I “botti” di Capodanno: dannoso e sciocco rituale.

30 Dicembre 2025 - 19:00--Attualità, Pet-

Dicembre per molti fa rima con abbuffate, feste, regali, luci colorate e “botti”. La notte di Capodanno si consuma il solito rituale fatto di scoppi, che partono dai piccoli petardi, fino ad arrivare a veri e propri ordigni esplosivi che trasformano le città in vere zone di guerra, con annesso uso di armi da fuoco. Ogni anno il delirio esplosivo inizia già qualche giorno prima del 31 dicembre e si conclude con il consueto bollettino dei feriti e la conta dei danni del 1° gennaio.

Gli animali, però, non fanno notizia. Per questo si parla poco dei danni che subiscono a causa della “goliardia” umana. Ogni anno molte città si mobilitano vietando l’uso di esplosivi, le associazioni animaliste cercano di sensibilizzare al rispetto e alla tutela degli animali, ma puntualmente, a ogni Capodanno, la storia si ripete.

Cosa rende i botti davvero traumatici per gli animali

I fuochi d’artificio combinano stimoli imprevedibili: boati improvvisi, scoppi a distanza ravvicinata, lampi, vibrazioni, odori di combustione e fumo. Questa miscela attiva risposte di paura e stress, il cosiddetto meccanismo di fight–flight–freeze.

Sul piano fisico, la componente sonora è estrema. Studi scientifici sulle esplosioni impulsive sono concordi nel riportare valori del suono con picchi molto elevati, oltre i 140 decibel a distanza ravvicinata, che arrivano fino a 165 dB a circa due metri.

Questi numeri, però, parlano di misurazioni riferite all’orecchio umano. L’essere umano percepisce suoni fino a circa 20 kHz (20.000 Hz), mentre cani e gatti arrivano a percepire frequenze molto più elevate, comprese quelle ultrasoniche, fino a 40–65 kHz o più. Questo dato serve a rendere l’idea di quanto doloroso possa essere, per un animale, udire questi suoni.

Così, mentre per l’uomo accendere una miccia può significare un rischio di danni uditivi temporanei o permanenti se l’esposizione è prolungata, per gli animali – proprio a causa del loro udito ipersensibile – le nostre “esplosioni innocue” diventano suoni devastanti e traumatici.

Suoni capaci di provocare panico, fuga, perdita uditiva permanente e, in alcuni casi, danni fisici gravi o morte.

Cani e gatti: quando la paura diventa un rischio concreto

Stime e report accreditati (RSPCA ed evidenze parlamentari britanniche) indicano che circa il 45% dei cani mostra segni evidenti di paura durante i fuochi d’artificio. Durante i botti aumentano alcuni indicatori comportamentali associati alla paura nei nostri animali domestici che condividono con noi gli spazi di casa: postura anomala delle orecchie, irrequietezza, iperventilazione.

Il problema è che i suoni esplosivi e imprevedibili non arrivano mai da soli. Sono sempre accompagnati da bagliori improvvisi, luci lampeggianti, odore di polvere pirica e bruciato, vibrazioni e spesso dalle urla degli esseri umani. Tutto questo innesca una serie di risposte comportamentali e fisiologiche legate allo stato di allerta e fuga, perché gli animali non comprendono la causa di questi eventi e li associano semplicemente a una situazione di pericolo.

Questo si traduce in tremori, ansimi, irrequietezza, guaiti, abbai, ricerca disperata di un rifugio, fino al tentativo di fuga. Ed è proprio la fuga, quando è dettata dal panico, a diventare spesso letale. Nei soggetti anziani o particolarmente vulnerabili possono verificarsi anche gravi crisi respiratorie o cardiache, che possono condurre a morte improvvisa.

Tutto questo mentre noi siamo lì, con l’accendino in mano, ad appiccare la miccia di un piccolo, “innocuo” petardo.

Fauna selvatica e uccelli in città: non è solo spavento

Anche gli animali selvatici, che non vivono nelle nostre case, subiscono danni devastanti a causa di questa usanza. A partire dai numerosi uccelli che popolano e nidificano nei parchi cittadini, è stata dimostrata una stretta correlazione tra lo scoppio dei fuochi d’artificio e la fuga o la morte in massa.

Uno studio recente, condotto dai ricercatori dell’Università Anglia Ruskin (ARU) e pubblicato sulla rivista Behaviour, descrive comportamenti anomali addirittura ore prima della mezzanotte. L’osservazione della fauna volatile ha mostrato abbandono dei posatoi e voli erratici, segni compatibili con stress e disorientamento.

Dati raccolti in uno studio precedente, condotto su 347 oche, mostrano che nella notte di Capodanno gli animali volano più lontano e più in alto, riposano meno e consumano molte più energie. Un altro studio, effettuato tramite radar meteorologico, ha documentato un aumento improvviso e massiccio di uccelli in volo subito dopo la mezzanotte, chiaro segno di disturbo acuto legato ai fuochi.

Una strage silenziosa che non fa notizia

I botti sono responsabili ogni anno della morte di migliaia di animali per stress, spavento, incidenti e assideramento.
Si stima che in Italia almeno 5.000 animali muoiano ogni anno a causa dei botti di fine anno. Di questi, circa l’80% sono animali selvatici, soprattutto uccelli.

Tra le vittime non mancano rapaci che, spaventati, perdono il senso dell’orientamento e fuggono istintivamente, rischiando di colpire ostacoli nel buio. Altri abbandonano i loro dormitori invernali – alberi, siepi, tetti delle case – vagano alla cieca e, non trovando rifugio, muoiono per il freddo a causa dell’improvviso dispendio energetico, in una stagione già caratterizzata dalla scarsità di cibo.

