Case Funerarie pubbliche: la proposta al Comune di Genova.

26 Ottobre 2026 - 09:00--Case Funerarie, Primo piano-
Case Funerarie pubbliche: la proposta al Comune di Genova.

Case Funerarie pubbliche per chi muore solo

Garantire un luogo dignitoso per l’ultimo saluto anche alle persone che muoiono sole, prive di familiari o senza risorse economiche sufficienti.

È questo l’obiettivo della mozione presentata al Consiglio comunale di Genova da Mario Mascia, capogruppo di Forza Italia, e Rosanna Stuppia, consigliera di Vince Genova.

La proposta invita l’amministrazione comunale a intervenire sulle camere mortuarie degli ospedali cittadini.

Chiede inoltre di valutare la realizzazione di case funerarie pubbliche o istituzionali.

Le strutture sarebbero destinate soprattutto ai cittadini indigenti, alle persone fragili e a chi non può contare su una rete familiare o affettiva.

A Genova quasi 110 mila persone vivono sole

Alla base dell’iniziativa vi è un fenomeno sociale sempre più evidente.

Secondo i dati richiamati dai firmatari della mozione, a Genova vivono sole 109.833 persone.

Si tratta di una quota pari a circa un sesto della popolazione cittadina.

Tra queste persone, 53.873 hanno almeno 65 anni.

Le donne anziane che abitano da sole sono 38.618.

Gli uomini anziani che vivono senza altre persone in casa sono invece 15.255.

Questi numeri mostrano la dimensione della solitudine urbana.

Impongono inoltre una riflessione non soltanto sulle condizioni di vita degli anziani, ma anche su ciò che accade dopo la morte.

In assenza di familiari, amici o disponibilità economiche, persino l’organizzazione di un momento di commiato può diventare difficile.

Una persona può così essere trasferita in una camera mortuaria impersonale.

Può inoltre non avere a disposizione uno spazio adeguato per la veglia o qualcuno che possa occuparsi delle procedure necessarie.

Il riferimento a Eleanor Rigby e alla solitudine invisibile

Mascia e Stuppia hanno sintetizzato il significato della proposta con l’espressione “Mai più Eleanor Rigby a Genova”.

Il riferimento è alla protagonista della celebre canzone pubblicata dai Beatles nel 1966.

Nel brano, Eleanor Rigby rappresenta una donna condannata a una vita silenziosa e solitaria.

La sua solitudine prosegue fino alla morte, quando viene sepolta senza che nessuno partecipi al funerale.

La figura creata da Paul McCartney è diventata nel tempo un simbolo dell’isolamento sociale. Rappresenta soprattutto la solitudine delle persone anziane e di chi vive ai margini della comunità.

Si tratta di una condizione discreta, spesso invisibile agli occhi della società. Una fragilità che può emergere in tutta la sua drammaticità soltanto nel momento della morte.

Il nome del personaggio sarebbe nato dall’unione tra quello dell’attrice Eleanor Bron e il cognome Rigby. Quest’ultimo sarebbe stato notato da McCartney sull’insegna di un’attività commerciale. Nel cimitero della chiesa di St. Peter, a Woolton, nei pressi di Liverpool, è presente anche una lapide dedicata a una donna realmente chiamata Eleanor Rigby.

Al di là delle origini del nome, il personaggio continua a raccontare una realtà ancora attuale.

È la realtà delle persone che vivono e muoiono senza una rete di relazioni capace di accompagnarle.

Obitori ospedalieri da riqualificare

Il primo intervento indicato nella mozione riguarda la riqualificazione delle camere mortuarie presenti negli ospedali genovesi.

I consiglieri chiedono alla sindaca Silvia Salis e alla Giunta di avviare un confronto con le direzioni sanitarie.

Il dialogo dovrebbe coinvolgere anche le imprese funerarie del territorio. L’obiettivo è verificare le condizioni degli ambienti esistenti.

Il confronto dovrebbe inoltre permettere di individuare gli interventi necessari per rendere questi spazi più accoglienti, riservati e rispettosi.

Le camere mortuarie ospedaliere rappresentano spesso il luogo nel quale familiari e conoscenti vedono per l’ultima volta la persona scomparsa.

Tuttavia, questi ambienti possono risultare freddi, impersonali o poco adeguati a un momento tanto delicato.

La mozione propone quindi di migliorare la qualità degli spazi.

Gli interventi dovrebbero interessare la privacy, la salubrità, l’illuminazione e le condizioni generali di accoglienza.

Le opere dovrebbero tutelare sia le persone in lutto sia gli operatori che lavorano quotidianamente a contatto con la morte.

La proposta delle case funerarie pubbliche

Accanto alla riqualificazione degli obitori, la mozione propone di valutare la creazione di case funerarie istituzionali.

Si tratterebbe di strutture pubbliche, comunali o sostenute dall’amministrazione.

