sette giorni.

Una volta completata la crescita, il materiale viene essiccato per interrompere l’attività del fungo e rendere stabile il feretro.

Ellena autotrasformazioni

Niente plastica, colle o sostanze chimiche

Secondo il produttore, la bara non contiene plastica, colle artificiali o sostanze chimiche destinate a rimanere nel terreno.

Il modello pesa circa 30 chilogrammi e può sostenere un carico massimo di 200 chilogrammi.

Dispone inoltre di sei maniglie integrate realizzate in juta naturale.

L’interno può essere rivestito con un letto di muschio, lana naturale oppure cotone biologico.

La superficie presenta una tonalità chiara e una consistenza fibrosa, diversa da quella delle tradizionali casse in legno.

La bara ritorna alla terra in circa 45 giorni

In condizioni ideali, il feretro può biodegradarsi nel terreno in circa 45 giorni.

Il dato riguarda la struttura in micelio e non l’intero processo di decomposizione del corpo.

I tempi effettivi possono variare in base al terreno, all’umidità, alla temperatura e alla profondità della sepoltura.

Una tradizionale bara trattata può invece impiegare diversi decenni per degradarsi completamente.

Vernici, componenti metallici, rivestimenti sintetici e maniglie in plastica possono rallentare ulteriormente il processo.

La bara in micelio segue una logica opposta.

Non cerca di isolare il corpo dalla terra, ma favorisce il suo progressivo ritorno al ciclo naturale.

L’impatto ambientale dei funerali tradizionali

Il tema dei funerali sostenibili sta acquistando importanza anche in Australia.

Nel Paese circa il 70% delle persone sceglie la cremazione.

Il costo generalmente inferiore e la limitata disponibilità di spazi cimiteriali hanno favorito questa crescita.

La cremazione richiede però temperature elevate e un considerevole consumo di energia.

Le stime citate dalla stampa australiana indicano circa 125 chilogrammi di anidride carbonica equivalente per ogni cremazione a gas.

Il processo può generare anche ossidi di azoto, anidride solforosa, particolato e altri composti volatili.

Anche la sepoltura tradizionale presenta alcune criticità ambientali.

Incidono la produzione del cofano, il trasporto, i trattamenti del legno e la manutenzione prolungata delle aree cimiteriali.

Per questo stanno aumentando le richieste di cofani in cartone, vimini, legno non trattato e materiali vegetali.

Bara di micelio e compostaggio umano sono pratiche differenti

Il feretro realizzato con il micelio non deve essere confuso con il compostaggio umano.

La bara in micelio viene collocata nel terreno attraverso una normale sepoltura autorizzata.

Il compostaggio umano, chiamato anche “terramazione” o “riduzione organica naturale”, avviene invece all’interno di un contenitore controllato.

Il corpo viene unito a materiali vegetali come paglia, trucioli di legno e altre sostanze organiche.

Temperatura, ossigenazione e umidità accelerano la decomposizione fino alla produzione di un materiale simile al terriccio.

Secondo i promotori, il procedimento può produrre circa 110 chilogrammi di compost.

Il materiale ottenuto può essere impiegato per piantare alberi commemorativi o sostenere progetti di rigenerazione ambientale.

La proposta di legge nel Nuovo Galles del Sud

Nel giugno 2026 il deputato indipendente Alex Greenwich ha presentato una proposta per introdurre questa possibilità nel Nuovo Galles del Sud.

Il provvedimento punta a riconoscere la riduzione organica naturale come alternativa alla sepoltura e alla cremazione.

Al momento, tuttavia, la pratica non risulta ancora legalizzata nello Stato.

Se la proposta venisse approvata, il Nuovo Galles del Sud potrebbe diventare la prima giurisdizione australiana ad autorizzare il compostaggio umano.

La pratica è già ammessa in diversi Stati americani e in alcune aree europee.

Un nuovo modo di immaginare l’ultimo saluto

La prima bara in micelio utilizzata in Australia rivela, ancora una volta, il cambiamento in atto nel modo di pensare la morte e il rapporto con l’ambiente.

Per molte persone, il funerale sostenibile permette di proseguire anche dopo la morte i valori seguiti durante la vita.

La sfida sarà integrare queste soluzioni nelle norme sanitarie e cimiteriali, garantendo sicurezza, dignità e libertà di scelta.

Anche l’ultimo saluto può diventare un gesto di responsabilità verso le generazioni future.

LPP

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