Ha fatto notizia la notte di Capodanno 2021 a Roma, quando la città si svegliò di fronte ad una vera e propria ecatombe di uccelli selvatici, trovati morti a centinaia alle prime luci dell’alba.

Non meno grave è la situazione negli allevamenti, dove la costrizione in ambienti piccoli, chiusi e sovraffollati comporta un forte stress e aumenta il rischio di morte per soffocamento o schiacciamento, dovuti al panico e ai tentativi di fuga.

Cosa possiamo fare, almeno per chi vive con noi

Capodanno per noi è una festa. Per renderla tale anche per loro, almeno per gli animali domestici, bastano pochi semplici accorgimenti.

Rendere l’ambiente il più calmo possibile, chiudendo porte, finestre e scuri per ridurre i rumori esterni e le luci abbaglianti. Mascherare i suoni con TV o radio accese, scegliendo canali con suoni calmi e rilassanti. Lasciare che l’animale trovi autonomamente un luogo in cui rifugiarsi e, se gradito, offrirgli un gioco che favorisca la masticazione e lo aiuti a scaricare lo stress.

È importante non forzare soluzioni pensate da noi. Per esempio non obbligarli a stare insieme a noi, non imporgli carezze o attenzioni, ma lasciarli liberi di sistemarsi come si sentono.

Se sappiamo già che il nostro pet ha paura dei rumori forti ed improvvisi, è fondamentale rivolgersi per tempo al veterinario di fiducia, possibilmente esperto in comportamento, per chiedere consiglio su come aiutarlo. Resta comunque indispensabile prestare la massima attenzione quando lo si porta all’aperto.

Una regola semplice, che farebbe la differenza

Sopra ogni cosa, esiste una regola facile da eseguire e da capire: festeggiare l’arrivo del nuovo anno senza botti, petardi e fuochi d’artificio.

Non serve trasformare le strade in teatri di guerriglia urbana nella notte di Capodanno per poi fare la conta delle vittime la mattina seguente. Festeggiare senza morire di paura si può.

Giovanna Gay

Nota di Redazione: Riceviamo dalla nostra amica Peggy la dalmata, e volentieri pubblichiamo, un appello al buon senso: “No botti, voglio solo biscotti”!🐾🐾

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Dicembre per molti fa rima con abbuffate, feste, regali, luci colorate e “botti”. La notte di Capodanno si consuma il solito rituale fatto di scoppi, che partono dai piccoli petardi, fino ad arrivare a veri e propri ordigni esplosivi che trasformano le città in vere zone di guerra, con annesso uso di armi da fuoco. Ogni anno il delirio esplosivo inizia già qualche giorno prima del 31 dicembre e si conclude con il consueto bollettino dei feriti e la conta dei danni del 1° gennaio.

Gli animali, però, non fanno notizia. Per questo si parla poco dei danni che subiscono a causa della “goliardia” umana. Ogni anno molte città si mobilitano vietando l’uso di esplosivi, le associazioni animaliste cercano di sensibilizzare al rispetto e alla tutela degli animali, ma puntualmente, a ogni Capodanno, la storia si ripete.

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I fuochi d’artificio combinano stimoli imprevedibili: boati improvvisi, scoppi a distanza ravvicinata, lampi, vibrazioni, odori di combustione e fumo. Questa miscela attiva risposte di paura e stress, il cosiddetto meccanismo di fight–flight–freeze.

Sul piano fisico, la componente sonora è estrema. Studi scientifici sulle esplosioni impulsive sono concordi nel riportare valori del suono con picchi molto elevati, oltre i 140 decibel a distanza ravvicinata, che arrivano fino a 165 dB a circa due metri.

Questi numeri, però, parlano di misurazioni riferite all’orecchio umano. L’essere umano percepisce suoni fino a circa 20 kHz (20.000 Hz), mentre cani e gatti arrivano a percepire frequenze molto più elevate, comprese quelle ultrasoniche, fino a 40–65 kHz o più. Questo dato serve a rendere l’idea di quanto doloroso possa essere, per un animale, udire questi suoni.

Così, mentre per l’uomo accendere una miccia può significare un rischio di danni uditivi temporanei o permanenti se l’esposizione è prolungata, per gli animali – proprio a causa del loro udito ipersensibile – le nostre “esplosioni innocue” diventano suoni devastanti e traumatici.

Suoni capaci di provocare panico, fuga, perdita uditiva permanente e, in alcuni casi, danni fisici gravi o morte.

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Stime e report accreditati (RSPCA ed evidenze parlamentari britanniche) indicano che circa il 45% dei cani mostra segni evidenti di paura durante i fuochi d’artificio. Durante i botti aumentano alcuni indicatori comportamentali associati alla paura nei nostri animali domestici che condividono con noi gli spazi di casa: postura anomala delle orecchie, irrequietezza, iperventilazione.

Il problema è che i suoni esplosivi e imprevedibili non arrivano mai da soli. Sono sempre accompagnati da bagliori improvvisi, luci lampeggianti, odore di polvere pirica e bruciato, vibrazioni e spesso dalle urla degli esseri umani. Tutto questo innesca una serie di risposte comportamentali e fisiologiche legate allo stato di allerta e fuga, perché gli animali non comprendono la causa di questi eventi e li associano semplicemente a una situazione di pericolo.

Questo si traduce in tremori, ansimi, irrequietezza, guaiti, abbai, ricerca disperata di un rifugio, fino al tentativo di fuga. Ed è proprio la fuga, quando è dettata dal panico, a diventare spesso letale. Nei soggetti anziani o particolarmente vulnerabili possono verificarsi anche gravi crisi respiratorie o cardiache, che possono condurre a morte improvvisa.

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