la voce del cerimoniere Iacopo Braca

La Voce del Cerimoniere Funebre: Iacopo Braca

La Voce del Cerimoniere Funebre: Iacopo Braca

La Voce del Cerimoniere Funebre e la prospettiva degli altri

Con la “Voce del Cerimoniere Funebre” andiamo ad arricchire il percorso di riflessioni sulle possibili sfaccettature di questa “presenza” che si aggira nel mondo della funeraria.
Il “Diario del Cerimoniere Funebre” avviato non lascia, anzi raddoppia.
Ecco che arriva allora l’esigenza di dare voce ai colleghi, a chi ha scelto di intraprendere questa professione.

L’obiettivo è includere nella narrazione i colleghi, così da rendere risonanti anche le voci fuori dal coro.
Ognuno di questi professionisti, porta la sua esperienza, la sua visione, ed il proprio modo d’essere all’interno di questa importante figura professionale.
Uno sguardo che verte al collettivo, per dare la possibilità di far conoscere diverse realtà, diversi pensieri.
Cercando di creare consapevolezza nel fruitore ed un confronto tra professionisti.
Soprattutto, dando la possibilità di farsi conoscere a quelle voci che, lievi ed accorte, accompagnano in un momento di passaggio così complesso quale è la morte.

Iacopo Braca: un cerimoniere tra teatro, imprenditoria e formazione

Iacopo Braca si presenta come regista, formatore, imprenditore con Eukinetica e tanatologo culturale.
Un importante percorso, mediante il quale ha sviluppato un’idea ben definita, sull’impatto che ha il cerimoniere funebre.
Uno sguardo fresco, ma concreto, sul futuro del ruolo stesso e sull’impatto settoriale.

La ginnastica del cerimoniere

Nel panorama odierno del settore funebre si fa un gran parlare della nascita e dell’affermazione di nuove figure professionali.
Prima fra tutte quella del cerimoniere funebre.
Tuttavia, affinché questo ruolo acquisisca sempre più valore, è fondamentale definirne con precisione le competenze.
Il confine tra un servizio funebre standardizzato e un atto di accompagnamento sacro, umano e memorabile dipende infatti in gran parte dalla preparazione del cerimoniere.
Il mio sguardo su questo ruolo nasce dall’incrocio di due mondi apparentemente distanti ma profondamente connessi.
Da un lato c’è il teatro, da cui attingo la presenza scenica, il ritmo, l’uso della voce e l’ascolto attivo.
Dall’altro c’è la mia professione di formatore sui temi della salute e della sicurezza sul lavoro, che mi porta quotidianamente a gestire il fattore umano, la prevenzione, la percezione del rischio e il benessere emotivo nei contesti lavorativi.

Unire queste esperienze a un percorso da tanatologo culturale e cerimoniere mi permette di analizzare i vari livelli di competenza di questa figura.

La necessità

Prima ancora delle parole pronunciate durante il rito, c’è la capacità di stare nella relazione.
Quando incontriamo i familiari ci troviamo di fronte a un momento di estrema fragilità e smarrimento.
In questa fase le competenze primarie non sono narrative, ma umane e analitiche, e si articolano in tre macro-aree principali.
Fondamentali per poter entrare nel ruolo, agendo con consapevolezza.

  • La sfera relazionale ed etica

Allenare ascolto attivo e intelligenza emotiva, saper cogliere silenzi e non detti, accogliere il dolore altrui senza farsi travolgere.
Affiancandolo a capacità di analisi e mediazione, comprendere le dinamiche familiari per risolvere i conflitti, cercando di riportare armonia.
Intervenire sulla sensibilità interculturale, rispettare tutti i valori, simboli e tradizioni religiose o laiche delle diverse comunità, senza automatismi o rigidità.
Infine, serve un’etica dei confini professionali, che permetta di calibrare l’empatia senza cedere all’immedesimazione affettiva, a tutela sia della famiglia, che del cerimoniere stesso.

  • La drammaturgia del rito

Costruire un rito significa progettare un’esperienza di senso e di bellezza: è il momento in cui l’immaginazione e il dialogo profondo si trasformano in struttura.
Da una parte, la scrittura e la narrazione, consentono di tradurre la memoria di una vita in un racconto significativo.
Guidare la scelta mirata di brani, poesie e musiche, componendo una partitura emotiva su misura.
Dall’altra, la regia del dettaglio permette di gestire la dimensione estetica e i tempi del commiato attraverso un’attenzione “invisibile” che guida i presenti verso il raccoglimento.

  • Presenza scenica e gestione operativa

L’inizio del commiato, detta la scesa della dimensione performativa e gestionale.
L’oratoria e la prossemica diventano fondamentali.
La tonalità, il ritmo, la postura e la distanza fisica permettono di trasmettere stabilità, riparo e rispetto nello spazio della cerimonia.
Parlare in pubblico in contesti ad altissima densità emotiva. richiede il pieno controllo del proprio corpo e della mente.
Parallelamente, la gestione dello stress consente di prevenire il caos, mantenendo il controllo operativo di fronte agli imprevisti.

L’energia dell’invisibile

Accanto a questi aspetti, esiste una dimensione del lavoro funebre che rimane quasi sempre nell’ombra: il mondo sottile ed energetico del funebre.
I luoghi in cui si celebra la morte — sale del commiato, cimiteri, chiese — non sono contenitori neutri, ma spazi saturi di memorie, pensieri, paure, disperazione e cariche emotive intense.
Ci si deve quindi chiedere come proteggersi da tutto ciò che si muove e abita quei contesti.
Nei corsi di formazione sulla sicurezza si parla comunemente di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) per i rischi fisici; ma qual è la “protezione” del cerimoniere funebre quando si immerge in un mare di emozioni altrui e di energie invisibili?
Un professionista non può permettersi di corazzarsi fino all’apatia, perdendo l’empatia necessaria al ruolo.
Né di rimanere totalmente poroso, rischiando di assorbire il peso e i residui emotivi di ogni storia che incontra.

Alcuni spunti di riflessione con Iacopo Braca

Chiudiamo con alcuni interrogativi, importanti per chiunque lavori in questo settore e voglia formarsi in questa professione.
Quali competenze ti riconosci rispetto a quelle sopra citate?
Cosa vorresti allenare e formare rispetto al tuo ruolo nel settore funerario?
Quali strumenti e competenze, vanno sviluppate per preservarsi dall’impatto emotivo ed energetico di una cerimonia funebre?
È possibile integrare nei percorsi formativi per cerimonieri o impresari una vera e propria igiene emotiva?
Aprire il dibattito su questi temi, significa compiere un ulteriore passo verso la maturità professionale, di una figura che, per definizione, cammina sul confine tra il visibile e l’invisibile. 

Iacopo Braca

La Voce del Cerimoniere Funebre: riepilogando…

Iacopo Branca, ci ha accompagnati in un viaggio profondo, ma al contempo analitico e critico.
Facendoci capire, come nella sua quotidianità imprenditoriale, apra un varco fondamentale, sulla sicurezza del professionista, ed un inserimento di ruolo consapevole all’interno del settore funebre.
Giorgia Atzeni

Nota di Redazione: TGFuneral24 è sempre aperta a quanti nel settore desiderano esprimere la propria opinione su questioni di interesse comune o anche per sollevare la civile discussione.
Per questo abbiamo accolto il contributo di Giorgia Atzeni, qui 👇potete scoprire chi è la creatrice del format “Diario di un Cerimoniere Funebre”

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