Questi luoghi sarebbero destinati ad accogliere temporaneamente i defunti.

Permetterebbero inoltre di svolgere la veglia e l’ultimo saluto in un ambiente decoroso.

L’accesso dovrebbe essere garantito soprattutto alle persone con redditi bassi.

Il servizio dovrebbe essere rivolto anche ai cittadini seguiti dai servizi sociali e a chi non dispone di familiari.

Potrebbero accedere alle strutture anche le persone prive di un’abitazione idonea per ospitare il proprio caro.

Le case funerarie istituzionali potrebbero offrire camere riservate e spazi destinati al raccoglimento.

Amici, conoscenti, vicini di casa o rappresentanti della comunità avrebbero così la possibilità di salutare la persona scomparsa.

Le case funerarie pubbliche diventerebbero non soltanto un servizio funerario.

Potrebbero rappresentare anche un presidio sociale contro l’emarginazione e l’abbandono.

Un ultimo saluto dignitoso anche per chi non ha risorse

Il problema riguarda soprattutto le persone che non possono sostenere le spese funerarie.

Quando mancano familiari e disponibilità economiche, l’organizzazione delle esequie viene spesso affidata ai servizi comunali.

Le amministrazioni devono quindi intervenire per garantire almeno le prestazioni essenziali.

La mozione punta ad affiancare al funerale anche un luogo dignitoso nel quale custodire il defunto.

Lo spazio dovrebbe consentire anche un momento di raccoglimento e di saluto.

La dignità della persona non dovrebbe dipendere dal reddito.

Non dovrebbe dipendere neppure dalla presenza di eredi o dalla capacità economica della famiglia.

Anche chi ha vissuto in condizioni di solitudine o povertà dovrebbe poter ricevere un commiato rispettoso.

Gli spazi istituzionali dovrebbero assicurare decoro, riservatezza e sicurezza.

Dovrebbero inoltre garantire condizioni psicologicamente meno gravose rispetto agli ambienti considerati inadeguati o eccessivamente impersonali.

Il coinvolgimento dei servizi sociali e del Terzo settore

La gestione delle case funerarie pubbliche dovrebbe avvenire in coordinamento con i servizi sociali comunali.

Spetterebbe agli uffici competenti individuare i cittadini aventi diritto.

Gli operatori dovrebbero inoltre valutare le diverse situazioni di fragilità sociale ed economica.

La mozione invita il Comune a ricercare risorse economiche specifiche.

Chiede anche di verificare la disponibilità di fondazioni, associazioni ed enti del Terzo settore.

La collaborazione tra istituzioni, realtà sociali e operatori funerari potrebbe consentire di sviluppare un modello sostenibile.

Il progetto potrebbe così rispondere alle esigenze delle persone più vulnerabili senza gravare interamente sul bilancio comunale.

I firmatari chiedono anche un monitoraggio costante della progettazione e degli eventuali lavori.

Dovrebbero essere stabiliti tempi definiti, obiettivi misurabili e standard qualitativi verificabili.

Una proposta che apre il dibattito sul fine vita

«Vogliamo sensibilizzare l’amministrazione sulla necessità di garantire un estremo saluto dignitoso a chi è solo e non può permettersi neppure le spese funerarie», hanno spiegato Mascia e Stuppia.

La proposta sarà discussa dal Consiglio comunale di Genova.

L’auspicio dei promotori è che il tema venga affrontato senza divisioni politiche.

I consiglieri chiedono che venga riconosciuto il valore umano e sociale dell’iniziativa.

La realizzazione di case funerarie istituzionali potrebbe offrire una risposta concreta a una fragilità destinata a diventare sempre più rilevante.

Anche la trasformazione degli obitori esistenti potrebbe contribuire a migliorare le condizioni nelle quali avviene l’ultimo saluto.

Il tema assume particolare importanza a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Un altro elemento è rappresentato dall’aumento dei nuclei familiari composti da una sola persona.

Garantire un luogo dignitoso per il commiato significa tutelare la memoria del defunto.

Significa anche sostenere chi desidera partecipare all’ultimo saluto.

Soprattutto, significa riaffermare il principio secondo cui nessuno dovrebbe essere lasciato solo, nemmeno al termine della propria vita.

 

Condividi sui tuoi social...
newsletter
rimani informato

Iscriviti alla nostra newsletter, riceverai solo informazioni utili.

Articoli correlati

TGFuneral24 consiglia

Holding Funeraria Italiana
scacf cofani funebri perugia
lorandi group industria cofani funebri a brescia
Paolo Imeri - Urne Cinerarie e Cofani Funebri
gfm asti imbottiture funebri eccellenza della manifattura italiana
ellena autotrasformazioni saluzzo
Riello F.lli srl
Altair Funecap Italia
Rota Style
Rota Style
registro italiano imprese funebri
pet news 24 quotidiano di informazione dedicato ai nostri amici animali
memories books necrologi funerali e annunci di lutto in italia