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La Cina vieta le “case delle ceneri”: stop agli appartamenti-cimitero.

9 Aprile 2026 - 08:30--Attualità, Cimiteri, Primo piano-
La Cina vieta le “case delle ceneri”: stop agli appartamenti-cimitero.

Una misura per fermare un fenomeno in crescita: utilizzo di appartamenti vuoti per custodire i defunti

In Cina anche la morte ha un costo sempre più elevato.

Negli ultimi anni, infatti, si è diffusa una pratica tanto insolita quanto significativa: utilizzare appartamenti vuoti come luoghi di conservazione delle ceneri dei defunti.

Una soluzione nata per aggirare i prezzi sempre più proibitivi dei cimiteri tradizionali.

Il governo di Pechino ha deciso di intervenire con una normativa restrittiva.

Le autorità vietano la vendita e l’utilizzo di immobili residenziali come spazi funerari.

Gli agenti immobiliari non potranno più commercializzare appartamenti destinati a custodire urne cinerarie.

Si tratta di una risposta diretta a un fenomeno cresciuto rapidamente, alimentato da due fattori principali: la crisi immobiliare e l’aumento dei decessi.

Il “caro funerali” spinge soluzioni alternative

Morire, in Cina, è diventato economicamente insostenibile per molte famiglie.

Secondo dati internazionali, il costo medio di un funerale supera i 37.000 RMB, pari a circa 5.400 dollari.

Una cifra che rappresenta quasi la metà del reddito annuo medio.

Di fronte a queste spese, molte persone hanno cercato soluzioni più accessibili.

Il crollo dei prezzi immobiliari nelle periferie ha reso alcuni appartamenti più economici rispetto ai lotti cimiteriali.

Così, interi edifici sono stati trasformati in spazi privati di commemorazione.

A rendere ancora più evidente il paradosso contribuisce la durata dei diritti di utilizzo.

Gli immobili residenziali possono essere utilizzati per 70 anni.

I lotti nei cimiteri, invece, vengono concessi mediamente per soli 20 anni.

L’impatto della crisi demografica

Il fenomeno si inserisce in un contesto demografico complesso.

La popolazione cinese sta invecchiando rapidamente.

Nel 2025 i decessi hanno raggiunto quota 11,3 milioni, in forte aumento rispetto al decennio precedente.

Questo incremento ha esercitato una pressione ulteriore sul sistema funerario.

La disponibilità limitata di spazi nei cimiteri ha contribuito a far lievitare i prezzi.

Di conseguenza, le famiglie hanno iniziato a cercare alternative più sostenibili.

La risposta del governo e le “sepolture ecologiche”

La nuova normativa entrerà in vigore in concomitanza con il Qingming, la tradizionale festa dedicata alla commemorazione dei defunti.

Un segnale simbolico e culturale molto forte.

Oltre al divieto, il governo promuove pratiche funerarie alternative.

Tra queste emergono le cosiddette “sepolture ecologiche”.

La dispersione delle ceneri in mare rappresenta una delle opzioni più incoraggiate.

Queste soluzioni risultano meno costose e riducono l’impatto ambientale.

Inoltre, rispondono alla crescente necessità di ottimizzare l’uso del territorio.

Tradizione, cultura e possibili conseguenze sociali

Non mancano però le perplessità.

Alcuni esperti demografici evidenziano possibili effetti culturali rilevanti.

Modificare i riti funebri tradizionali potrebbe influire sul rapporto con la memoria familiare.

In Cina, il culto degli antenati rappresenta un pilastro identitario.

Cambiare queste pratiche potrebbe avere ripercussioni anche sui comportamenti sociali.

Secondo alcuni analisti, ciò potrebbe persino incidere sui già bassi tassi di natalità.

Un equilibrio ancora da trovare.

La stretta del governo segna un punto di svolta nel sistema funerario cinese.

Da un lato emerge l’esigenza di regolamentare un fenomeno fuori controllo.

Dall’altro resta aperta la sfida di conciliare sostenibilità economica, tradizione e innovazione.

Non è escluso che, nonostante il divieto, alcune pratiche continuino in forma clandestina.

Segno evidente di un problema più profondo, che va oltre la normativa.

Il futuro del settore funerario in Cina dipenderà dalla capacità di trovare un nuovo equilibrio.

Un equilibrio tra costi, cultura e bisogni reali della popolazione.

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