La Voce dell’Operatore Funebre: Federico Cassanelli

💜TGFuneral24 | Speciale Giornata dei Professionisti Funebri
La Voce dell’Operatore Funebre. Nella giornata dedicata al lavoro di chi si prende cura dei defunti e di coloro che subiscono la perdita di una persona cara, vogliamo esaminare i molteplici aspetti di questa professione proprio insieme a chi la vive come realtà quotidiana.
Operatori funebri e tanatoesteti ci aprono le porte del loro vissuto professionale e personale, offrendo testimonianze autentiche e senza filtri per raccontare la vera complessità di un lavoro tanto delicato quanto fondamentale.
Federico Cassanelli: quando la professione ti appartiene
Protagonista di questa prima intervista è Federico Cassanelli, attivo nel settore funebre dal 2021. Nel suo percorso professionale ha maturato una competenza trasversale che lo vede operare come necroforo, tanatoesteta e figura abilitata alla trattazione degli affari. Coniugando rigore operativo, abilità tecnica nella cura della salma e gestione delle dinamiche relazionali, Federico opera nella quotidianità del lutto con concreta consapevolezza e professionalità.
“Il realismo senza filtri”
Come mai ti sei avvicinato a questo settore?
“È nato tutto per caso. Provenivo da un ambito completamente diverso e, a dire la verità, non ci avevo mai riflettuto prima. Semplicemente mi si è aperta un’opportunità e ho voluto provare. Poco dopo, mi sono semplicemente reso conto di aver trovato la mia strada.”
Oggi si tende a raccontare la morte e il mondo funerario attraverso una lente poetica e, forse, un po’ fantasiosa. Se vista da una prospettiva antropologica, questa narrazione offre spunti di riflessione e di confronto estremamente stimolanti. Ma sul campo la realtà è ben diversa: ci troviamo a contatto con famiglie travolte dal caos, a cui dobbiamo garantire un supporto concreto, consapevole e rigoroso, fatto di competenza normativa e di ascolto attivo per accompagnarle in un momento così delicato. Partendo da questa dicotomia, come vedi la contrapposizione tra la narrazione patinata che oggi viene data al lutto e la concretezza quotidiana del lavoro sul campo?
“Credo che la morte sia semplicemente parte integrante della vita. Perciò non credo in questa narrazione fantasiosamente poetica. Sicuramente c’è un’evoluzione della ritualità ed è importante mostrare ciò che il mondo del lutto può offrire, ma senza dipingerlo come una poesia.”
Consapevolezza lavorativa e distacco professionale
Da quando sono entrata in questo settore mi son sempre sentita dire che è un lavoro come un altro, tu cosa ne pensi?
“Non è un lavoro come un altro, anche se per me è importante affrontarlo come qualsiasi altra professione per poter andare avanti e sopravvivere alla giornata. Lo faccio attraverso il distacco: per vestire un defunto non deve esserci spazio per l’emozione, ma solo per un profondo rispetto. Non creo mai un legame personale, la chiave di tutto sta nella piena consapevolezza del proprio compito.”
Da parte degli operatori e degli imprenditori pensi ci sia consapevolezza su ciò che è il nostro operato?
“Secondo me manca totalmente. Per noi operatori la consapevolezza arriva soprattutto da chi ci dirige, ma i datori di lavoro spesso non ne hanno una reale percezione. L’hanno catalogato oggettivamente come un lavoro qualunque, riducendolo a una operazione economica dove l’unico vero obiettivo è il guadagno, ovviamente ci sono sempre le eccezioni.”
In questo momento cosa per te può fare la differenza per una crescita di consapevolezza negli operatori e, di conseguenza, per la crescita della qualità del servizio?
“Probabilmente bisognerebbe costruire una visione del tutto nuova, azzerare il passato e ricominciare da capo.”
La formazione
La formazione nel nostro settore è fondamentale: vorrei la tua opinione in merito, anche sulla base della tua esperienza formativa in tema di tanatoprassi e tanatoestetica…
“Io mi discosto un po’ da questi parametri formativi tradizionali. Lavoro in un’azienda con un volume annuo di servizi elevatissimo, quindi ciò che ho imparato sul campo superava già di gran lunga la formazione obbligatoria che ho fatto in seguito, quasi un anno e mezzo dopo aver iniziato a lavorare. Avendo visto così tante situazioni e avendo potuto imparare dai colleghi più anziani, onestamente al corso non ho trovato nulla di nuovo. La mia è stata una formazione sul campo, diretta. La vera crescita è avvenuta totalmente attraverso la pratica quotidiana e l’affiancamento sul campo, ben prima di qualsiasi aula di formazione.”
