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Robert Redford, un anno senza la leggenda del cinema americano

16 Settembre 2026 - 09:30--Anniversari, Cinema e TV, Primo piano-
Robert Redford, un anno senza la leggenda del cinema americano

Il primo anniversario della morte dell’attore che cambiò Hollywood e l’immaginario di molti di noi

Un anno fa arrivò, come fulmine a ciel sereno, la notizia della morte di Robert Redford. Certo, aveva 89 anni dovevamo aspettarcelo eppure… i miti non possono (o non dovrebbero) morire.

Robert Redford ha lasciato questa terra il 16 settembre 2025, nel sonno, nella sua casa di Sundance, nello Utah.

Ma restano, per magia del cinema, le sue interpretazioni, i suoi film e certe frasi che conosciamo a memoria per aver visto quei film decine di volte.

Dalla California al sogno di diventare artista

Charles Robert Redford Jr. nasce il 18 agosto 1936 a Santa Monica, in California.

Il carattere inquieto lo spinse ad abbandonare presto gli studi universitari e a partire per l’Europa.

Visse tra Francia e Italia, svolse lavori occasionali e coltivò la passione per la pittura.

Il desiderio di diventare artista lo condusse poi a New York, dove studiò scenografia e recitazione.

Quella scelta cambiò per sempre la sua vita.

Dopo le prime esperienze televisive e teatrali, Robert Redford arrivò a Broadway. Qui iniziò a costruire quella presenza scenica unica che avrebbe conquistato milioni di spettatrici e spettatori.

L’incontro con Hollywood e la nascita di un divo

Il grande pubblico lo scoprì con il film “A piedi nudi nel parco”, commedia del 1967 tratto dalla pièce teatrale del grande Neal Simon, interpretata accanto a Jane Fonda. Due anni dopo arrivò la svolta definitiva.

In “Butch Cassidy”, Robert Redford recitò al fianco di Paul Newman. Il film consacrò entrambi come icone del cinema e diede origine a una profonda e duratura amicizia.

Negli anni Settanta, Redford divenne uno dei protagonisti assoluti di Hollywood.

Interpretò film entrati nella storia, come “La stangata”, “Come eravamo”, “Il grande Gatsby”, “I tre giorni del Condor” e “Tutti gli uomini del presidente”.

E non era soltanto il classico divo americano.

Dietro quello sguardo azzurro e il sorriso rassicurante emergeva l’uomo che dava spazio a personaggi inquieti, romantici e disillusi.

Robert Redford sapeva raccontare, con le sue interpretazioni, le contraddizioni dell’America del sogno e delle illusioni, senza rinunciare all’emozione.

Da “La mia Africa” a “Proposta indecente”

Nel 1985 interpretò “La mia Africa”, diretto da Sydney Pollack e tratto dalle memorie di Karen Blixen.

Insieme a Meryl Streep, in un connubio perfetto di recitazione ed emozione, Redford regalò al pubblico una delle storie d’amore più intense del cinema di ogni tempo.

Il paesaggio africano, la colonna sonora e la personalità dei due protagonisti trasformarono quel film in un’esperienza visiva ed emotiva indimenticabile.

Nel 1993 arrivò “Proposta indecente”, diretto da Adrian Lyne.

Il personaggio del miliardario disposto a offrire un milione di dollari a una giovane coppia in cambio di una notte con la donna sarebbe stato “fastidioso” se interpretato da chiunque altro. Ma Redford riuscì, ancora una volta, nell’intento di portare in scena una personalità dalle mille sfumature, il buono e il cattivo, proprio come nella vita reale.

Il film divise la critica e conquistò il pubblico, alimentando un acceso dibattito sui confini dell’amore e del desiderio di possesso.

Il regista da Oscar e la rivoluzione di Sundance

Una personalità istrionica come la sua non poteva limitare il proprio talento alla recitazione.

Nel 1980 debuttò alla regia con “Gente comune”, un dramma familiare intimo e doloroso.

Il film conquistò quattro premi Oscar, compresi quelli per il miglior film e la migliore regia. Redford ottenne così l’Oscar come regista già alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa.

In seguito diresse opere come “In mezzo scorre il fiume”, “Quiz Show” e “L’uomo che sussurrava ai cavalli”.

La sua più rivoluzionaria “creatura” resta però il Sundance Institute, dal quale nacque il Sundance Film Festival.

Robert Redford offrì spazio, strumenti e visibilità agli autori indipendenti. In breve tempo il SFF divenne punto di riferimento mondiale per il cinema indipendente, con l’obiettivo di dare spazio a registi emergenti e storie fuori dagli schemi di Hollywood.

La sua visione contribuì a rendere il cinema americano più libero, coraggioso e aperto alle nuove voci.

Nel 2002 ricevette l’Oscar alla carriera, riconoscimento al suo straordinario contributo artistico e culturale al cinema mondiale.

Un Uomo oltre l’Attore

L’esistenza di Robert Redford non è stata solo un susseguirsi di film cult. Redford ha mostrato a tutti una personalità coerente e impegnata.

Considerava la fama uno strumento, non un traguardo.

Per decenni sostenne attivamente la tutela dell’ambiente così come il diritto degli artisti a esprimersi senza condizionamenti.

Il suo impegno nasceva da un legame profondo con la terra dello Utah, dove aveva trovato rifugio dal rumore di Hollywood.

Non amava esibire le proprie convinzioni.

Preferiva trasformarle in azioni concrete, progetti culturali e battaglie civili.

E dunque… il mito non muore

A un anno dalla morte, di Robert Redford resta, oltre alla fascinazione dei personaggi dei suoi film, resta il suo modo di intendere il cinema come arte, impegno e responsabilità

Le sue interpretazioni continuano a emozionare. I film che ha diretto conservano intatta la loro forza.

Il Sundance Film Festival prosegue la sua missione e offre nuove opportunità a chi immagina un cinema lontano dalle formule più convenzionali.

Nota a margine: chi scrive vive la malinconia dell’addio a un pezzo di vita che scompare nei titoli di coda di un film.
Chi scrive onorerà questo saluto guardando, una volta ancora, il film “Come eravamo”. Scenderanno lacrime di riconoscenza per quelle emozioni generosamente regalate da chi ha saputo realizzare la magia del cinema.
Grazie Robert!

Laura Persico Pezzino

 

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