George Michael, la voce di Natale che se ne va a Natale.

25 Dicembre 2025 - 17:30--Anniversari, In memoria-
George Michael, la voce di Natale che se ne va a Natale.

La mattina di Natale del 2016, a soli cinquantatré anni, George Michael muore nel sonno. E il mondo perde una delle voci più esclusive del pop internazionale.

La notizia arriva con un comunicato essenziale, ma dietro quell’addio si nasconde una storia molto più complessa. La sua scomparsa coincide ironicamente con il periodo dell’anno che lo aveva reso immortale.

Il successo legato al Natale

Con Wham!, insieme ad Andrew Ridgeley, George Michael aveva inciso Last Christmas (riascoltala qui) uno dei brani più trasmessi di sempre. Quel tormentone, onnipresente tra radio, supermercati e metropolitane, diventa la colonna sonora di un addio. Con oltre 110 milioni di dischi venduti, l’artista resta uno dei musicisti britannici di maggior successo di sempre.

La generosità scoperta dopo la morte

Solo dopo la sua scomparsa emerge una verità sorprendente. George Michael aveva costruito una rete silenziosa di donazioni e aiuti concreti. Sosteneva orfani, senzatetto e persone malate senza mai cercare visibilità. A una donna che in televisione confessò di non potersi permettere la fecondazione assistita, fece recapitare anonimamente quindicimila sterline.

In un bar, dopo aver visto una sconosciuta in lacrime, lasciò un assegno da venticinquemila sterline affinché le fosse consegnato solo dopo la sua uscita. Ogni Pasqua donava centomila sterline ai bambini in difficoltà. Finanziava centri per la cura dell’HIV e pagava studi e cure mediche a chi non poteva permettersele. Si offriva anche come volontario nei rifugi per senzatetto.

Il dolore dietro la celebrità

Dietro il successo, la vita di George Michael resta segnata da una profonda inquietudine. La morte del compagno Anselmo Feleppa, l’arresto del 1998 a Beverly Hills e il coming out forzato lo mettono sotto una pressione insostenibile. La fama diventa una gabbia. La normalità, un miraggio irraggiungibile. Nonostante album fondamentali come Faith e Older, la depressione accompagna ogni fase della sua maturità artistica.

Musica come rifugio

Negli anni Duemila sceglie una strada più intima. Riscopre il grande songbook americano. Interpreta classici con l’eleganza di un vero crooner. Rinuncia al glamour, ma non riesce a liberarsi del peso della notorietà. La musica resta il suo unico spazio di verità.

Oltre le canzoni

George Michael se ne va nello stesso anno in cui il mondo saluta David Bowie, Prince e Leonard Cohen. Quando la voce di Natale si spegne, resta un uomo che ha amato profondamente gli altri, lontano dai riflettori.

Laura Persico Pezzino

Calce Architettura

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