Giorno della Memoria: ricordare senza ipocrisie.

Quando arriva il Giorno della Memoria, il pensiero corre inevitabilmente a una contraddizione profonda.
Un Paese costretto a ricordare per legge ciò che non avrebbe mai dovuto dimenticare.
Una memoria imposta perché quella autentica si è dissolta troppo in fretta.
L’oblio immediato del dopoguerra
Dopo la fine della guerra, i pochi sopravvissuti tornarono dai campi di sterminio.
Nessuno li ascoltò davvero.
Non per distrazione, ma per convenienza.
A renderli riconoscibili, isolabili ed emarginabili erano state le leggi dello Stato italiano, promulgate in tempo di pace e accettate senza una reale opposizione.
Gli ebrei italiani vennero schedati. Persero il lavoro. Furono esclusi dalla vita civile.
Vennero trasformati in corpi estranei prima ancora dell’occupazione tedesca.
La complicità italiana nello sterminio
Quando i nazisti invasero il Paese, trovarono terreno fertile.
Molti italiani indicarono nomi e indirizzi.
Altri organizzarono delazioni e ne trassero profitto.
Qualcuno si spartì beni e case espropriate.
In tanti chiusero gli occhi davanti agli arresti, ai campi di internamento, ai convogli diretti allo sterminio.
E nessun italiano ha mai pagato per questi atti.
I complici dello sterminio hanno continuato a vivere senza pene né pubblici pentimenti.
Non esistono memoriali in cui si ammette una colpa, nemmeno per un singolo episodio.
L’autoassoluzione nazionale
Dal giorno successivo al 25 aprile, tutti divennero improvvisamente antifascisti.
Tutti partigiani.
La rimozione collettiva sostituì l’assunzione di responsabilità.
Dopo il processo Eichmann, all’inizio degli anni Sessanta, il mondo fu costretto a guardare in faccia la Shoah.
In Italia, però, il silenzio su ciò che la rese possibile non si spezzò.
Quel silenzio resiste ancora oggi.
Una memoria delegata alle vittime
Anche quest’anno, a ricordare saranno soprattutto gli ebrei.
I pochi sopravvissuti.
I loro figli, nipoti. I loro eredi morali.
Come se fossero ospiti estranei.
Come se appartenessero a una specie estinta: quella delle divise a righe e della stella di Davide.
L’altra specie, quella delle uniformi nere, sembra invece dissolta senza lasciare traccia.
Ricordare è un dovere collettivo
Il Giorno della Memoria non dovrebbe essere una commemorazione delegata alle vittime.
Dovrebbe essere un atto civile condiviso.
Un’assunzione di responsabilità storica.
Un esercizio di verità.
Ricordare non serve a espiare colpe altrui.
Serve a riconoscere le proprie.
Solo così la memoria smette di essere una ricorrenza formale e torna a essere coscienza viva.
Laura Persico Pezzino





























