Metodo personale e social media nel settore
Tutti noi, operatori del settore, abbiamo sviluppato un “metodo personale” per poter convivere con il dolore altrui, l’idea della morte e la sua influenza nella nostra sfera privata. Parlaci del tuo metodo.
“Il mio metodo è il distacco totale. Non creo alcun legame emotivo con la salma o con la situazione. Entro, svolgo il mio lavoro con un rispetto assoluto, ma lascio ogni emozione rigorosamente fuori, ed è l’unico modo per gestire la quotidianità.”
I social media sono diventati uno strumento molto utilizzato anche nel nostro settore. Secondo te come influiscono sulla percezione esterna di questo settore e ritieni che se ne faccia uso corretto?
“Ti risponderei allargando un po’ lo sguardo. I social dovrebbero servire a far comprendere alle persone quanto il nostro mondo sia cambiato, quanto sia complesso e quante opzioni esistano oggi nell’organizzazione di un funerale. Credo siano fondamentali per raccontare il settore in modo oggettivo e pulito, eliminando la “fuffa” o i contenuti travisabili. Purtroppo, però, a oggi non si riesce ancora a fare un’informazione del tutto lineare.”
Valore del lavoro
Cosa per te è necessario per poter fare bene un lavoro come il tuo?
“Per farlo bene bisogna prima di tutto amarlo e comprenderne a fondo l’importanza. Noi che ci occupiamo di tanatoestetica e tanatoprassi diamo alla famiglia l’ultima visione del loro caro: il ricordo dell’ultimo saluto sarà fortemente condizionato dal nostro lavoro. È una responsabilità enorme, che va gestita con totale consapevolezza e un rispetto smisurato.”
Potresti raccontarmi qualche aneddoto sul tuo lavoro quotidiano?
“Preferisco non raccontare nulla. Credo che ciò che accade all’interno del nostro ambito debba rimanere lì, parlarne con leggerezza o magari con ironia lo ritengo inappropriato.”
La morte e l’impatto sulla quotidianità
Che rapporto hai con la morte in questa fase della tua vita?
“Sinceramente non saprei definirlo: la vedo tutti i giorni e non mi sono mai fermato a rifletterci davvero. Quello che posso dire, è che fa parte del ciclo della vita. Ho visto neonati, feti, bambini, adulti, anziani, e diverse, tipologie di decesso, alcune per me comprensibili, altre un po’ meno. La vita è un grande dono, ma è anche vero che la concretezza porta a dire che oggi ci sei e domani non si sa.
Non ci penso più di tanto perché, se dovesse accadere all’improvviso, probabilmente non me ne accorgerei nemmeno. Ma se venissi colpito da una malattia e avessi coscienza della mia morte, sarei in un grande conflitto con me stesso: da un lato vorrei accanto le persone che amo, dall’altro non vorrei mai vederle soffrire per causa mia. Quindi, non ho un vero pensiero filosofico strutturato. Tendo a dare la morte per scontata, forse perché ormai è diventata la mia normalità, privata di riflessioni personali.”
Questo lavoro che impatto ha avuto su di te, ti senti cambiato?
“In realtà credo nessun impatto particolare. Ma qualche volta, osservando il comportamento di alcuni parenti di fronte ai defunti, mi ritrovo a riflettere sulla mancanza di rispetto che emerge in certe situazioni e sulla superficialità di certi rapporti umani. E, per quanto mi riguarda, queste sono cose davvero preoccupanti.”
La voce dell’operatore funebre: riepilogando…
L’intervista a Federico Cassanelli ci consegna un ritratto nitido e privo di edulcorazioni: la morte non come poesia, ma come evento della vita da affrontare con competenza, rigore e il giusto distacco professionale. È proprio in questa visione asciutta, orientata alla concretezza del fare e al profondo rispetto per chi resta, che forse risiede la vera essenza dell’operatore funebre oggi. Una testimonianza che invita l’intero settore a fare i conti con la realtà.
Giorgia Atzeni







































