Acquamazione in Svezia

Acquamazione: come funziona la “cremazione ad acqua”

Acquamazione: come funziona la “cremazione ad acqua”

Acquamazione, come funziona la cremazione “ad acqua”

L’acquamazione, conosciuta anche come cremazione ad acqua o idrolisi alcalina, sta entrando con sempre maggiore forza nel dibattito internazionale sul fine vita.
Si tratta di una tecnologia funeraria che promette un impatto ambientale più contenuto rispetto alla cremazione tradizionale e che, proprio per questo, viene spesso presentata come una delle possibili risposte alla crescente attenzione verso la sostenibilità anche nel momento del commiato.

Negli ultimi anni il tema ha smesso di essere una curiosità per addetti ai lavori.
Oggi interessa famiglie, operatori del settore funerario, legislatori e studiosi dell’etica del fine vita.
In Scozia, per esempio, il 2026 segna un passaggio normativo concreto: l’hydrolysis viene disciplinata come nuova opzione accanto a sepoltura e cremazione.
In Italia, invece, il quadro resta fermo alle norme che regolano sepoltura e cremazione tradizionale, senza includere l’idrolisi alcalina tra le pratiche consentite.

Che cos’è l’acquamazione

L’acquamazione è un processo di trasformazione dei resti umani che accelera, in ambiente controllato, la naturale decomposizione dei tessuti molli.
Per questo viene spesso descritta come una “cremazione senza fiamma”, anche se dal punto di vista tecnico non si tratta di una combustione.

Il corpo viene collocato in una camera chiusa, insieme a una soluzione composta da acqua e idrossido di potassio, talvolta con l’aggiunta di idrossido di sodio.
Il sistema lavora ad alta temperatura e sotto pressione.
Alla fine del trattamento, i tessuti molli si dissolvono, mentre restano le componenti ossee, che vengono poi asciugate e ridotte in una polvere chiara consegnabile ai familiari, in modo non troppo diverso da quanto avviene con le ceneri della cremazione.

Come funziona la cremazione ad acqua

Il principio chimico alla base dell’acquamazione è l’idrolisi alcalina.
In pratica, il procedimento utilizza acqua calda e sostanze alcaline per scomporre i tessuti organici in tempi molto più rapidi rispetto alla decomposizione naturale.

Molte descrizioni divulgative parlano di temperature intorno ai 150 gradi.
Questa indicazione è compatibile con i sistemi industriali più citati, che operano infatti con acqua riscaldata e pressurizzata.
Il ciclo dura in genere poche ore, al termine delle quali si ottengono tre elementi distinti: la parte ossea da polverizzare, eventuali protesi o dispositivi medici da separare, e il liquido residuo, che deve essere raffreddato, trattato e smaltito secondo regole ambientali specifiche.

Va chiarito un punto importante.
Nel dibattito pubblico si leggono spesso definizioni semplificate o espressioni sensazionalistiche.
In realtà l’acquamazione è una procedura tecnica, regolata dove ammessa, e richiede impianti, autorizzazioni, protocolli sanitari e controlli ambientali molto precisi.

Perché viene considerata più sostenibile

La ragione principale del crescente interesse per l’acquamazione è ambientale.
Secondo la documentazione del governo scozzese e la letteratura richiamata nelle note tecniche ufficiali, l’idrolisi alcalina viene considerata una soluzione potenzialmente più sostenibile rispetto a cremazione e sepoltura su alcuni indicatori: minori emissioni nocive, minore uso di risorse finite e minore occupazione di spazio.

È però corretto evitare slogan assoluti.
Dire che l’acquamazione produce “zero impatto” sarebbe fuorviante.
La procedura consuma comunque energia, utilizza reagenti chimici e genera un liquido residuo che deve essere gestito correttamente.
Più prudente, e più preciso, è dire che può ridurre diverse emissioni e abbassare l’impronta ambientale rispetto alla cremazione a fiamma, a seconda della tecnologia adottata e del quadro normativo locale.

Svezia, Scozia e gli equivoci più frequenti

Le fonti più affidabili e facilmente verificabili oggi confermano il passo normativo della Scozia sull’hydrolysis, mentre non emerge con la stessa chiarezza un’approvazione ufficiale svedese dell’idrolisi alcalina per i resti umani.
La Svezia viene più spesso collegata, nel discorso pubblico, alla “promession”, cioè a un altro metodo funerario sperimentale, diverso dalla cremazione ad acqua.

Per questo motivo è più corretto dire che l’acquamazione è una pratica già disponibile o regolata in vari Paesi e in diverse giurisdizioni estere, e che la Scozia ha effettivamente predisposto nel 2026 una cornice regolatoria dedicata.

Perché in Italia non è ancora ammessa

In Italia la normativa di riferimento continua a ruotare attorno al regolamento di polizia mortuaria e alla legge n. 130 del 2001, che disciplina la cremazione e la dispersione delle ceneri.
Il sistema normativo italiano, almeno allo stato attuale, non include l’acquamazione tra le pratiche funerarie autorizzate.

Il tema, però, interessa sempre di più perché incrocia questioni ambientali, sanitarie, etiche e culturali che stanno trasformando l’intero settore funerario.

Una tecnologia destinata a far discutere

L’acquamazione non è soltanto una novità tecnica.
È il segno di un cambiamento più profondo.
Anche il modo in cui una società pensa alla morte sta diventando parte della riflessione sulla sostenibilità, sull’uso delle risorse e sulla responsabilità verso l’ambiente.

Per alcuni rappresenta il futuro del commiato.
Per altri solleva interrogativi morali, religiosi o simbolici che non possono essere liquidati con leggerezza.
Di certo, il confronto è aperto.

LPP

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