Addio a Umberto Eco: scrittore, umanista e libero pensatore

È morto Umberto Eco: la sua lezione ironica sulla morte
Umberto Eco è morto a Milano nella serata del 19 febbraio 2016.
La sua scomparsa lascia alla cultura italiana un patrimonio di libri, idee e domande.
Tra le pagine che oggi acquistano un significato particolare emerge una riflessione del 1997: “Come prepararsi serenamente alla morte”.
Eco la scrisse per la sua rubrica settimanale sull’Espresso e successivamente la inserì nella raccolta A passo di gambero.
Il testo affronta il pensiero della fine attraverso un dialogo immaginario, con un’ironia che accompagna il lettore fino a una conclusione volutamente provocatoria.
Rileggerlo nel giorno dell’addio significa ritrovare una qualità della sua scrittura: avvicinare un tema difficile senza appesantirlo, conservandone tutta la profondità.
La domanda di Critone e la risposta che sorprende
La riflessione comincia con una domanda diretta.
Un discepolo immaginario, Critone, chiede al maestro come avvicinarsi alla morte nel modo migliore.
Eco risponde con una provocazione: per prepararsi al distacco, bisognerebbe convincersi che tutti gli altri siano stupidi.
Lo stupore del discepolo introduce un ragionamento che trasforma una battuta irriverente in un’osservazione sulle nostre paure.
Come possiamo accettare di andarcene, domanda in sostanza lo scrittore, se immaginiamo che il mondo continuerà a offrire esperienze meravigliose?
Gli altri potranno divertirsi, innamorarsi, conoscere nuove scoperte e assistere ai progressi dell’umanità.
Chi muore dovrà rinunciare a ogni possibilità.
Il dolore di lasciare un futuro ancora da conoscere
Eco descrive un mondo ideale, popolato da giovani felici, scienziati illuminati, politici onesti e imprenditori responsabili.
In questo scenario, l’informazione privilegia le notizie importanti e le attività produttive rispettano la natura.
L’elenco costruisce una promessa di felicità collettiva.
Proprio quella promessa rende più amaro il pensiero della fine.
Il testo porta così alla luce una componente del distacco: il rimpianto per ciò che continuerà senza di noi.
La paura riguarda anche le esperienze che non vivremo e le risposte che non conosceremo.
Il futuro conserva il suo fascino proprio perché rimane aperto.
Il paradosso che smonta le nostre consolazioni
A questo punto Eco capovolge il quadro.
Invita Critone a immaginare un’umanità presuntuosa, un’informazione invasa dal pettegolezzo e una politica che propone rimedi illusori.
Anche chi produce ricchezza contribuisce, nel suo ritratto polemico, alla distruzione del pianeta.
Se il mondo appare tanto deludente, lasciarlo potrebbe sembrare più facile.
La conclusione provoca il sorriso, ma coinvolge anche chi legge.
Possiamo infatti riconoscervi una difesa familiare: svalutare ciò che stiamo per perdere per soffrirne meno.
Il giudizio sugli altri diventa una consolazione personale.
E la convinzione di essere migliori rivela, a sua volta, una debolezza molto umana.
L’addio a Umberto Eco attraverso le sue parole
Oggi questa pagina accompagna il ricordo di Umberto Eco senza offrire risposte definitive.
Il suo dialogo immaginario lascia emergere contraddizioni, vanità e paure nelle quali ciascuno può riconoscersi.
Dietro la provocazione possiamo leggere anche un forte amore per l’esistenza.
Perché il dispiacere di lasciare il mondo nasce dal valore che attribuiamo alla vita, agli incontri e alla conoscenza.
Nel momento della sua scomparsa, quella riflessione restituisce la voce di uno scrittore capace di tenere insieme leggerezza e pensiero.
Eco ci lascia anche questo esercizio di lucidità: osservare le nostre fragilità, interrogarle e trovare il coraggio di sorriderne.
Carmelo Pezzino






































